lunedì 18 settembre 2017

Il fondo (turisti #4)

Quando pensi di averle viste tutte ti arriva uno alle 8.10 della mattina e ti chiede un bombolone, e lo ripete due volte, e invece vuole un leccalecca.

mercoledì 13 settembre 2017

Saluti

Non so se chi ha scelto di vivere con lavori stagionali e magari si sposta qua e là per l'Italia vive diversamente questo momento.
Io mi sento strana forte. Manca ancora un po' alla fine del mio lavoro ma già penso ai saluti. Penso che persone che ho visto tutti i giorni per oltre quattro mesi, con cui ho scambiato battute, sorrisi e piccoli sfoghi sul caldo e la gente rompiballe, forse non le vedrò più.
Ho già salutato (senza salutarli per altro perché non ero in turno) due dei miei preferiti. Uno di loro sperava di stabilirsi in pianta stabile all'estero. Beati i giovani, senza pensieri e con tante energie!

Forse sto solo convogliando nei saluti ai ragazzi tutta la nostalgia che proverò per questo lavoro che, nonostante la fatica, il nervoso, il caldo, mi è piaciuto e rifarei. Forse il saluto più impegnativo sarà proprio quello.

mercoledì 6 settembre 2017

Turisti #3 (premio padre dell'anno)

Anche se manca ancora parecchio alla fine del mio lavoro, credo di poter stilare una classifica definitiva sui migliori padri che mi sono sfilati davanti questa strana estate.

Premesso che dove lavoro è il tipico posto per famiglie, devo dire ne ho viste veramente di ogni. E soprattutto ho riso sotto ai baffi di fronte ai nonni costretti a sopportare questi piccole pesti anche in ferie. E mi sono intristita vedendo invece tanti, troppi, genitori che potevano godersi i figli solo in ferie, lontani dai ritmi del lavoro, e invece si capiva benissimo che non li sopportavano e non vedevano l'ora di sbolognarli al mini club. Li capisco, hanno partorito dei piccoli discendenti di Satana. Ma cavolo, allora perché far figli se vuoi smollarli sempre ad altri??

Ma bando alle ciance, ecco il meraviglioso podio dell'ambito premio "padre dell'anno".

- Medaglia di bronzo e menzione speciale nella categoria "autostima" per il padre di un bimbo piccino piccino che, rimasto incantato dai colori e dalle tante cose intorno a me, non mi ha risposto quando, in un raro impeto di tenerezza, gli ho fatto ciaociao con la mano. Il padre l'ha incitato a rispondere ma niente. Ed ecco il commento del fiero padre: "non lo fai ciaociao alla signora? Non fa più neanche ciaociao adesso. Non sa fare niente...". Credo che molte scimmie ammaestrate siano trattate con più dignità.

- Secondo posto e un plauso all'ingegno al padre che per rinfrescare il proprio piccoletto dalla grande calura del mezzogiorno l'ha letteralmente lavato con il ghiaccio mezzo sciolto del mojito che stava bevendo.

- Il tizio vincitore di questa classifica è stato coprotagonista di una scena apocalittica che è stata sulla bocca dello staff per molti e molti giorni. Io mi sono vista arrivare questo fenomeno con un bimbetto di 7/8 anni in braccio, apparentemente in preda ad un capriccio. Parlano in ostrogoto (o olandese, che è la stessa cosa) e non capisco. Il bimbetto piange e il padre gli mostra il panino con la cotoletta sul menù al bancone dietro il quale lavoro io. Tempo un secondo e, grazie a un santo a cui non credo ma che mi ha protetta lo stesso, il piccolo SI GIRA e vomita tutto quello che aveva mangiato dal pranzo fino alla sua prima poppata, a giudicare dal quantitativo. Io sono rimasta talmente shockata che non ho reagito e ho continuato come niente fosse a vendere roba ai clienti, che non riuscivano ad aspettare quei cinque minuti che servivano per ripulire il disastro. Hanno scavalcato (i più svegli, gli altri hanno attraversato... E qui lasciamo cadere la faccenda) la pozza e via. Non avevo ancora realizzato quanto fosse stato coglione il padre che voleva comprare la cotoletta al bambino con la congestione che me lo vedo arrivare, appena posato a terra il figlio ancora stravolto e piangente, a comprare le sigarette!  E qui mi vengono in mente quelle immaginette simpatiche sulle scatole delle sigarette e nello specifico questa.


Fosse vero!

lunedì 28 agosto 2017

Carriera

 
Sentendomi assolutamente un outsider dell'ambiente in cui lavoro e trovando motivazione praticamente solo nello stipendio, devo ammettere che non mi sono aperta mai granché, nè coi colleghi, nè con i clienti.
Vedo la mia collega che stringe un rapporto diverso con quest'ultimi. "Salve, quanto rimanete? Siete stati bene? Prendete in gelato, beati voi, io sono intollerante al lattosio". Ben diverso dal mio "buongiorno, fanno 4 €, grazie arrivederci".

Rare le volte in cui mi sono spinta oltre, al  sorriso di circostanza e alla battuta "tanto per". Al di là della soddisfazione personale di riuscire a far battute ironiche anche in lingua straniera, dopo aver dovuto grattare via tanta ruggine dai miei studi linguistici.

Capita l'altro giorno un tipo a cui ho venduto una quantità tendente all'infinito di birre medie. Tipo assolutamente stravagante a cui l'alcol ha fatto sciogliere la lingua. Ad un certo punto annuncia che mi lascerà stare perché il mio lavoro non è ascoltare le storie della gente. Mi punge nel vivo e allora rispondo che invece lo è, anche se per vivere vendo caffè. Ride, mi dice di non scherzare, e alla fine scopriamo di essere colleghi, e che lui per mangiare lava le scale dei condomini. È finito peggio di me, penso. Facciamo dell'ironia sull'aver investito così bene gli anni di studio, e che forse se mi metto a pensare gli vado a far compagnia a bere birre una dietro l'altra.

Lo guardo mentre se ne va e penso: "questo è proprio fuori di testa, ma non sarà stato invece dalla parte dei pazienti, di quelli matti per davvero e se lo è inventato di essere un collega?". E mi rispondo che se davvero dagli studi universitari ci ha provato ma ha dovuto cedere e trovarsi un lavoro abbandonando tutti i suoi sogni merita rispetto anche se è un po' fuori dalle righe.


mercoledì 23 agosto 2017

Sembrava finita, sembrava!

Non credevo, ma sono passata semi indenne non solo dal Ferragosto, temutissima data della stagione turistica estiva, ma anche dal dritto di due settimane senza riposo.
Ho festeggiato il mio primo giorno libero da tempo immemore svegliandomi presto (stramaledetto ritmo biologico) e stando a rigirarmi nel letto, aggrovigliando metaforicamente le palle che mi son venute a sopportar la gente, con le occhiaie, causate dalle poche ore di sonno di questi mesi.

Credevo che passata la settimana di fuoco, il tempo sarebbe scorso veloce fino a fine stagione, e quindi a fine lavoro. Credevo... perché ogni giornata sembra eterna e chi fa da anni questo tipo di lavoro, mi ha confermato che da adesso in poi tutto scorrerà più lento e non sembrerà arrivare alla fine.

Bene, quindi posso rimandare la dolorosa domanda: e poi, senza lavoro, che faccio?!?

lunedì 7 agosto 2017

Turisti #2

A voi che mi avete chiesto:
- un Culone invece che un cucciolone
- un Pierino invece che una Peroni (italianissimi, fra l'altro)
- una pisciata invece che una pizzetta

E a voi che vi ostinate a cacare in posti in cui abitualmente si nuota o si mangia...

A voi tutti devo dire grazie per aver reso meno difficile aver gettato nel cesso (posto da voi assai poco frequentato) 10 anni di formazione e una professione tanto sudata.

sabato 29 luglio 2017

Coincidenze

Considerato l'andamento della mia esistenza, io NON CREDO che il fatto che io stia lavorando per la prima volta come stagionale 9 ore al giorno dentro una stanza in cui si rasenta la temperatura del centro della terra e il fatto che questa sia l'estate più calda degli ultimi anni non siano una coincidenza.

martedì 18 luglio 2017

L'odore

Ce l'ho fatta, con un mese di ritardo, a riscuotere l'ultimo lavoro dei miei ex datori. Tra le mille scuse
assurde, alla fine mi sono beccata pure un cazziatone perché io, laureata e psicologa abilitata, durante l'anno non ho chiesto consulenze educative al vecchio quasi ottantenne che spadroneggia là dentro, chiamandosi volontario, a 300/400 € di rimborsi alla volta.

Sono felice di una cosa. Quando sono andata a colloquio non mi sono deodorata. Così a fare schifo non erano solo loro.

mercoledì 28 giugno 2017

Turisti #1

Ridendo e scherzando è oltre un mese che ho iniziato il nuovo lavoro.
Più che ridendo e scherzando direi piangendo e sudando, perché l'inizio non è stato dei migliori e le temperature, beh, le sentirete anche voi.
Questo lavoro è il più diverso rispetto a quelli svolti fino ad adesso, anche se ho dovuto far comunque funzionare le mie competenze da psicologa perché sì, i malati psichiatrici sono difficili da trattare, ma i turisti all'ora del pranzo che non sanno decidere se il panino o la piadina, quelli sì che sono imperscrutabili!

Ho imparato veramente tante, tantissime cose.
Ecco dunque le nozioni fondamentali  da sapere se si lavora in un villaggio turistico, zona bar (se non sei una barista).
- chiedere ad un tedesco se la birra la vuole piccola credo che corrisponda ad una bestemmia pronunciata in Vaticano. Dopo i primi sguardi atterriti e sdegnati, ho iniziato a chiedere "birra grande, vero?"
- la metà delle persone che ordina un caffè lo ordina strano e, anche se ho imparato a fingere di sapere di cosa stanno parlando, rimango sempre stanita
- gli effetti dell'assunzione di alcol in gravidanza si vedono. Se vedi bere come spugne delle giovani madri stai pur certo che la loro prole combinerà qualcosa di anomalo, tipo mangiarsi di testa sull'unico palo della piazza. Il che comprova che non bisogna bere col pancione, 'che i bimbi escono difettati.
- dimmi come ordini e ti dirò da dove vieni. I tedeschi: Uno di questo, due di questo, uno di quest'altro. È tutto, grazie. Gli italiani: Me dai... Ma che ne so, famo due birre, grandi, anzi no piccole, anzi due Fanta, ahò ma tu che voi? Un'altra birra? E nonna che prende? Vabbè, famo cinque amari e non ce pensiamo più.
- i popoli nordici vengono colti dalla sindrome di Stendhal davanti al menù dei gelati confezionati. Passano minuti e minuti (e la coda cresce... E sbuffa...) a scegliere un banale gelato. Anche la suddetta velocità tedesca va a farsi benedire. Mi sono informata e fonti certe mi dicono che i gelati al nord sono meno vari e più costosi. Ciò continua a non spiegare perché dopo due settimane di soggiorno giardino quei cartelloni come se fosse la.prima volta.
- è un'usanza più comune di quanto si creda fare la cacca in piscina. Siamo già a quota 5. Ci auguriamo tutti siano bambini, certo è che non lo trovo normale. Ormai è diventato un tormentone: "allora, oggi il bambino ha fatto il suo dovere?". Io comunque guardo questa gente e non capisco. Ma pagate veramente 2000€  per stare a mollo una settimana in un pozzo di merda?! Con il mare a due passi?! Mah.

sabato 10 giugno 2017

La nonnina malata

Allora, io da ragazzina sono sempre stata una studentessa secchioncella e non ho mai dovuto sfoderare qualche penosa scusa per giustificare una mia mancanza nello studio. Ma so che una che andava per la maggiore era la nonnina ammalata. Ricordo che un comico, non ricordo più se Panariello o Brignano, fece della faccenda uno sketch di un suo spettacolo, con questi nonni che morivano e resuscitavano per l'interrogazione successiva.

Mi aveva fatto molto ridere.


Mi fa un po' meno ridere adesso che, per non pagarmi un lavoro iniziato mesi fa e chiuso giorni e giorni addietro, i miei ex datori stanno trovando la stessa scusa.

martedì 6 giugno 2017

Perdersi, ma ritrovarsi

Insomma, inutile dire che ci avevo sperato, anzi ero CONVINTA che pur restando una diversamente occupata, dare una svolta così grossa alla mia vita lavorativa non poteva che portare cose buone. Io sono sempre stata a favore delle svolte, anche se difficili, perché tante volte mi sono trovata a sguazzare in dei pantani che si rivelavano poi sabbie mobili, in grado di portarti sempre più in giù, nonostante la fatica immensa per risalire.

Sono bastati dieci giorni per ritrovare me stessa e  "quel vago senso di averlo preso in culo" (cit. Daniele Silvestri).

Ah, che sensazione familiare.

martedì 23 maggio 2017

Ricominciamo...


Inutile forse precisarlo: il precariato ammazza l'entusiasmo. Anche delle piccole cose. Quando hai troppi lavori da fare per portare a casa due soldini non hai né il tempo né le energie di dedicarti ad "altro". Quando il lavoro, nemmeno precario, non ce l'hai, hai l'umore talmente a terra da non aver voglia di "altro".

Un "altro" che era sparito dalla mia vita era la lettura. Ora, ad un passo da un nuovo inizio lavorativo, ho ripreso in mano un romanzo che avevo già abbandonato due volte.

E non perché non mi piacesse, ma per i motivi di cui sopra. In un paio di orette in spiaggia ho fatto fuori un quarto di pagine. E, copiando la mia ami-blogger Federica, per segnare la pagina ho usato uno scontrino importante: quello del mio gelataio preferito da quando ero bambina! Per me diventa estate solo quando mangio il suo gelato.

lunedì 15 maggio 2017

Eh?

Di fronte a questa pagina bianca di oggi mi sento un po' come ad un colloquio di lavoro, dove sai che non sta bene parlare male degli ex datori di lavoro, ma poi ti scappa detto qualcosa.

Anche se qui ho un nick name e pochi dettagli riconoscibili, nonché un'alta improbabilità che qualcuno della vita reale e sopratutto del lavoro fasullo avuto finora mi rintracci.

Ma il web è un mondo strano e qualche esitazione ce l'ho. Oggi però è un giorno storico, da imprimere nero su bianco. Mi hanno finalmente ultimato i pagamenti dell'ultimo progetto fatto. Nel senso che l'ho fatto io e riscuotono anche gli altri, as usual. Si vestono da compagno comunisti e poi fanno così. Boh, io la "condivisione"  comunista l'avevo capita diversamente.

Comunque, nello stesso istante in cui guardavo l'estratto conto e realizzavo che stavo chiudendo quel capitolo di sfruttamento assoluto, mi arrivava la mail della mia ex capa che mi chiedeva disponibilità VOLONTARIA per un evento da realizzare.


Ora, secondo voi, quanto grande glielo devo scrivere PUPPA* per rendere al meglio l'idea?!?!


*Espressione colorita del vernacolo livornese che, come il forse più conosciuto dé, esprime molti significati oserei dire intraducibili in italiano. Ai link, due esempi:  
http://www.vernacoliere.com/nina-puppa/
http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Eh%3F

martedì 9 maggio 2017

Prove

Di tante cose abominevoli della diversa occupazione merita una menzione speciale l'arrivare senza alcun tipo di preparazione (perchè le maestre, quelle con la vera occupazione, si aggiornano, ma tu che nella scuola ci sei capitata per sbaglio no) alle prove invalsi.

E apro e chiudo con una sola considerazione: 13 anni di scuola al massimo dei voti, una laurea triennale, una specialistica e tanto studio in più per l'abilitazione alla professione non servono a niente.

Io le prove invalsi di quinta elementare non le so fare.

giovedì 27 aprile 2017

Il 25 aprile del sig. G

Io sono sempre stata una di quelle che al 25 aprile ci credeva. Cioè, per me certi valori si ricordano ogni giorno, con quello che fai nel tuo piccolo, ma una ricorrenza così importante l'ho sempre percepita come necessaria.

Da qualche anno questo sentimento in me è fortemente scemato. Sopraffatto dalle frasi di Pertini e dai video di Bella ciao pubblicati sui social solo per ottenere like da personaggi di dubbia morale che conosco purtroppo al di là dei social e che so benissimo quanto si gongolino nel chiamarsi compagni e cambiare sponda politica ad ogni piè sospinto. Sopratutto verso sponde che di compagni non ne hanno visto mezzo.

Mi fanno venire in mente certi altri personaggi che ai concerti al minimo cenno di canzone "comunista" (Cohiba in primis) fanno pugno sì, ma con la mano sbagliata.

Sarò fatta male io ma questa mancanza di coerenza mi fa accapponare la pelle. Soprattutto quando attraverso di essa si offendono persone che hanno dato la vita per restituirCI la libertà, anche a noi che non ci eravamo. Che non eravamo ancora nati.

Io ormai mi chino e mi stringo nelle spalle. La mia generazione ha perso.

Ma non vedo più nessuno che s'incazza
fra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito
per il nostro bene
sembra proprio destinato
a diventare un buffone.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.

La mia generazione ha visto
le strade, le piazze gremite
di gente appassionata
sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso
la mia generazione ha perso
.


mercoledì 19 aprile 2017

Ed è subito mutanda

Ma di che siete fatti voi che scattato il 21 di marzo e uscito il primo tiepido raggio di sole, uscite di casa in short, canotta ed infradito?
Come è possibile che siamo fatto della stessa materia voi in costume sotto il mio stesso cielo che ho ancora la maglia della salute e il maglione?!

Comunque da ieri allerta meteo e temperature a picco.


Ben vi sta.

mercoledì 12 aprile 2017

Vecchio e nuovo

Giornata particolare, quella di ieri.
Lo so da un po' ma per scaramanzia ho fatto l'annuncio solo ai pochi intimi: ho trovato una occupazione un po' meno diversa da quelle alle quali sono abituata. Dopo mesi di stasi, ricerche stressanti e momenti di di-sperazione mi sono ritrovata ad un bivio che addirittura era un trivio. Tre possibilità di lavorare un po' meglio che a 7€ orarie di prestazione occasionale. Alla fine ho scelto quella più duratura e spero più sicura.

Ieri ho avuto la prima riunione ufficiale del personale, ho conosciuto le nuove colleghe e respirato il nuovo tipo di ansia che mi assalirà nei prossimi mesi. Sono curiosa di iniziare e, si dovrebbe essere capito, molto in ansia. È tutto così enormemente diverso da ciò che ho fatto finora. Ma le mie finanze e la mia salute fisica e mentale hanno richiesto a gran voce che appendessi aspirazioni varie al chiodo e, potendo svoltare così tanto, sono veramente felice.

Il pomeriggio invece ho avuto il primo incontro di un progetto che finalmente segnerà la fine dei rapporti con i miei ex datori di sfruttamento lavoro.
Il senso di schifo e soffocamento ha veramente toccato l'apice. Non vedo l'ora di uscirne. E ho voluto comunque prendervi parte perché sono stata io a metterci del mio e mi scocciava che di nuovo i guadagni andassero in altre tasche. Il top è stato quando il vecchio bavoso volontario dal rimborso chilometrico facile mi ha salutato chiedendomi, di fronte al ragazzo di cui mi stavo occupando, se stavo facendo un documento falso, ma per scherzo eh. Questa strabuzzante simpatia mi mancherà.

Comunque il vero segnale della mia svolta è stato un altro. Eternamente in ritardo, sono arrivata ben 20 minuti prima all'appuntamento della mattina. Che sia di buon auspicio per tante novità!


mercoledì 5 aprile 2017

Minacce

Sicuramente l'aria che si respira nel mio (quasi) ex ambiente di sfruttamento lavoro non è la norma ma purtroppo è comunque molto molto comune.
É fin troppo comune veder subire (o rimpiazzare) chi non vuole farsi mettere i piedi in testa e ha comunque sufficiente masochismo nel voler mettere impegno nel lavoro che fa.
Solitamente si preferiscono, in certi ambienti, persone che, come si dice, mettono il carro dove vuole il padrone, senza discutere. Non arricchiscono il lavoro che stanno facendo ma almeno non danno problemi.

La mia "collega" ai doposcuola è un po' un tipo così, ci sa fare coi bimbi ma non brilla di luce propria e soprattutto probabilmente sarebbe portata per altri tipi di impieghi. Ma lì l'hanno messa e lì sta.
Quando mi sono dovuta far sostituire i miei bimbi mi hanno poi chiesto a più riprese di non farla venire più perché coi compiti ci beccava poco. Addirittura è successo che, siccome con le sue classi c'è poca frequenza, i miei datori di sfruttamento lavoro hanno minacciato me di tagliarmi le ore. Vai a capire la logica.

E lì è successo l'inaspettato, ho volto al mio favore quello che di solito mi innervosisce.
Quando non danno retta dico "Se mi fate ancora arrabbiare vi mando la maestra  che non sa le tabelline".

Funziona più del babau.

lunedì 3 aprile 2017

La felicità di chi nemmeno ci ha provato

Ho giusto appena saputo dal mio migliore amico di gossip (facebook) che una mia compagna di università si è sposata. Conviveva da molto ed era fidanzata da una vita. Col suo adesso marito viaggia, condivide passioni e sfizi (fonte: facebook). Non siamo rimaste in rapporti stretti, sebbene ottime compagne di studi, non eravamo confidenti. Le ultime notizie dirette sulla sua carriera post universitaria erano che stava cercando di studiare per l'esame di stato, ennesimo scaglione di difficoltà di una professione che indietro ti da poco.


Poi la gran virata: cercare un lavoro vero, di quelli che hanno malattia, contributi, ferie, stipendi che ti consentono di VIVERE, rompimenti di coglioni sì, ma al giusto tariffario. Addirittura il TEMPO INDETERMINATO.

L'ho vista viaggiare, arredare, comprare (sempre fonte facebook)... Mentre io al momento sto assumendo tre diversi tipi di fermenti intestinali per riuscire a superare le ultime esperienze lavorative, in cui ho provato a costruirmi una "carriera" nel "sociale", visto che questa era la mia ambizione lavorativa. E invece ho trovato solo il modo di farmi sfruttare in una falsa occupazione.


La domanda sorge spontanea. Ma chi cazzo me l'ha fatto fare???


mercoledì 29 marzo 2017

127 ore

Se dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere il film "127 ore", direi che è IPNOTICO. Sì, perché giuro che io ero fermamente convinta di non volerlo vedere.
Stavo solo facendo zapping in attesa del sonno, mi ci sono imbattuta e ho pensato solo "Ah. Questo deve essere il film ispirato a quell' escursionista che per salvarsi dal canyon dove era caduto si tagliò il braccio da sé". Punto. Non so neanche più da quanto non vedo un film se si escludono quelli di Star Trek. Ormai ho consacrato la mia vita a un numero ristretto e ben selezionato di serie tv.

Ma tu guarda se dovevo riprendere stanotte. Dal pensiero "ok, ora cambio canale", ad "altri cinque minuti" e infine "tanto non ho neanche sonno..." Il passo è stato breve.
Bello, bellissimo. Consiglio vivamente. Un filino ansiogeno magari. Giusto quel che che mi ha fatto terminare il cambio armadio alle 2 di notte per smaltire l'angoscia.


ps. Il mio non è un blog di recensioni. Questo post l'ho scritto per me stessa per ricordarmi di non fare 'ste robe la notte prima dell'unico giorno a settimana in cui lavoro. Brava, dieci più.

martedì 21 marzo 2017

Motivazioni

Sui libri di testo che ho tanto studiato per laurearmi (che orrore!), ho letto che sono stati condotti diversi studi che dimostravANO che la motivazione al lavoro non è fatta per prima cosa dal compenso economico, bensì dalla soddisfazione che vi si ricava.

Credo che nell'epoca della diversa-occupazione questi studi debbano essere rivisti. I parametri sono proprio ribaltati. La diversa-occupazione è fatta solitamente di poche ore di lavoro, retribuite pochissimo, a fronte di tante e tante ore di lavoro obbligatorio ma non pagato. Il tutto condito dal fatto che molto spesso si richiede una professionalità che è solo sfruttata e mai riconosciuta.

Il mio percorso lavorativo è costellato di queste simpatiche esperienze. La più simpaticissima di tuttissime è stata quella in cui sono stata messa alla porta da un giorno per il giorno dopo  perché avevo osato chiedere almeno un minimo compenso da tariffario (sai com'è... laurea, tirocinio, abilitazione, esperienza...). Per un lavoro in cui ero stata poi sotto il comando di uno con la terza media che pretendeva di saperne più di me, dall'alto del suo contratto full time a tempo indeterminato.

L'ultima invece è il lavoretto di doposcuola coi bambini. Per l'esorbitante cifra di 7€ all'ora, mi squilla spesso il telefono per presentarmi un nuovo bambino, il caso difficile di turno, sbolognato da scuola e famiglia. "Siccome sei psicologa...". Psicologa la minchia, scusa.

Mi ritrovo a fare la maestra, la psicologa, l'educatrice e a distribuire abbracci materni, con un ritorno pari a zero. Perché due ore alla settimana sono molto meno della proverbiale goccia nel mare, e soprattutto perché una donna delle pulizie al nero prende sicuramente più di me.

Cacciate i soldi, e il mondo salvatelo da soli.


In culo a tutti gli scienziati che indagano la motivazione al lavoro.


martedì 14 marzo 2017

Visita al Manicomio

La chiusura dei manicomi sarebbe dovuto essere un importante passo sociale, se non fosse stato che non è corrisposta un'azione di vera integrazione dei matti. Tuttora reputo che sia una pagina nera della nostra società. Lo dico con una piccola cognizione di causa, visto che il lavoro per cui ho studiato riguarda proprio la salute mentale e, per quanto poco abbia avuto l'opportunità di "esercitare", ho ben presente quanto ancora ci sarebbe davvero da fare. Per intendersi: ho visto far cose dai servizi sociali che se matto non ci sei, ci diventi.

A testimonianza dell'opera incompiuta ci sono i manicomi abbandonati. Edifici giganteschi (ospitavano centinaia di persone) lasciati a franare, senza prevederne un recupero storico per non perderne la memoria o quanto meno un recupero funzionale, per dar loro una nuova vita.

Abitando abbastanza vicino a Volterra, ho voluto visitare ciò che rimane del manicomio di San Girolamo. La visita è stata parziale perché mi sono trovata davanti uno spazio veramente immenso e i tempi in quel giorno erano stretti. Gli stanzoni immensi, tutti uguali, le finestre grandi, ma sbarrate, i corridoi lunghi e sempre identici agli altri ti danno una sensazione di estraniamento molto forte. Non è difficile immaginarsi quanto dolore fosse raccolto in quelle pareti spesse.

Non è un'esperienza piacevole, roba da dire "oggi esco e vado a vedere un bel posto", ma forse è un'esperienza che vale la pena fare, per capire.

Ovviamente c'è un però.
LA GENTE.
Boia, se si starebbe meglio al mondo senza la gente.

Tutto sembra essere stato manomesso in un qualche modo, e questo è un vero peccato. Da una parte i writers che hanno talvolta solo insozzato con scritte inutili le pareti dei padiglioni. A volte hanno anche provato a colorare con graffiti artistici ma no, io non ce la vedo l'arte, perché lo scopo di colorare quello che una volta era stato un mondo di dolore in bianco e nero lo vedo finto, una scusante solo per trovare una parete da colorare. Perché quel posto ormai non è più ciò che era quando c'era bisogno di colore e secondo me c'è bisogno di ricordare solo cosa è stato, così come era.
E poi i fotografi, una piaga immensa. Lo dico a malincuore perché io sono appassionata di fotografia. Ma i fissati, quelli alla ricerca dello scatto ad effetto non li tollero. Tralasciando che i gruppi che abbiamo trovato urlavano come se fossimo al mercato... Hanno messo mano a tutto. Manichini buttati ovunque, giacche, sedie, fogli e giornali portati da casa per fare chissà quale foto artistica e lasciati là a far spazzatura.

Ho trovato giornali del 1990, miei cari fotografi IGNORANTI informatevi bene che Basaglia aveva già dato da un pezzo e non siete credibili. E poi... chi è un artista vero immortala l'essenza di ciò che è, lasciandolo incontaminato.

mercoledì 8 marzo 2017

Diversa-occupazione: le soddisfazioni # 2

Come dicevo, tre volte a settimana affronto piccole pesti ignoranti nella speranza di insegnare loro qualcosa. E, come dicevo, in realtà io avrei un'attività mia, in cui non ho mai creduto molto e sul quale ho investito giusto in pubblicità online. Quindi di fatto ho un sito mio serio.

'Sti malefici ragazzini di oggi sono nati con il telefono in mano, non lo mollano mai, hanno google a disposizione H24 e ci ricercano ogni tipo di nefandezza.

Per esempio....

"Ehi guardate, se cerco su Google esce la faccia della maestra Icaro!"

Apposto.

Risultati immagini per google

domenica 5 marzo 2017

Memoria




La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.
Franco Basaglia



Si parla spesso di solitudine, fuori, perché si conosce solo un nostro tipo di solitudine.
Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio.
In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiescenza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina, che sta più su.
Una solitudine da malati, da colpevoli.
E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perché loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo vero modo di vivere.
Alda Merini




Le finestre dovranno avere una protezione adeguata. Si raccomanda di mascherare le inferriate artisticamente per evitare al malato l’impressione di essere in un carcere.  (da un bando per la costruzione di un Ospedale psichiatrico) 



Ho visto un uomo matto
è impressionante come possa fare effetto
un uomo solo abbandonato dimenticato
dietro le sbarre sempre chiuse di un cancello.
Giorgio Gaber











giovedì 2 marzo 2017

Svu addicted


Prima avevo un lavoro, un fidanzato, degli amici, una vita.

Poi ho scoperto Top Crime e Law and Order Special Victims Unit.

lunedì 27 febbraio 2017

Potenzialità

Li lasci, 20 anni fa, che bazzicano quelli di classe tua, quelli fighi, quelli che si fanno notare, quelli che hanno consenso.
Quelli che ti prendono in giro perché sei la secchiona sfigata che studia. Saranno anche acclamati dalle folle per le loro bravate, ma tu li classifichi imbecilli e non vedi l'ora di non doverci avere più a che fare.




Te li ritrovi alla ribalta delle cronache nazionali perché hanno rinchiuso due rom nel cassone dei rifiuti e, sentendo di fare una cosa figa, hanno pubblicato il video su facebook.


Lo vedi: come crescono bene quando ci sono le potenzialità!!!

martedì 21 febbraio 2017

Porte


Ho chiuso troppe porte con le mie braccia corte,
le avevo chiuse tutte e invece adesso sono aperte.



Questa frase, questa foto e forse questo posto, riassumono perfettamente la centrifuga di eventi degli ultimi giorni. La conclusione sembra aver preso la migliore piega possibile e adesso è tutto un attendere il divenire.
Sono contenta? Sì. E forse dopo tutto questo tempo vedo la SPERANZA.

(per chi non riconosce il luogo... ci saranno a breve un paio di post!)

lunedì 13 febbraio 2017

La società

Risultati immagini per cesso 
Ma che razza di società è quella in cui trovi wifi gratuiti anche dal verduraio sotto casa e non riesci ad entrare in un cesso pubblico se non pagando o elemosinando una chiave inspiegabilmente evaporata nelle tasche di quello che ci è andato prima di te?!

martedì 7 febbraio 2017

Datemi una zappa

Stamani ho fatto una selezione per un lavoro di merda (andata male, non illudiamoci) per una grande grande azienda italiana molto conosciuta. Per capirsi quella che porta un mese dopo la posta che aspetti con urgenza.
Alle 8.30 gli impiegati erano già tutti in pausa colazione, verso le macchinette c'era un via vai che nemmeno il lungomare di Rimini ad agosto e dopo la colazione è seguita una mezzora di lite con offese multiple e profondo sfanculamento.

Ah, il posto fisso, che gran cosa.

sabato 4 febbraio 2017

Diversa-occupazione: le soddisfazioni # 1

Non sono proprio proprio disoccupata. Lavoro ben 6 ore a settimana per cercare di insegnare qualcosa a delle capre ignoranti e saccenti.
Gratificazioni lavorative come se piovesse.

"Maestra, devo fare cinque frasi nominali e cinque VERTEBRALI".
Silenzio imbarazzato. Forse si accorge. Ancora silenzio.
"Come le devi fare le frasi?"
"Nominali e vertebrali".
(contofinoamille...contofinoamille...stiamocalmisonbambini)
"S., tesoro, si dice verbali, non vertebrali, viene da verbo".
S. con fare sdegnato dal MIO errore: "No, è vertebrali, ce lo ha dettato la maestra".

...

No Maria, io esco.

mercoledì 25 gennaio 2017

Geocaching

Cosa è il geocaching? Dal sito ufficiale lo definiscono la caccia al tesoro più grande del mondo. E in effetti altro non è che la versione evoluta e social del gioco che facevamo da piccoli.
Io l'ho scoperto ormai da un po' e lo trovo fortissimo. Peccato che, a meno che non esca di proposito per cercare una cache, il mio incipiente Alzheimer mi fa scordare di giocare quando esco semplicemente per fare un giro.

In pratica funziona così: praticamente in ogni dove sono nascoste queste cache, piccole scatoline o, ho scoperto di recente, delle Letter Box, contenti alcuni aggeggini lasciati da chi ha trovato la cache e il logbook, dove segnalare il vostro ritrovamento con un simpatico messaggio (il logbook è anche online, sennò dove sta il lato social?).
Come trovare una cache? Con il vostro Smartphone vi scaricate l'omonima app (ovviamente se come me siete un fortunato possessore di un telefono con Windows Phone scordatevi quella ufficiale) e sulla mappa potete visualizzare quelle nei dintorni e non solo!
Spesso le cache si trovano in luoghi d'interesse e sulla app trovate un sacco di informazioni curiose, foto e piccoli indizi per la vostra caccia al tesoro.
Ho poi scoperto che ci sono altre attività collaterali come lo spostamento del travel bug o una serie di modi di dire e abbreviazioni tutte particolari. Un mondo a parte direi!

Non c'è altro che dire "buona caccia", anche a me, quando me ne ricordo!

mercoledì 18 gennaio 2017

Le caramelle di genziana

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Con l’età che avanza, sono diventata una impressionante consumatrice di tisane: rilassanti, depurative, digestive… e da brava abitante del paesello ogni qualvolta vado a fare spese in città ne cerco di nuove e sfiziose. Oggi ne ho trovata una alla genziana. Pregustando la novità, cercavo di ritrovare in me il sapore della genziana. Non me lo ricordo bene, ma lo conoscevo perché mi piacevano le caramelle di zucchero che trovavo anni fa in montagna, quando andavo coi miei.

Ho riflettuto sul fatto che invece le ultime volte che sono andata quelle caramelle un po’ vecchio stile non le ho trovate più. Ho pensato ai tanti sapori che forse non esistono più, a quei gusti che in un qualche modo facevano parte dei miei viaggi. In realtà ho uno scaffale pieno di marmellate dell’Abetone (le meraviglie dell’acquisto online!) che hanno ancora l’etichetta precisa precisa di quando ero bimba. Per non parlare del gusto! Torno bambina in un frutto di bosco.

Però poi mi sono tornate in mente le caramelle alla genziana che alla fine non me le ricordo mica bene e ho pensato che quando si perde la memoria di un qualcosa che ha fatto parte dei bei momenti del passato la nostra vita diventa un po’ più vuota. E triste.

domenica 15 gennaio 2017

Senza pigiama


Risultati immagini per pigiama
S. è mia amica da un numero imbarazzante di anni che è meglio non contare per evitare di sentirne tutto il peso sulle spalle.  S. è anche una persona estremamente fragile e per questo ha costruito dei problemi davvero grandi laddove un paio di vaffanculo ben assestati avrebbero chiuso ogni questione. Alla faccia di ogni psicopatologia.

Non sono sempre riuscita a star vicina a S. Non è affatto facile quando ti invischia nella sua vita. A ogni allontanamento sono sempre tornata io da lei, perché le ho sempre voluto bene e so che per lei lo stesso. Forse è la persona che ho sentito vicina in tanti momenti come la persona più simile a una sorella.  

Ecco. Tempo una settimana di riavvicinamento, con le distanze praticamente annullate, mi ha procurato un colloquio di lavoro. Devo dire che nell’obiettività è molto improbabile essere assunta, in primis perché il posto ce l’ha già un’altra persona (God bless il periodo di prova!).

E nulla, domani mi tocca togliere il pigiama.

 

martedì 10 gennaio 2017

2017: ti conosco appena e già ti odio

Oggi la mia pagina di diario non sarà semiseria. Sarà triste.
Quando hai 34 anni e perdi il tuo lavoro (che non era neanche un lavoro degno di questo nome) perché hai deciso di non farti sfruttare, nello stesso istante molli le speranze e i sogni. Perché sai dove abiti e sai come funziona il mercato del lavoro. E infatti di meglio non avevi trovato già a suo tempo.
Butti giù ogni giorno il boccone amaro della falsa speranza perché non sei sola e accanto hai una persona con cui costruire il Futuro.

Oggi il boccone è stato più amaro. La delusione dopo una abbagliante illusione.
Un boccone atroce. Come faccio a buttarlo giù?

giovedì 5 gennaio 2017

Buoni propositi dell'anno nuovo

Caro 2017, se mi permetti, per come è andato il tuo predecessore, dovresti essere tu a fare dei buoni propositi nei miei confronti. Mica per altro, è che il 2016 mi ha scientificamente dimostrato la popolare correlazione tra il bisesto e il funesto.
Caro 2017, mica mi vorrai far iniziare a credere che il 17 porta merda per davvero?!
Ora, sempre se mi permetti, vorrei darti dei piccoli suggerimenti. Giusto per non sbagliare.
1 - Ora, non dico di farmi trovare un lavoro vero, sia mai (anche perché sennò mi va a monte il titolo e l'idea del blog!). Però puoi fare in modo che quelle 12 lire che guadagnerò non li spenda tutti in farmacia e dai dottori? No, perché mia nonna di 90 anni suonati sta decisamente più in salute di me.
2 - Me lo fai finire l'anno da donnina accasata? E non come ora che l'altro giorno a quella del call center che voleva parlare con un altro membro della mia famiglia volevo passarle il gatto?
3 - Ultimo regalino: me la fai fare una bella vacanzina lontana da ospedali, diluvi, frane e stranguglioni vari?
Grazie, te ne sarei molto grata. Ci rivediamo a dicembre, caro 2017, e guai a te che poi facciamo i conti.

martedì 3 gennaio 2017

Ho pensato

Ho pensato che mi sarebbe piaciuto tornare a scrivere.
Ho pensato che è passato veramente troppo tempo e chissà se aveva senso tornare.
Ho pensato che, nonostante il troppo tempo libero dal lavoro, non riesco mai a trovare del tempo extra da poter dedicare al cazzeggio.
Ho pensato che però volere è potere.
Ho pensato che da qualche parte in qualche meandri di un hard disk dovrei avere ancora il back up del mio vecchio blog e che magari poteva aver senso ricaricare tutto online perché non sono proprio una novellina in questi spazi.
Ho pensato che no, non è il caso e che ormai la persona che scrive adesso è talmente diversa da quella di allora che doveva essere tutto nuovo.
Ho pensato che le persone a me più vicine, soprattutto quella più vicina in assoluto, non sanno che io una volta ero una "blogger". Ho sempre omesso rifugiandomi in un "leggevo dei blog, queste amiche le ho conosciute così". Non so, forse per pudore, o forse dopo tanti anni pensando a quante minchiate scrivevo, non so.
Ho pensato che non mi piace aver segreti, soprattutto con la persona più vicina in assoluto, "e allora magari non lo apro il blog, però boh, ma magari non glielo dico, o magari forse".
Ho pensato che ho un sito professionale che dovrebbe essere parte di una parte del mio lavoro. E, povero sito, non lo aggiorno mai.
Ho pensato che magari uno spazio per ME può rinnovare la motivazione in tante cose, compreso il sito serio.
Ho pensato "sì, ma cosa scrivo?".

Ho pensato veramente a tante cose.
Poi ho preso il computer, l'ho acceso ed eccomi qua.