lunedì 20 novembre 2017

Farsi delle conoscenze

Quando ho accettato questo lavoro, più di impulso che ragionando, ero assai poco convinta. Ho decisamente cambiato idea, ma all'inizio è stata una fatica farmelo accettare.
Ho snocciolato tante volte una lista di pro e contro, e nei pro ci ho infilato a più riprese il poter infilare in ambiente scolastico (che potrebbe essere un posto dove potrei esercitare il mio lavoro vero, o giù di lì), conoscerlo meglio e farmi conoscere.
 
Detto fatto.
 
Ho una maestra che mi stalkera per farmi diventare venditrice tipo dei prodotti Avon, cosa che ho intuito io perché in realtà non me ha mai fatto parola sul lavoro che mi proponeva. E anzi, ha creato intorno alla cosa un alone di mistero talmente fitto che a un occhio più ingenuo poteva sembrare una proposta per entrare nei servizi segreti!
 
 








mercoledì 15 novembre 2017

Sublimare

Lo so, so benissimo che queste parole non stanno bene sulla bocca di una donna, che non è socialmente accettato che la si possa pensare così. Ma tant'è.
Lo dichiaro e lo sottoscrivo, a me i bambini non piacciono, non li trovo teneri, ne non ne voglio e no, con uno mio non sarebbe diverso. Non mi hanno dotato di istinto materno e anche come sopportazione stiamo bassi bassi.
Ovviamente il piccione questa cosa la sa e come primo giorno del nuovo lavoro mi ha mandato in una materna. Non ero sola per fortuna, perché ad un certo punto un odore inconfondibile si è diffuso tra i nano quattrenni ed è stato scovato il cacatore. Lavalo, cambiato, volevo morire anche se non toccava a me. Tra l'altro... e chi lo ha mai cambiato un bambino?!

Un post condiviso da icaro (@diversamente.occupata) in data:

Uscita da quel turno gridando MAI PIÙ, ovviamente mi sono toccati altri turni dai piccoletti, per fortuna in un'altra scuola, ma per sfortuna DA SOLA. Il che ha voluto dire ore di ansia e ripetizione del mantra vipregonomfatevelaaddosso. Non ricordo tanta ansia neanche ai tempi degli esami universitari, nemmeno ai più tosti, coi prof più temibili.

E niente, per una volta il piccione mi ha risparmiato la caccia, letteralmente. Ma sono sempre più convinta che quello non sia il mio ambiente.

Che cosa ho fatto per sopravvivere a quei giorni? Ho sublimato quei sentimenti negativi in un bel noir di Carlo Lucarelli. Una piacevole rilettura. Lucarelli non delude mai.

lunedì 13 novembre 2017

Non mollare

Io ho un compagno. Non in senso comunista, vivo col mio fidanzato da qualche mese. Dall'esatto giorno in cui è riuscito a strapparsi dalla casa materna e ha fatto le valigie. Lo stesso giorno in cui ha saputo che di lì a breve avrebbe perso il lavoro. I curiosi casi della vita.

Non lo dico per dire, ma la sua testa funziona benino. Avesse fatto delle scelte diverse anni fa adesso potrebbe fare una di queste roba sottopagate come il ricercatore. In ambito accademico durante la stesura della tesi, è stato molto apprezzato ed è rimasto in buoni rapporti con prof, assistenti e quant'altro.

Una manciata di settimane fa abbiamo deciso di fare un giro di saluti.
Che fai, che non fai, lavori, ma l'università l'hai smessa, alla fine ha dovuto confessare di essere disoccupato. O ma che peccato, uno come te, ma come mai? E la fava e la rava, la solita solfa. Poi sono arrivati i consigli. E fai questo corso, costa solo 4500€, e dopo questo master, che ne costa 5000€. E via andando.
Io sono estranea alla loro materia, parlavano molto tecnico e non ci capivo nulla. Ma posso assicurare che l'odore delle cazzate è universale e, siccome io non riesco a star zitta e siccome queste studiosoni si divertivano a parlare tecnico, l'ho fatto anche io. Spiegando che nella mia materia si insegna che per rispondere al bisogno di un territorio, prima si analizza e poi si risponde in base alla domanda che si trova. Mi hanno risposto che era vero il giusto, che era bene fare quelle scuole costosissime che preparavano a dei mestieri totalmente infattibili. Mi pareva di sentir consigliare a uno che vuole lavorare a Rimini di studiare da maestro di sci, perché magari, un giorno, una scossa tellurica porterà le Alpi sulla Riviera.

Sconvolta, mi sono chiesta: ma questi cervelloni lo sanno come va il mondo? Lo vedono quanto ci dobbiamo adattare noi giovani, quanto dobbiamo faticare per avere un quarto di stipendio? Quanta competizione c'è? Perché non tirano fuori il naso dai loro tomi per vedere come va il mondo?

E poi su di me: ma non è che ho mollato la mia ricerca della mia strada troppo presto?  Avrò ancora tempo? Va tutto così veloce. E da questa foto direi TROPPO veloce! AIUTO!



venerdì 10 novembre 2017

Diciamo

Origliando una lezione di storia.

Prof: "... Mussolini era... (esita) Un dittatore... Diciamo."

Eh, diciamolo va'.

Fonte: fanpage.it

mercoledì 8 novembre 2017

Dammi solo un minuto

Col mio nuovo lavoro guardo la Scuola da una prospettiva che non avrei mai creduto (voluto). Ma, per una questione di autoadattamento volto alla mia sopravvivenza psicologica, metto sempre in campo quella parte di me che mi aveva spinta (accidenti a lei) verso la professione che mi ero scelta. E osservo le persone intorno a me. Non ne esce un bel quadro. Genitori e insegnanti farebbero impallidire quello del mohijto e se già da un pezzo non mi meravigliavo dell'andamento del mondo, ora ne comprendo a fondo il motivo.

La numero uno per ora è lei, una prof delle medie. La campanella va fatta suonare alle 13 e già alle 12.40 sento irrequietezza dentro le classi. Poco a poco vedo delle teste preadolescenti con spalle già caricate dagli zaini. Venti minuti prima?? Passa il tempo e sale l'inquietudine ed ecco che fra le teste si affaccia una un bel po' più attempata. Mi mima stizzita col ditino l'orologio "Non si esce?". Guardo l'orologio, le 12.56. "Guardi, ho ricevuto ordine di suonare solo in base all'orologio di scuola, mancano quattro minuti". E stizzita restituisco il mimo, additando enfaticamente l'orologio. Colta in fallo, si risente e mi risponde "Ah, è che io vado un minuto avanti". Sbarro gli occhi e penso solo che, come il più ciuccio degli studenti, ha visto quella nuova e prova a fregarla. E rispondo "Certo, ma sono le 12.56, di minuti ne mancano quattro!".

Non mi voglio dilungare sul tono, sul rispetto, sull'insegnamento dell'educazione. Ma mi voglio solo augurare che a questa non abbiano dato da insegnare la matematica!

giovedì 2 novembre 2017

Precariato e certezze

Risultati immagini per post it
Gli ultimi giorni mesi anni, professionali e non, dovrebbero avermi insegnato che per quanti programmi tu possa fare, per quante variabili tu possa considerare, la vita farà comunque a modo suo.
Eppure io non lo riesco ad imparare. Sarò dura io, non so. La mia mente non riesce a "vivere alla giornata". Cosa che va decisamente poco d'accordo con la condizione precaria di diversamente occupata.
Col tempo ho fatto di necessità virtù e la mia capacità di adattarsi è diventata il mio punto di forza. In pratica dove mi mettono sto.
Ma vorrei sapere in anticipo dove, quando, come e perché.
E invece niente. Mi ero immaginata a casa, con un bell'indennizzo di disoccupazione, a cercare altri lavori e aspettare la nuova stagione estiva, e invece niente. Tutto cambiato. Mi ero immaginata quindi per qualche mese a lavoro per poche ore a settimana, e invece niente. Full time. Non si sa fino a quando, non si sa dove.

Il mio equilibrio mentale vacilla. Tiro un respiro e mi ripeto che anche il precariato ironicamente da una grossa certezza. Il non sapere assolutamente nulla del domani.

AVANTI TUTTA!

martedì 31 ottobre 2017

Il centenario Allan Karlsson

Allan Karlsson è il protagonista del "libro della svolta", così come lo ha definito la mia amica blogger che me lo ha consigliato caldamente.

Un post condiviso da Federica (@federica_zucca) in data:
Allan Karlsson è un vecchietto centenario svedese che scappa dall'ospizio in cui lo vorrebbero costringere a passare gli ultimi (ma sono veramente gli ultimi?!) giorni della sua vita. E da il via ad una rocambolesca avventura a cui si uniranno una serie di sconclusionati personaggi. Senza che mai il centenario perda la calma o si scomponga anche solo un pochino. Perché, e ce lo raccontano i tanti flash back, la storia di Allan Karlsson è stata tutto fuor che noiosa, e si è intrecciata molte volte con la Storia. E si scopre che il nostro Allan ha dato una significativa svolta agli eventi più importanti dell'ultimo secolo.
Viene tutto talmente naturale che uno alla fine pensa "Ma sarà mica andata così per davvero?"

Mi sono affezionata talmente tanto alla storia che ho voluto anche vedere il film.
Immagine correlata
Fonte: comingsoon
Lo so, lo so benissimo che quando hai adorato così tanto un libro è difficile che un film possa anche solo lontanamente competere. E infatti. Il film in realtà è molto carino, surreale e divertente. Se vi piace il genere lo adorerete. Se avete conosciuto il personaggio tra le pagine di un libro mi farà sorridere ma storcerete un po' il naso per le omissioni e il finale distorto. Ma lo promuovo, raggiungere le vette raggiunte dallo scrittore Jonas Jonasson era pressoché impossibile.


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Altre due recensioni di due blog che seguo.

domenica 29 ottobre 2017

Blogger Recognition Award

Nat mi ha assegnato un premio e ne sono ben lieta, perché è il primo da quando ho ripreso a scrivere nel blog. Quindi grazie mille Nat!
Queste le "regole" del gioco.



1) ringrazia chi ti ha nominato
2) scrivi un post per mostrare il tuo premio riconoscimento
3) raccontaci in breve la nascita del tuo blog
4) dai qualche consiglio ai nuovi blogger
5) nomina 15 blog a cui vuoi passare il premio riconoscimento
6) commenta sul blog di chi ti ha nominato mettendo un link al tuo articolo.

Racconto come è nato il blog, anche solo per tirar le fila della questione. Il Diario nasce da una costola di Sotto il segno del piccione, che avevo chiuso ormai anni fa ma di cui potete sbirciare i post, sfogliando le pagine virtuali dell'archivio. Non era un blog tematico, piuttosto uno scorcio sulla mia vita. E lo è tutt'ora. L'ho solo caratterizzato sulla triste realtà lavorativa che mi attanaglia .

Un consiglio ai nuovi blogger? Scrivete, anche se nj diventerete l'ultima fashion blogger di grido. Condividete piccoli pezzettini di voi, è molto più interessante che sapere come si sfuma l'ultimo grandissimo ombretto.

Per l'ultima parte, sto ancora seguendo troppi pochi blog e quindi forse non ci arrivo a 15 nominati. Quindi, cari lettori, sentitelo vostro, e se lo fate fatemi un fischio che vengo a sbirciare!

venerdì 27 ottobre 2017

Le soddisfazioni, quando meno te le aspetti

Mi toccherà ricredermi su quella faccenda per cui si dice che tutto nella vita torna indietro. O magari inizierò a credere nel Karma, chissà.
Fatto sta che ho saputo che a una di quelle che, felice di racimolare le briciole, si è data a danze scomposte dopo che sono stata cacciata dal mio vecchio lavoro l'anno scorso, è toccata la mia stessa fine. Oh, precisa. Io secondo loro costavo troppo e il "volontario" di turno non riusciva abbastanza a farci la cresta farsi i rimborsi spesa. Lei uguale.

Con un'unica differenza. Il mio alito è ancora fresco e profumato, mentre il suo... Dopo i tanti culi peccati ad alimentare questo sistema viscido di ottenere i lavori... Visto il calibro dei culi, non saprei.

Brrr, rabbrividisco.

Che bella cosa il Karma.
Fonte: Lisi Gianni

venerdì 20 ottobre 2017

Io e i libri

Coi libri ho sempre avuto un buon rapporto. Mia mamma racconta che da piccola alle fiere raramente chiedevo una bambolina, piuttosto preferivo un libretto da bambini. Poi ho iniziato a leggere i grandi classici e mi sono innamorata di Piccole Donne che ho letto e riletto e di cui conservo gelosamente una copia che è stata di mia mamma, con la carta ingiallita ma le illustrazioni bellissimissime.
Sono stata una grande frequentatrice della biblioteca, da quando con la scuola elementari ci fecero vedere cosa era e come funzionava.
Poi lei, la stronza di lettere al triennio delle superiori. Ci obbligava a leggere talmente tanti libri (noiosi, fra l'altro) da non aver spazio per coltivare la lettura per passione. A fine liceo ho smesso di botto di leggere, quasi in preda ad una innaturale repulsione. Per fortuna qualche anno dopo ho ripreso regolarmente la buona abitudine di infilarmi in biblioteca alla ricerca di un bel libro da gustare.
E poi sono arrivati loro, gli stronzi del mio ex lavoro. Quando sei stato disoccupato e sei stato malissimo nel non vedere speranze davanti a te, se hai un lavoro da 300€ al mese in cui per fartelo si sentono in diritto di scriverti o chiamarti a tutte le ore del giorno e della notte per fare cose extra, ti pieghi. Perché hai paura di non avere l'alternativa. E lo fai senza renderti conto, ti scivola di mano la situazione come sabbia fra le dita. E se hai la sfortuna di trovare non solo degli sfruttatori ma proprio degli STRONZI come è successo a me, ti spegni.

È passata anche questa, per fortuna, mi sono riaccesa e ho ripreso la lettura. Da qui...



mercoledì 18 ottobre 2017

Loop social

Chiamiamolo post di incoraggiamento. Ho creato la pagina Facebook del blog per sponsorizzare il blog, ma uso il blog per sponsorizzare la pagina Facebook per sponsorizzare il blog.

Insomma, mipiaciatemi la pagina che sennò vado avanti all'infinito.

La trovate qui ---> https://www.facebook.com/icarodiversamenteoccupata/


lunedì 16 ottobre 2017

L'indignazione

fonte: Clipartlogo

Mentre cercavo il tempo per scrivere 3 o 4 post che ho in mente e tentavo di stabilirne una priorità, mi sono imbattuta in questo articolo.
Un drappo rosso sventolato davanti agli occhi infuriati di un toro.
In Italia, e non me ne meraviglio, un presidente di commissione può evidentemente nominare e stesso per un incarico. L'articolo precisa che era un incarico misero misero, quasi a scusarla. Della serie "ha rubato, ma poco".

La cosa che mi fa veramente incazzare è che l'articolo doveva finire così: "i candidati esclusi hanno protestato e ottenuto le dimissioni della signora, e l'assegnazione è stata riottenuta in maniera più trasparente". No. Ormai questi episodi sono all'ordine del giorno, ci si indigna, ma non ci si oppone. Neanche pacificamente, quando in realtà bisognerebbe scendere in piazza e ribaltare anche qualche scrivania. Ma ci basta indignarci per sentirsi in pace con la coscienza.
E niente cambia.

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Aggiornamento. E invece, con mio immenso stupore, qualcosa è stato fatto. Non una speranza che cambi il vento rapidamente, ma una piccolissima goccia, che si spera faccia il mare.

giovedì 12 ottobre 2017

Un altro inizio

Quando si parla di vocazioni...
Ho accettato un mezzo lavoretto, sicuramente sotto pagato, per poche ore a settimana, e via dicendo. La storia si ripete. Per mancanza di informazioni, non sono riuscita a far bene due conti sul quanto mi convenisse starmene a casa DISOCCUPATA PAGATA DALLO STATO, oppure accettare quanto ho accettato.
Ho messo alcune cose sul piatto dell'incertezza e ho detto sì.

Che fatica non sapere ma cosa fai bene e cosa sbagli. Che fatica vedere i propri sogni andar via sempre più lontani.

Quello che rimane l'unica certezza è questa. Io a fine di questo lavoro sarò diventata come lui!
Fonte: ddimensione.tv

lunedì 9 ottobre 2017

Bella la mi' Firenze


Si dice che le donne abbiano degli ormoni specifici per far dimenticare i dolori del parto. Deve essere lo stesso per gli studenti delusi. Io ho studiato a Firenze e quel periodo non lo ricordo mai con gran piacere, per l'università orribile, le coinquiline stronze e tante altre pessime cose. Firenze la collego a quel preciso momento della mia vita, quindi la dovrei associare a sentimenti negativi.

E invece confesso che quando ho saputo che dovevamo andarci, anche se non per una gita di piacere, ero contenta. Eccitata di rivedere quella che era stata un po' casa mia, dopo 10 anni, chissà quanti cambiamenti!

Ecco, il principale cambiamento che ho trovato è che se vuoi visitare Firenze devi per forza sborsare un miliardo per parcheggiare, in quanto adesso anche nelle zone "di fiducia" di periferia le strisce sono tutte di un salatissimo colore blu. Per una serie di questioni che non sto qui a snocciolare, alla fine ho avuto solo il tempo di affacciarmi in piazza Croce, in cui sono arrivata per caso, guidata da quell'istinto di una volta, di quando mi trovavo nelle città e vagavo quasi senza meta, per scoprire nuovi angoli interessanti. Sempre bella direi! Anche se l'ho trovata particolarmente sovraffollata.

Un po' meno bella è Piazza della Signoria, con quell'abominio artistico che ci hanno piazzato nel mezzo. Un tributo all'andare di corpo direi.


Delusi e impossibilitati ad accendere un mutuo per parcheggiare ho proposto di andare al piazzale Michelangelo. Perché se Parigi val bene una messa, Firenze dall'alto val bene un parcheggio a pagamento.
 
Peccato che li non si trovi un parcheggio neanche a volerlo pagare. Non ricordo fosse mai stato così difficoltoso gli anni passati trovare un posto dove lasciare la macchina!

Senso del discorso: Firenze è bella, bellissima, ma per visitarla ci vuole tanta pazienza, un po' per la calca di gente, ma soprattutto se si deve o vuole  andare con la macchina.

venerdì 6 ottobre 2017

"A fine stagione mi riposo"

Se il proverbio tutto il mondo è paese è vero, nelle zone come la mia in cui "si vive di turismo" molte persone scelgono di fare il lavoro esclusivamente estivo e stagionale, per poi farsi sovvenzionare dallo Stato con il contributo di disoccupazione. L'ho sempre trovato raccapricciante, anche perché quando sono stata veramente disoccupata, con pile di lacrime e curriculum da inviare, non ho mai visto un soldo, per gli assurdi requisiti che si impone di avere per usufruirne.

Lo stagionale lo si sceglie da giovanissimi e si porta la "carriera" estate dopo estate. Per me che, mea culpa, ho preso una laurea, questo tipo di lavoro era inarrivabile. Per fortuna un colpo di culo e una buona parola hanno cancellato questo madornale errore di gioventù e finalmente, con già troppi capelli bianchi in testa, ho fatto la mia prima stagione.

E proprio mentre mi crogiolavo all'idea del contributo e il dolce far niente retribuito, è arrivata una telefonata.

Che mi diceva che, per farla corta, per un certo incarico per cui avevo fatto domanda anni fa il posto era disponibile, che c'era da aspettare la chiusura ufficiale del richiamo in graduatoria ma se fossi stata libera si cominciava l'indomani.

Non so descrivere il misto di agitazione e trepidazione che mi ha presa nelle ore successive. Perché uno poi se le cerca pure le "occupazioni diverse", uno stagionale doc avrebbe detto no grazie, sto a casa a grattarmi. Io invece non sono proprio fatta per questo.

Ho aspettato la chiamata di conferma. E invece no, è arrivata una mail asettica in cui si annunciava che avevano dato il posto a un altro.

Penso alle cose da fare e al riposo, i libri da leggere, la casa da sistemare... Ma penso anche che cin queste premesse sarà un inverno lunghissimo!

martedì 3 ottobre 2017

Chi dimentica è complice.

Sebbene possa sembrare una neofita del mondo dei blog, in realtà scrivevo già quasi 10 anni fa. Lo testimonia il fatto che nell'archivio siano spuntati i vecchi post che, fra l'altro, per me è divertente rileggere.

Il blog non si chiamava così, anche perché è nato quando ancora studiavo e certo non mi immaginavo (o quanto meno ci speravo) di fare la fine lavorativa che ho fatto. Il mio primo blog si chiamava "Sotto il segno del piccione", traccia che ho comunque voluto tenere nel sottotitolo di quello nuovo.
Lo avevo scelto per metaforizzare, diciamo così, la sfiga che avrei raccontato. E questo perché, neanche troppo di rado, se un qualche volatile doveva mollare in mezzo a una folla di persone, sceglieva me. Dando origine anche a racconti per cui ho visto facce incredule da tanto la situazione era assurda.

Se non è una metafora della mia vita quella...

Bene, gli anni passano, il titolo l'ho cambiato, ma gli escrementi restano. Metaforici e non.

Per non dimenticare le origini ecco un bel trittico di esperienze che mi son capitate in tempi non sospetti.

- Tornando da una gita piuttosto fuori porta mi fermo in un autogrill per andare al bagno e trovo l'ennesimo bagno alla turca (e per inciso, perché mai in Liguria non hanno i water e solo quegli schifosissimi buchi per terra?!). Mi bardo per ogni evenienza, mi arrotolo i pantaloni e mi avventuro certa che fili tutto liscio. Peccato che a metà strada ho iniziato a sentire odore di pipì umana e, guardandomi le gambe, mi accorgo di essere io ad emanarlo perché i miei adoratissimi pantaloni a zampa per capillarità hanno assorbito pipì NON MIA fino al ginocchio! Oltre ad esternare il desiderio di darmi fuoco, devo precisare che qualcuno la doveva aver fatto nell'antibagno!
- Qualche settimana fa decidiamo di andare al cinema in una multisala in città. Per strada, visto chr non è così vicino, mi scappa la pipì e mi a costo in un boschetto. Trovata la posizione giusta, mi calo le braghe e... Sento uno splat seguito da una  sensazione  strana sulle chiappe. Ebbene... Un qualche simpatico volatile mi ha beccato proprio lì! Non vi sto a dire che sono uscita dal boschetto con i pantaloni calati per cercare una salvietta e pulirmi da quello schifo. Ma la mia domanda è: ma in testa come tutte le persone normali no eh?
- The last but not the least... Fiera degli animali (e la location promette già tantissimo), fila di mucche chianine giganti tutte girate di dietro. Una alza la coda e inizia a fare la pipì. Il primo mezzo secondo rido ma poi capisco che il dramma è dietro l'angolo e mi sposto. Ecco che infatti quella grandissima vacca che è accanto alla pisciona inizia a sventolare la coda e a mò di racchetta spara la pipì verso i visitatori prendendo in pieno SOLO ME.
Un post condiviso da Icaro (@i_caro83) in data:
Che dite, sono ancora sotto il segno del piccione?!

martedì 26 settembre 2017

Impossibile non accorgersene

Sono molte le volte che ho chiuso un'esperienza lavorativa. A volte era previsto, a volte no, a volte ho scelto io, a volte gli altri. Tutti vissuti differenti. Ma una cosa li ha accomunati ed è stata la sensazione di estraniamento provata alla fine. Una fine che era come improvvisa e destabilizzante. Anche quando mi ripetevo ossessivamente che erano gli ultimi giorni. Anche quando l'avevo deciso io.
Forse tutto dipendeva dal fatto che in un modo o nell'altro ero io ad andare via, ma il lavoro che lasciavo non moriva con me. C'era qualcun altro che sarebbe andato al posto mio e tutto fino alla fine scorreva nella piena normalità.

Stavolta è impossibile non accorgersi della fine imminente. I turisti se ne sono quasi andati tutti, il lavoro è ridotto della metà della metà e anche molti dello staff  se ne sono già andati. Per farla in breve: c'è il deserto. E si capisce che siamo alla fine. Veramente molto sospirata, perché sono stanca. Ma pur sempre una fine è.
E una domanda è risuonata tante volte dalla mia bocca, mentre salutavo gli altri che han finito prima di me "E tu quest'inverno cosa fai?".
L'ho chiesto io, per prima, per non farmi cogliere impreparata. Perché io questo inverno sono punto e a capo. Senza lavoro.

domenica 24 settembre 2017

Normale (turisti #5)

"Come la vuole la birra, grande o piccola?"
NORMALE
"Coca alla spina o in lattina?"
NORMALE
"Caffè espresso o americano?"
NORMALE
"Vuole un the caldo o freddo, non ho capito"
NORMALE
"La crepe la vuole con la Nutella o preferisce il pancake?"
NORMALE.

Ecco. Io da tutte queste risposte ho capito una cosa. Che tutto è normale, tranne la gente.

giovedì 21 settembre 2017

Il rovescio

Insomma, ci siamo. Pochi giorni e ultimerò questa esperienza lavorativa.

Intanto sto apprezzando la veridicità del proverbio "non ci sono più le mezze stagioni": siamo passati dall'asciugarsi ettolitri di sudore anche a tarda notte al fare la nuvoletta di fumo dalla bocca come a Natale in tipo tre giorni.

Ho dovuto rivedere molto il giudizio su alcune persone. Purtroppo la mia indole non si cambia e non sono portata per vedere subito l'anima nera della gente. Ma al contrario del passato, non ho dato loro nessuna possibilità di smentita, anche perché ne va un pochino anche della possibilità di un mio rinnovo. Quindi: chi mi era diventato un appoggio sicuro adesso mi funziona come il rosso ai tori.

Ho ceduto tantissimo con le persone che lavorano intorno a me. Piccole confidenze, tante risate, una crepes alla Nutella condivisa perché "almeno fa male entrambe", qualche pettegolezzo. Sono stata molto  isolata per 4 mesi, volutamente, ma ora, quando le acque si sono calmate, il lato umano ha vinto.

Tutto al contrario insomma. Soprattutto la sensazione che, nonostante sia tipo dal terzo giorno che bramo il riposo post stagione, tutto questo mi mancherà.

lunedì 18 settembre 2017

Il fondo (turisti #4)

Quando pensi di averle viste tutte ti arriva uno alle 8.10 della mattina e ti chiede un bombolone, e lo ripete due volte, e invece vuole un leccalecca.

mercoledì 13 settembre 2017

Saluti

Non so se chi ha scelto di vivere con lavori stagionali e magari si sposta qua e là per l'Italia vive diversamente questo momento.
Io mi sento strana forte. Manca ancora un po' alla fine del mio lavoro ma già penso ai saluti. Penso che persone che ho visto tutti i giorni per oltre quattro mesi, con cui ho scambiato battute, sorrisi e piccoli sfoghi sul caldo e la gente rompiballe, forse non le vedrò più.
Ho già salutato (senza salutarli per altro perché non ero in turno) due dei miei preferiti. Uno di loro sperava di stabilirsi in pianta stabile all'estero. Beati i giovani, senza pensieri e con tante energie!

Forse sto solo convogliando nei saluti ai ragazzi tutta la nostalgia che proverò per questo lavoro che, nonostante la fatica, il nervoso, il caldo, mi è piaciuto e rifarei. Forse il saluto più impegnativo sarà proprio quello.

mercoledì 6 settembre 2017

Turisti #3 (premio padre dell'anno)

Anche se manca ancora parecchio alla fine del mio lavoro, credo di poter stilare una classifica definitiva sui migliori padri che mi sono sfilati davanti questa strana estate.

Premesso che dove lavoro è il tipico posto per famiglie, devo dire ne ho viste veramente di ogni. E soprattutto ho riso sotto ai baffi di fronte ai nonni costretti a sopportare questi piccole pesti anche in ferie. E mi sono intristita vedendo invece tanti, troppi, genitori che potevano godersi i figli solo in ferie, lontani dai ritmi del lavoro, e invece si capiva benissimo che non li sopportavano e non vedevano l'ora di sbolognarli al mini club. Li capisco, hanno partorito dei piccoli discendenti di Satana. Ma cavolo, allora perché far figli se vuoi smollarli sempre ad altri??

Ma bando alle ciance, ecco il meraviglioso podio dell'ambito premio "padre dell'anno".

- Medaglia di bronzo e menzione speciale nella categoria "autostima" per il padre di un bimbo piccino piccino che, rimasto incantato dai colori e dalle tante cose intorno a me, non mi ha risposto quando, in un raro impeto di tenerezza, gli ho fatto ciaociao con la mano. Il padre l'ha incitato a rispondere ma niente. Ed ecco il commento del fiero padre: "non lo fai ciaociao alla signora? Non fa più neanche ciaociao adesso. Non sa fare niente...". Credo che molte scimmie ammaestrate siano trattate con più dignità.

- Secondo posto e un plauso all'ingegno al padre che per rinfrescare il proprio piccoletto dalla grande calura del mezzogiorno l'ha letteralmente lavato con il ghiaccio mezzo sciolto del mojito che stava bevendo.

- Il tizio vincitore di questa classifica è stato coprotagonista di una scena apocalittica che è stata sulla bocca dello staff per molti e molti giorni. Io mi sono vista arrivare questo fenomeno con un bimbetto di 7/8 anni in braccio, apparentemente in preda ad un capriccio. Parlano in ostrogoto (o olandese, che è la stessa cosa) e non capisco. Il bimbetto piange e il padre gli mostra il panino con la cotoletta sul menù al bancone dietro il quale lavoro io. Tempo un secondo e, grazie a un santo a cui non credo ma che mi ha protetta lo stesso, il piccolo SI GIRA e vomita tutto quello che aveva mangiato dal pranzo fino alla sua prima poppata, a giudicare dal quantitativo. Io sono rimasta talmente shockata che non ho reagito e ho continuato come niente fosse a vendere roba ai clienti, che non riuscivano ad aspettare quei cinque minuti che servivano per ripulire il disastro. Hanno scavalcato (i più svegli, gli altri hanno attraversato... E qui lasciamo cadere la faccenda) la pozza e via. Non avevo ancora realizzato quanto fosse stato coglione il padre che voleva comprare la cotoletta al bambino con la congestione che me lo vedo arrivare, appena posato a terra il figlio ancora stravolto e piangente, a comprare le sigarette!  E qui mi vengono in mente quelle immaginette simpatiche sulle scatole delle sigarette e nello specifico questa.


Fosse vero!

lunedì 28 agosto 2017

Carriera

 
Sentendomi assolutamente un outsider dell'ambiente in cui lavoro e trovando motivazione praticamente solo nello stipendio, devo ammettere che non mi sono aperta mai granché, nè coi colleghi, nè con i clienti.
Vedo la mia collega che stringe un rapporto diverso con quest'ultimi. "Salve, quanto rimanete? Siete stati bene? Prendete in gelato, beati voi, io sono intollerante al lattosio". Ben diverso dal mio "buongiorno, fanno 4 €, grazie arrivederci".

Rare le volte in cui mi sono spinta oltre, al  sorriso di circostanza e alla battuta "tanto per". Al di là della soddisfazione personale di riuscire a far battute ironiche anche in lingua straniera, dopo aver dovuto grattare via tanta ruggine dai miei studi linguistici.

Capita l'altro giorno un tipo a cui ho venduto una quantità tendente all'infinito di birre medie. Tipo assolutamente stravagante a cui l'alcol ha fatto sciogliere la lingua. Ad un certo punto annuncia che mi lascerà stare perché il mio lavoro non è ascoltare le storie della gente. Mi punge nel vivo e allora rispondo che invece lo è, anche se per vivere vendo caffè. Ride, mi dice di non scherzare, e alla fine scopriamo di essere colleghi, e che lui per mangiare lava le scale dei condomini. È finito peggio di me, penso. Facciamo dell'ironia sull'aver investito così bene gli anni di studio, e che forse se mi metto a pensare gli vado a far compagnia a bere birre una dietro l'altra.

Lo guardo mentre se ne va e penso: "questo è proprio fuori di testa, ma non sarà stato invece dalla parte dei pazienti, di quelli matti per davvero e se lo è inventato di essere un collega?". E mi rispondo che se davvero dagli studi universitari ci ha provato ma ha dovuto cedere e trovarsi un lavoro abbandonando tutti i suoi sogni merita rispetto anche se è un po' fuori dalle righe.


mercoledì 23 agosto 2017

Sembrava finita, sembrava!

Non credevo, ma sono passata semi indenne non solo dal Ferragosto, temutissima data della stagione turistica estiva, ma anche dal dritto di due settimane senza riposo.
Ho festeggiato il mio primo giorno libero da tempo immemore svegliandomi presto (stramaledetto ritmo biologico) e stando a rigirarmi nel letto, aggrovigliando metaforicamente le palle che mi son venute a sopportar la gente, con le occhiaie, causate dalle poche ore di sonno di questi mesi.

Credevo che passata la settimana di fuoco, il tempo sarebbe scorso veloce fino a fine stagione, e quindi a fine lavoro. Credevo... perché ogni giornata sembra eterna e chi fa da anni questo tipo di lavoro, mi ha confermato che da adesso in poi tutto scorrerà più lento e non sembrerà arrivare alla fine.

Bene, quindi posso rimandare la dolorosa domanda: e poi, senza lavoro, che faccio?!?

lunedì 7 agosto 2017

Turisti #2

A voi che mi avete chiesto:
- un Culone invece che un cucciolone
- un Pierino invece che una Peroni (italianissimi, fra l'altro)
- una pisciata invece che una pizzetta

E a voi che vi ostinate a cacare in posti in cui abitualmente si nuota o si mangia...

A voi tutti devo dire grazie per aver reso meno difficile aver gettato nel cesso (posto da voi assai poco frequentato) 10 anni di formazione e una professione tanto sudata.

sabato 29 luglio 2017

Coincidenze

Considerato l'andamento della mia esistenza, io NON CREDO che il fatto che io stia lavorando per la prima volta come stagionale 9 ore al giorno dentro una stanza in cui si rasenta la temperatura del centro della terra e il fatto che questa sia l'estate più calda degli ultimi anni non siano una coincidenza.

martedì 18 luglio 2017

L'odore

Ce l'ho fatta, con un mese di ritardo, a riscuotere l'ultimo lavoro dei miei ex datori. Tra le mille scuse
assurde, alla fine mi sono beccata pure un cazziatone perché io, laureata e psicologa abilitata, durante l'anno non ho chiesto consulenze educative al vecchio quasi ottantenne che spadroneggia là dentro, chiamandosi volontario, a 300/400 € di rimborsi alla volta.

Sono felice di una cosa. Quando sono andata a colloquio non mi sono deodorata. Così a fare schifo non erano solo loro.

mercoledì 28 giugno 2017

Turisti #1

Ridendo e scherzando è oltre un mese che ho iniziato il nuovo lavoro.
Più che ridendo e scherzando direi piangendo e sudando, perché l'inizio non è stato dei migliori e le temperature, beh, le sentirete anche voi.
Questo lavoro è il più diverso rispetto a quelli svolti fino ad adesso, anche se ho dovuto far comunque funzionare le mie competenze da psicologa perché sì, i malati psichiatrici sono difficili da trattare, ma i turisti all'ora del pranzo che non sanno decidere se il panino o la piadina, quelli sì che sono imperscrutabili!

Ho imparato veramente tante, tantissime cose.
Ecco dunque le nozioni fondamentali  da sapere se si lavora in un villaggio turistico, zona bar (se non sei una barista).
- chiedere ad un tedesco se la birra la vuole piccola credo che corrisponda ad una bestemmia pronunciata in Vaticano. Dopo i primi sguardi atterriti e sdegnati, ho iniziato a chiedere "birra grande, vero?"
- la metà delle persone che ordina un caffè lo ordina strano e, anche se ho imparato a fingere di sapere di cosa stanno parlando, rimango sempre stanita
- gli effetti dell'assunzione di alcol in gravidanza si vedono. Se vedi bere come spugne delle giovani madri stai pur certo che la loro prole combinerà qualcosa di anomalo, tipo mangiarsi di testa sull'unico palo della piazza. Il che comprova che non bisogna bere col pancione, 'che i bimbi escono difettati.
- dimmi come ordini e ti dirò da dove vieni. I tedeschi: Uno di questo, due di questo, uno di quest'altro. È tutto, grazie. Gli italiani: Me dai... Ma che ne so, famo due birre, grandi, anzi no piccole, anzi due Fanta, ahò ma tu che voi? Un'altra birra? E nonna che prende? Vabbè, famo cinque amari e non ce pensiamo più.
- i popoli nordici vengono colti dalla sindrome di Stendhal davanti al menù dei gelati confezionati. Passano minuti e minuti (e la coda cresce... E sbuffa...) a scegliere un banale gelato. Anche la suddetta velocità tedesca va a farsi benedire. Mi sono informata e fonti certe mi dicono che i gelati al nord sono meno vari e più costosi. Ciò continua a non spiegare perché dopo due settimane di soggiorno giardino quei cartelloni come se fosse la.prima volta.
- è un'usanza più comune di quanto si creda fare la cacca in piscina. Siamo già a quota 5. Ci auguriamo tutti siano bambini, certo è che non lo trovo normale. Ormai è diventato un tormentone: "allora, oggi il bambino ha fatto il suo dovere?". Io comunque guardo questa gente e non capisco. Ma pagate veramente 2000€  per stare a mollo una settimana in un pozzo di merda?! Con il mare a due passi?! Mah.

sabato 10 giugno 2017

La nonnina malata

Allora, io da ragazzina sono sempre stata una studentessa secchioncella e non ho mai dovuto sfoderare qualche penosa scusa per giustificare una mia mancanza nello studio. Ma so che una che andava per la maggiore era la nonnina ammalata. Ricordo che un comico, non ricordo più se Panariello o Brignano, fece della faccenda uno sketch di un suo spettacolo, con questi nonni che morivano e resuscitavano per l'interrogazione successiva.

Mi aveva fatto molto ridere.


Mi fa un po' meno ridere adesso che, per non pagarmi un lavoro iniziato mesi fa e chiuso giorni e giorni addietro, i miei ex datori stanno trovando la stessa scusa.

martedì 6 giugno 2017

Perdersi, ma ritrovarsi

Insomma, inutile dire che ci avevo sperato, anzi ero CONVINTA che pur restando una diversamente occupata, dare una svolta così grossa alla mia vita lavorativa non poteva che portare cose buone. Io sono sempre stata a favore delle svolte, anche se difficili, perché tante volte mi sono trovata a sguazzare in dei pantani che si rivelavano poi sabbie mobili, in grado di portarti sempre più in giù, nonostante la fatica immensa per risalire.

Sono bastati dieci giorni per ritrovare me stessa e  "quel vago senso di averlo preso in culo" (cit. Daniele Silvestri).

Ah, che sensazione familiare.

martedì 23 maggio 2017

Ricominciamo...


Inutile forse precisarlo: il precariato ammazza l'entusiasmo. Anche delle piccole cose. Quando hai troppi lavori da fare per portare a casa due soldini non hai né il tempo né le energie di dedicarti ad "altro". Quando il lavoro, nemmeno precario, non ce l'hai, hai l'umore talmente a terra da non aver voglia di "altro".

Un "altro" che era sparito dalla mia vita era la lettura. Ora, ad un passo da un nuovo inizio lavorativo, ho ripreso in mano un romanzo che avevo già abbandonato due volte.

E non perché non mi piacesse, ma per i motivi di cui sopra. In un paio di orette in spiaggia ho fatto fuori un quarto di pagine. E, copiando la mia ami-blogger Federica, per segnare la pagina ho usato uno scontrino importante: quello del mio gelataio preferito da quando ero bambina! Per me diventa estate solo quando mangio il suo gelato.

lunedì 15 maggio 2017

Eh?

Di fronte a questa pagina bianca di oggi mi sento un po' come ad un colloquio di lavoro, dove sai che non sta bene parlare male degli ex datori di lavoro, ma poi ti scappa detto qualcosa.

Anche se qui ho un nick name e pochi dettagli riconoscibili, nonché un'alta improbabilità che qualcuno della vita reale e sopratutto del lavoro fasullo avuto finora mi rintracci.

Ma il web è un mondo strano e qualche esitazione ce l'ho. Oggi però è un giorno storico, da imprimere nero su bianco. Mi hanno finalmente ultimato i pagamenti dell'ultimo progetto fatto. Nel senso che l'ho fatto io e riscuotono anche gli altri, as usual. Si vestono da compagno comunisti e poi fanno così. Boh, io la "condivisione"  comunista l'avevo capita diversamente.

Comunque, nello stesso istante in cui guardavo l'estratto conto e realizzavo che stavo chiudendo quel capitolo di sfruttamento assoluto, mi arrivava la mail della mia ex capa che mi chiedeva disponibilità VOLONTARIA per un evento da realizzare.


Ora, secondo voi, quanto grande glielo devo scrivere PUPPA* per rendere al meglio l'idea?!?!


*Espressione colorita del vernacolo livornese che, come il forse più conosciuto dé, esprime molti significati oserei dire intraducibili in italiano. Ai link, due esempi:  
http://www.vernacoliere.com/nina-puppa/
http://nonciclopedia.wikia.com/wiki/Eh%3F

martedì 9 maggio 2017

Prove

Di tante cose abominevoli della diversa occupazione merita una menzione speciale l'arrivare senza alcun tipo di preparazione (perchè le maestre, quelle con la vera occupazione, si aggiornano, ma tu che nella scuola ci sei capitata per sbaglio no) alle prove invalsi.

E apro e chiudo con una sola considerazione: 13 anni di scuola al massimo dei voti, una laurea triennale, una specialistica e tanto studio in più per l'abilitazione alla professione non servono a niente.

Io le prove invalsi di quinta elementare non le so fare.

giovedì 27 aprile 2017

Il 25 aprile del sig. G

Io sono sempre stata una di quelle che al 25 aprile ci credeva. Cioè, per me certi valori si ricordano ogni giorno, con quello che fai nel tuo piccolo, ma una ricorrenza così importante l'ho sempre percepita come necessaria.

Da qualche anno questo sentimento in me è fortemente scemato. Sopraffatto dalle frasi di Pertini e dai video di Bella ciao pubblicati sui social solo per ottenere like da personaggi di dubbia morale che conosco purtroppo al di là dei social e che so benissimo quanto si gongolino nel chiamarsi compagni e cambiare sponda politica ad ogni piè sospinto. Sopratutto verso sponde che di compagni non ne hanno visto mezzo.

Mi fanno venire in mente certi altri personaggi che ai concerti al minimo cenno di canzone "comunista" (Cohiba in primis) fanno pugno sì, ma con la mano sbagliata.

Sarò fatta male io ma questa mancanza di coerenza mi fa accapponare la pelle. Soprattutto quando attraverso di essa si offendono persone che hanno dato la vita per restituirCI la libertà, anche a noi che non ci eravamo. Che non eravamo ancora nati.

Io ormai mi chino e mi stringo nelle spalle. La mia generazione ha perso.

Ma non vedo più nessuno che s'incazza
fra tutti gli assuefatti della nuova razza
e chi si inventa un bel partito
per il nostro bene
sembra proprio destinato
a diventare un buffone.

Ma forse sono io che faccio parte
di una razza
in estinzione.

La mia generazione ha visto
le strade, le piazze gremite
di gente appassionata
sicura di ridare un senso alla propria vita
ma ormai son tutte cose del secolo scorso
la mia generazione ha perso
.


mercoledì 19 aprile 2017

Ed è subito mutanda

Ma di che siete fatti voi che scattato il 21 di marzo e uscito il primo tiepido raggio di sole, uscite di casa in short, canotta ed infradito?
Come è possibile che siamo fatto della stessa materia voi in costume sotto il mio stesso cielo che ho ancora la maglia della salute e il maglione?!

Comunque da ieri allerta meteo e temperature a picco.


Ben vi sta.

mercoledì 12 aprile 2017

Vecchio e nuovo

Giornata particolare, quella di ieri.
Lo so da un po' ma per scaramanzia ho fatto l'annuncio solo ai pochi intimi: ho trovato una occupazione un po' meno diversa da quelle alle quali sono abituata. Dopo mesi di stasi, ricerche stressanti e momenti di di-sperazione mi sono ritrovata ad un bivio che addirittura era un trivio. Tre possibilità di lavorare un po' meglio che a 7€ orarie di prestazione occasionale. Alla fine ho scelto quella più duratura e spero più sicura.

Ieri ho avuto la prima riunione ufficiale del personale, ho conosciuto le nuove colleghe e respirato il nuovo tipo di ansia che mi assalirà nei prossimi mesi. Sono curiosa di iniziare e, si dovrebbe essere capito, molto in ansia. È tutto così enormemente diverso da ciò che ho fatto finora. Ma le mie finanze e la mia salute fisica e mentale hanno richiesto a gran voce che appendessi aspirazioni varie al chiodo e, potendo svoltare così tanto, sono veramente felice.

Il pomeriggio invece ho avuto il primo incontro di un progetto che finalmente segnerà la fine dei rapporti con i miei ex datori di sfruttamento lavoro.
Il senso di schifo e soffocamento ha veramente toccato l'apice. Non vedo l'ora di uscirne. E ho voluto comunque prendervi parte perché sono stata io a metterci del mio e mi scocciava che di nuovo i guadagni andassero in altre tasche. Il top è stato quando il vecchio bavoso volontario dal rimborso chilometrico facile mi ha salutato chiedendomi, di fronte al ragazzo di cui mi stavo occupando, se stavo facendo un documento falso, ma per scherzo eh. Questa strabuzzante simpatia mi mancherà.

Comunque il vero segnale della mia svolta è stato un altro. Eternamente in ritardo, sono arrivata ben 20 minuti prima all'appuntamento della mattina. Che sia di buon auspicio per tante novità!


mercoledì 5 aprile 2017

Minacce

Sicuramente l'aria che si respira nel mio (quasi) ex ambiente di sfruttamento lavoro non è la norma ma purtroppo è comunque molto molto comune.
É fin troppo comune veder subire (o rimpiazzare) chi non vuole farsi mettere i piedi in testa e ha comunque sufficiente masochismo nel voler mettere impegno nel lavoro che fa.
Solitamente si preferiscono, in certi ambienti, persone che, come si dice, mettono il carro dove vuole il padrone, senza discutere. Non arricchiscono il lavoro che stanno facendo ma almeno non danno problemi.

La mia "collega" ai doposcuola è un po' un tipo così, ci sa fare coi bimbi ma non brilla di luce propria e soprattutto probabilmente sarebbe portata per altri tipi di impieghi. Ma lì l'hanno messa e lì sta.
Quando mi sono dovuta far sostituire i miei bimbi mi hanno poi chiesto a più riprese di non farla venire più perché coi compiti ci beccava poco. Addirittura è successo che, siccome con le sue classi c'è poca frequenza, i miei datori di sfruttamento lavoro hanno minacciato me di tagliarmi le ore. Vai a capire la logica.

E lì è successo l'inaspettato, ho volto al mio favore quello che di solito mi innervosisce.
Quando non danno retta dico "Se mi fate ancora arrabbiare vi mando la maestra  che non sa le tabelline".

Funziona più del babau.

lunedì 3 aprile 2017

La felicità di chi nemmeno ci ha provato

Ho giusto appena saputo dal mio migliore amico di gossip (facebook) che una mia compagna di università si è sposata. Conviveva da molto ed era fidanzata da una vita. Col suo adesso marito viaggia, condivide passioni e sfizi (fonte: facebook). Non siamo rimaste in rapporti stretti, sebbene ottime compagne di studi, non eravamo confidenti. Le ultime notizie dirette sulla sua carriera post universitaria erano che stava cercando di studiare per l'esame di stato, ennesimo scaglione di difficoltà di una professione che indietro ti da poco.


Poi la gran virata: cercare un lavoro vero, di quelli che hanno malattia, contributi, ferie, stipendi che ti consentono di VIVERE, rompimenti di coglioni sì, ma al giusto tariffario. Addirittura il TEMPO INDETERMINATO.

L'ho vista viaggiare, arredare, comprare (sempre fonte facebook)... Mentre io al momento sto assumendo tre diversi tipi di fermenti intestinali per riuscire a superare le ultime esperienze lavorative, in cui ho provato a costruirmi una "carriera" nel "sociale", visto che questa era la mia ambizione lavorativa. E invece ho trovato solo il modo di farmi sfruttare in una falsa occupazione.


La domanda sorge spontanea. Ma chi cazzo me l'ha fatto fare???


mercoledì 29 marzo 2017

127 ore

Se dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere il film "127 ore", direi che è IPNOTICO. Sì, perché giuro che io ero fermamente convinta di non volerlo vedere.
Stavo solo facendo zapping in attesa del sonno, mi ci sono imbattuta e ho pensato solo "Ah. Questo deve essere il film ispirato a quell' escursionista che per salvarsi dal canyon dove era caduto si tagliò il braccio da sé". Punto. Non so neanche più da quanto non vedo un film se si escludono quelli di Star Trek. Ormai ho consacrato la mia vita a un numero ristretto e ben selezionato di serie tv.

Ma tu guarda se dovevo riprendere stanotte. Dal pensiero "ok, ora cambio canale", ad "altri cinque minuti" e infine "tanto non ho neanche sonno..." Il passo è stato breve.
Bello, bellissimo. Consiglio vivamente. Un filino ansiogeno magari. Giusto quel che che mi ha fatto terminare il cambio armadio alle 2 di notte per smaltire l'angoscia.


ps. Il mio non è un blog di recensioni. Questo post l'ho scritto per me stessa per ricordarmi di non fare 'ste robe la notte prima dell'unico giorno a settimana in cui lavoro. Brava, dieci più.

martedì 21 marzo 2017

Motivazioni

Sui libri di testo che ho tanto studiato per laurearmi (che orrore!), ho letto che sono stati condotti diversi studi che dimostravANO che la motivazione al lavoro non è fatta per prima cosa dal compenso economico, bensì dalla soddisfazione che vi si ricava.

Credo che nell'epoca della diversa-occupazione questi studi debbano essere rivisti. I parametri sono proprio ribaltati. La diversa-occupazione è fatta solitamente di poche ore di lavoro, retribuite pochissimo, a fronte di tante e tante ore di lavoro obbligatorio ma non pagato. Il tutto condito dal fatto che molto spesso si richiede una professionalità che è solo sfruttata e mai riconosciuta.

Il mio percorso lavorativo è costellato di queste simpatiche esperienze. La più simpaticissima di tuttissime è stata quella in cui sono stata messa alla porta da un giorno per il giorno dopo  perché avevo osato chiedere almeno un minimo compenso da tariffario (sai com'è... laurea, tirocinio, abilitazione, esperienza...). Per un lavoro in cui ero stata poi sotto il comando di uno con la terza media che pretendeva di saperne più di me, dall'alto del suo contratto full time a tempo indeterminato.

L'ultima invece è il lavoretto di doposcuola coi bambini. Per l'esorbitante cifra di 7€ all'ora, mi squilla spesso il telefono per presentarmi un nuovo bambino, il caso difficile di turno, sbolognato da scuola e famiglia. "Siccome sei psicologa...". Psicologa la minchia, scusa.

Mi ritrovo a fare la maestra, la psicologa, l'educatrice e a distribuire abbracci materni, con un ritorno pari a zero. Perché due ore alla settimana sono molto meno della proverbiale goccia nel mare, e soprattutto perché una donna delle pulizie al nero prende sicuramente più di me.

Cacciate i soldi, e il mondo salvatelo da soli.


In culo a tutti gli scienziati che indagano la motivazione al lavoro.


martedì 14 marzo 2017

Visita al Manicomio

La chiusura dei manicomi sarebbe dovuto essere un importante passo sociale, se non fosse stato che non è corrisposta un'azione di vera integrazione dei matti. Tuttora reputo che sia una pagina nera della nostra società. Lo dico con una piccola cognizione di causa, visto che il lavoro per cui ho studiato riguarda proprio la salute mentale e, per quanto poco abbia avuto l'opportunità di "esercitare", ho ben presente quanto ancora ci sarebbe davvero da fare. Per intendersi: ho visto far cose dai servizi sociali che se matto non ci sei, ci diventi.

A testimonianza dell'opera incompiuta ci sono i manicomi abbandonati. Edifici giganteschi (ospitavano centinaia di persone) lasciati a franare, senza prevederne un recupero storico per non perderne la memoria o quanto meno un recupero funzionale, per dar loro una nuova vita.

Abitando abbastanza vicino a Volterra, ho voluto visitare ciò che rimane del manicomio di San Girolamo. La visita è stata parziale perché mi sono trovata davanti uno spazio veramente immenso e i tempi in quel giorno erano stretti. Gli stanzoni immensi, tutti uguali, le finestre grandi, ma sbarrate, i corridoi lunghi e sempre identici agli altri ti danno una sensazione di estraniamento molto forte. Non è difficile immaginarsi quanto dolore fosse raccolto in quelle pareti spesse.

Non è un'esperienza piacevole, roba da dire "oggi esco e vado a vedere un bel posto", ma forse è un'esperienza che vale la pena fare, per capire.

Ovviamente c'è un però.
LA GENTE.
Boia, se si starebbe meglio al mondo senza la gente.

Tutto sembra essere stato manomesso in un qualche modo, e questo è un vero peccato. Da una parte i writers che hanno talvolta solo insozzato con scritte inutili le pareti dei padiglioni. A volte hanno anche provato a colorare con graffiti artistici ma no, io non ce la vedo l'arte, perché lo scopo di colorare quello che una volta era stato un mondo di dolore in bianco e nero lo vedo finto, una scusante solo per trovare una parete da colorare. Perché quel posto ormai non è più ciò che era quando c'era bisogno di colore e secondo me c'è bisogno di ricordare solo cosa è stato, così come era.
E poi i fotografi, una piaga immensa. Lo dico a malincuore perché io sono appassionata di fotografia. Ma i fissati, quelli alla ricerca dello scatto ad effetto non li tollero. Tralasciando che i gruppi che abbiamo trovato urlavano come se fossimo al mercato... Hanno messo mano a tutto. Manichini buttati ovunque, giacche, sedie, fogli e giornali portati da casa per fare chissà quale foto artistica e lasciati là a far spazzatura.

Ho trovato giornali del 1990, miei cari fotografi IGNORANTI informatevi bene che Basaglia aveva già dato da un pezzo e non siete credibili. E poi... chi è un artista vero immortala l'essenza di ciò che è, lasciandolo incontaminato.

mercoledì 8 marzo 2017

Diversa-occupazione: le soddisfazioni # 2

Come dicevo, tre volte a settimana affronto piccole pesti ignoranti nella speranza di insegnare loro qualcosa. E, come dicevo, in realtà io avrei un'attività mia, in cui non ho mai creduto molto e sul quale ho investito giusto in pubblicità online. Quindi di fatto ho un sito mio serio.

'Sti malefici ragazzini di oggi sono nati con il telefono in mano, non lo mollano mai, hanno google a disposizione H24 e ci ricercano ogni tipo di nefandezza.

Per esempio....

"Ehi guardate, se cerco su Google esce la faccia della maestra Icaro!"

Apposto.

Risultati immagini per google

domenica 5 marzo 2017

Memoria




La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.
Franco Basaglia



Si parla spesso di solitudine, fuori, perché si conosce solo un nostro tipo di solitudine.
Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio.
In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiescenza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina, che sta più su.
Una solitudine da malati, da colpevoli.
E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perché loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo vero modo di vivere.
Alda Merini




Le finestre dovranno avere una protezione adeguata. Si raccomanda di mascherare le inferriate artisticamente per evitare al malato l’impressione di essere in un carcere.  (da un bando per la costruzione di un Ospedale psichiatrico) 



Ho visto un uomo matto
è impressionante come possa fare effetto
un uomo solo abbandonato dimenticato
dietro le sbarre sempre chiuse di un cancello.
Giorgio Gaber











giovedì 2 marzo 2017

Svu addicted


Prima avevo un lavoro, un fidanzato, degli amici, una vita.

Poi ho scoperto Top Crime e Law and Order Special Victims Unit.

lunedì 27 febbraio 2017

Potenzialità

Li lasci, 20 anni fa, che bazzicano quelli di classe tua, quelli fighi, quelli che si fanno notare, quelli che hanno consenso.
Quelli che ti prendono in giro perché sei la secchiona sfigata che studia. Saranno anche acclamati dalle folle per le loro bravate, ma tu li classifichi imbecilli e non vedi l'ora di non doverci avere più a che fare.




Te li ritrovi alla ribalta delle cronache nazionali perché hanno rinchiuso due rom nel cassone dei rifiuti e, sentendo di fare una cosa figa, hanno pubblicato il video su facebook.


Lo vedi: come crescono bene quando ci sono le potenzialità!!!

martedì 21 febbraio 2017

Porte


Ho chiuso troppe porte con le mie braccia corte,
le avevo chiuse tutte e invece adesso sono aperte.



Questa frase, questa foto e forse questo posto, riassumono perfettamente la centrifuga di eventi degli ultimi giorni. La conclusione sembra aver preso la migliore piega possibile e adesso è tutto un attendere il divenire.
Sono contenta? Sì. E forse dopo tutto questo tempo vedo la SPERANZA.

(per chi non riconosce il luogo... ci saranno a breve un paio di post!)