martedì 28 febbraio 2012

Festa a sorpresa

Confesso di essere un pò colta dal blocco del blogger, e sì che avrei così tante cose da scrivere, ora che posso! Ora che non devo dividermi tra censimenti e libri!
Devo fare un sacco di cose però, a partire dal rimettere in ordine la mia camera, lasciata da mesi allo stato brado. Adesso ho molto più spazio, avendo fatto sparire TUTTI i libri dell'università che mi guardavano minacciosi dagli scaffali (e ultimamente da per terra!).

Detto ciò, ieri mi è arrivata una mail da una collega della Collega (perdonate il gioco di parole). Per chi non sapesse la Collega è una delle mie amiche più care, o meglio direi che rientra in quella dicitura un pò infantile della migliore amica.
Questa mail mi annunciava che per il suo compleanno verrà organizzata dall'ufficio una festa a sorpresa. 
Due riflessioni sono scaturite. 
La prima riguarda l'evento in se'. A me una sola volta hanno organizzato una festa a sorpresa, per il 19esimo compleanno. Oltre al fatto che me ne ero ammoscata, la cosa deludente è stata ritrovarsi al tavolo con persone che non avrei invitato MAI al mio compleanno e senza coloro i quali avrei gradito. Invece una volta ho organizzato una festa a sorpresa di bentornato e, modestamente, riuscì alla perfezione! E non perchè io sia chissà quale festaiola, ma perchè semplicemente riuscii a mettermi nei panni della festeggiata e organizzarla "da dentro la sua testa". Questo non è semplice, anche se conosci bene la persona. E' che secondo me il rischio è voler strafare senza considerare bene i desideri del protagonista della festa.
La seconda riflessione invece è sulla provenienza di questa idea della festa di compleanno a sorpresa. Fondamentalmente, senza averle quasi mai viste, io odio le sue colleghe di lavoro. Per il semplice fatto che molte e molte volte ho dovuto soccorrere la mia amica, spesso in lacrime, per il gentil trattamento che le riservano non dico quotidianamente ma direi parecchio spesso. Conoscendola apprezzerà tanto l'idea e si sentirà "amata", per poi cambiare parere al primo sgarbo che inevitabilmente arriverà, senza trasformare le altre in mostri, bensì trasformando se stessa. Sì, l'arte del senso di colpa le viene piuttosto bene.

L'ipocrisia è una gran brutta bestia, la mia personalissima paranoia mi lascia molto perplessa su questa iniziativa "goliardica", ma sono sempre pronta a ricredermi. Chissà poi perchè non ci riesco mai...

giovedì 2 febbraio 2012

Giorno della Memoria

Ho pubblicato volutamente in ritardo una frase a proposito della Giornata della Memoria. L'ho scelta per quell'effetto estraniante e duro che mi ha comunicato la prima volta che l'ho letta.
La Giornata della Memoria è un giorno che non ha mai attratto più di tanto la mia attenzione, non per menefreghismo o disinteresse per quanto significa, ma perchè secondo me non è con una giornata di commemorazione che costituisce la memoria "affinchè non accada mai più".
Anche perchè sta accadendo di nuovo, anzi non ha mai smesso di accadere. In altre forme, sicuramente meno eclatanti, ma succede ancora.
La Memoria non è un giorno, ma un modo di essere, di vivere quotidianamente. E non finisce con l'Olocausto, questo è certo.

Però quest'anno non ho potuto fare finta di niente perchè con il SC io e i miei colleghi siamo stati coinvolti in un progetto per le scuole. E' stato piuttosto impegnativo, in pratica un mese di morti ammazzati, torture, sguardi annullati e corpi non più corpi. Siamo passati dalla sdrammatizzazione (perchè ci siamo visti, e rivisti, e rivisti, scene che francamente avrei evitato) alla saturazione, anche se poi non finisci mai di sconvolgerti.

Il prodotto che ne è uscito è davvero di alta qualità e non lo dico con falsa modestia perchè io c'entro ben poco, sia con l'ideazione che con la realizzazione. Spero di potervelo mostrare presto. Comunque ecco... Vorrei fare la voce fuori dal coro perchè comunque pur essendo un bellissimo lavoro io continuo a pensarla come ho scritto sopra e poi con queste "commemorazioni" è facilissimo scadere nella retorica.

Di questi giorni però ricorderò le risate, la stanchezza, la perfetta sincronia nelle varie fasi dell'incontro, "aprite i cancelli, entrano le beschtie (diciamo che così rende la pronuncia livornese!)", "io ve lo dicevo che dovevamo buttarci davvero il gas", la rottura liberatoria del muro, la caduta di Compaesano, la complicità con la Socia, la rabbia nel vedere i professori alzarsi e andare fuori a fumare nel bel mezzo di una delle testimonianze dei "diretti interessati", il racconto e le lacrime di "uno che a 20 anni ha visto cose che un ragazzo non dovrebbe mai vedere", l'impulso violento quando vedevamo i ragazzini sghignazzare su scene che avevano tutto fuor che l'essere divertenti, la nausea provata a rivedere così tante volte la stessa cosa e allo stesso modo il raccoglimento nel rivederlo alla fine, da soli, in silenzio, passata l'ansia del "deve riuscire tutto alla perfezione".

Giorni da ricordare, senz'altro.
E come diceva Corrado... "E non finisce qui!"