mercoledì 13 dicembre 2017

Mario Rossi, ricciolo, 2' C

Ci sono cose che per fortuna hai un testimone perché se le racconti non ci credono.

Ieri a scuola è arrivato un papà, voleva che consegnassi una cosa al figlio. Mancavano neanche 10 minuti all'uscita e già mi chiedevo quale arcano motivo gli impedisse di aspettare pochi minuti per consegnarlo lui stesso. C'era anche la mia collega, in sostituzione dell'altra. Due novelline insomma. Il tipo mi dice "lo puoi dare a Mario Rossi, tanto lo conosci no?". "No, sono tipo due minuti che son qui, non me li ricordo tutti i vostri pargoli". "Ah, è in 2'C, ma lo vedi, ha una testa piena di ricci!".

Quindi al suono della campanella, in due, affrontiamo la mandria per trovare il riccioluto ragazzino. Niente. Chiediamo a una insegnante. "No guardate ma lui è in 2'A".
Basite, ci chiediamo se abbiamo capito male in due e se il ragazzino sopravvivrà senza il prezioso oggetto.

Stamani l'ho cercato comunque per consegnarlo e... Lo so che avete già capito.

Ebbene sì, non era nemmeno ricciolo!

lunedì 11 dicembre 2017

Anticoncezionali

E quindi sono due mesi che giro per le scuole, diciamo in incognito, diciamo sotto mentite spoglie. Io per natura e per professione osservo le persone, in silenzio. In questo caso un po' nell'ombra, in una sorta di ricerca psicosociale in cui il ricercatore è inserito nell'ambiente da studiare.

Ecco, io dopo due mesi così sono arrivata alla conclusione che conoscere da dietro le quinte la scuola sia il miglior sistema anticoncezionale del mondo. Ci sono (troppe) insegnanti a cui non solo non affiderei un mio ipotetico figlio, ma nemmeno un pesce rosso di un altro.

martedì 5 dicembre 2017

Sapori d'infanzia

Un post condiviso da icaro (@diversamente.occupata) in data:
Di pensieri ce ne ho, eccome. Lui senza lavoro, io precaria, in difficoltà per decidere se cercare altre strade o sperare che prosegua questa. La rabbia di aver abbandonato la mia strada maestra e la necessità di percorrerne una, che vada dove vada, pur che vada da qualche parte.

Ma se mi guardo indietro, nonostante tutto, posso dire di avere un lavoro senza pensieri. Prima mia mamma si lamentava che stavo sempre con il telefono in mano e la testa altrove per 300€, ed era vero. Le mie giornate era monopolizzate: o lavoravo, o mi lamentavo del lavoro.

Ora le cose sono decisamente cambiate. Quest'estate parlavo a casa del lavoro per raccontare della fauna che mi ritrovavo davanti e farci una risata. Ora, posso tenere praticamente sempre in stand by il cervello. E se da una parte è una brutta cosa, avendo studiato e lavorato tanto per fare una professione mentale (LA professione mentale per eccellenza forse), dall'altra è un'esperienza positivissima. Non pensare a mille rotture di scatole mi ha dato lo spazio mentale per ritrovarmi. Sembra niente, ma è importantissimo. Quando ci si perde, non sai mai in che condizioni ci si ritrova, e la paura di non trovarsi più è tanta.

E niente, ora ho in cucina una confezione di bitterini rossi perché, vagando con la mente, mi è venuto in mente l'aperitivo delle feste di Natale che facevamo quando ero bambina, quando c'era ancora nonno e festeggiavamo tutti insieme. E a me l'aperitivo sembrava così esotico (era solo bitter e succo di arancio), mica come questi ragazzino di oggi che bevono virgin mojiti con navigata esperienza.

Beh, riparto da qui, e poi si vedrà.

martedì 28 novembre 2017

Il medico della mutua

Se il mio nuovo lavoro ha un lato veramente positivo, questo è la forma del contratto, che si può veramente definire tale, con i doveri ma anche (udite udite) i diritti.
Sicché quando mi sono beccata una bella influenza di quelle coi controfiocchi, dopo il primo giorno in cui sono tornata dal lavoro rantolante e febbricitante, mi sono messa in malattia. Un'ebrezza quasi inedita per me, abituata ad andare al lavoro col testamento pronto sotto il braccio oppure a rinunciare ad andarci e con ciò rinunciare anche alla (magra) paga.

Ora, in questa nuova situazione, sono andata dietro al sentito dire, e cioè che i controlli degli ispettori INPS si sono fatti più severi e frequenti. E di certo piena di cimurro come ero non me ne andavo in giro. Quindi sono stata ben allerta.
Tutto stava nel sentire il campanello. E secondo voi tutto il vicinato quando ha iniziato a usare martelli, trapani e seghe? Sembrava l'inferno.

Ecco, ho fatto tesoro di questa esperienza un po' esotica e ho deciso che non mi voglio ammalare mai più, io l'ansia del controllo del medico della mutua non la reggo, non ci sono abituata.

domenica 26 novembre 2017

#coliandroisback (e ti prego, torna presto!)

Probabilmente la prima serie di Coliandro ce la siamo vista in ventitré. Era il 2006, era estate, e nulla di più strano era vedere una serie tv a marchio Rai data in prima visione d'agosto, quando la televisione di solito sta spenta, in favore dello struscio in centro, a frescheggiare con le infradito.
Come è, come non è, invece adesso è diventato un piccolo cult.

Personalmente, posso dire che per me è stato amore a prima vista. E non solo perché Giampaolo Morelli è un gran figo. Per me è stato Amore dal momento che Coliandro, relegato allo spaccio della Polizia, ha ordinato per sbaglio diecimila vasetti di yogurt. "Tutti quanti al mirtillo".


Guardo la mia vita, soprattutto ma non solo lavorativa, e non posso non identificarmi in questo poliziotto tanto imbranato quanto sfigato nato dalla penna di Lucarelli. Con la voglia di rivalsa, l'impegno e la dedizione per un mestiere che non mi ha voluta, tante volte ho citato Coliandro, prospettandomi nuovi futuri ..."così faccio il botto e torno in serie A".
E niente, puntualmente, la sfiga.

Se vi sentite un po' sfortunati e col destino che si accanisce, non vi risulterà difficile trovare un po' di Coliandro dentro di voi, anche se a volte sembra caricaturale, una macchietta, è proprio quello a renderlo così umanamente realistico.
Perciò, per ogni volta che mi sono sentita non propriamente adatta a contesti sociali e socievoli, voglio dedicarmi la SUPERBA CONCLUSIONE di questa sesta serie: io non sono solo, sono unico!

lunedì 20 novembre 2017

Farsi delle conoscenze

Quando ho accettato questo lavoro, più di impulso che ragionando, ero assai poco convinta. Ho decisamente cambiato idea, ma all'inizio è stata una fatica farmelo accettare.
Ho snocciolato tante volte una lista di pro e contro, e nei pro ci ho infilato a più riprese il poter infilare in ambiente scolastico (che potrebbe essere un posto dove potrei esercitare il mio lavoro vero, o giù di lì), conoscerlo meglio e farmi conoscere.
 
Detto fatto.
 
Ho una maestra che mi stalkera per farmi diventare venditrice tipo dei prodotti Avon, cosa che ho intuito io perché in realtà non me ha mai fatto parola sul lavoro che mi proponeva. E anzi, ha creato intorno alla cosa un alone di mistero talmente fitto che a un occhio più ingenuo poteva sembrare una proposta per entrare nei servizi segreti!
 
 








mercoledì 15 novembre 2017

Sublimare

Lo so, so benissimo che queste parole non stanno bene sulla bocca di una donna, che non è socialmente accettato che la si possa pensare così. Ma tant'è.
Lo dichiaro e lo sottoscrivo, a me i bambini non piacciono, non li trovo teneri, ne non ne voglio e no, con uno mio non sarebbe diverso. Non mi hanno dotato di istinto materno e anche come sopportazione stiamo bassi bassi.
Ovviamente il piccione questa cosa la sa e come primo giorno del nuovo lavoro mi ha mandato in una materna. Non ero sola per fortuna, perché ad un certo punto un odore inconfondibile si è diffuso tra i nano quattrenni ed è stato scovato il cacatore. Lavalo, cambiato, volevo morire anche se non toccava a me. Tra l'altro... e chi lo ha mai cambiato un bambino?!

Un post condiviso da icaro (@diversamente.occupata) in data:

Uscita da quel turno gridando MAI PIÙ, ovviamente mi sono toccati altri turni dai piccoletti, per fortuna in un'altra scuola, ma per sfortuna DA SOLA. Il che ha voluto dire ore di ansia e ripetizione del mantra vipregonomfatevelaaddosso. Non ricordo tanta ansia neanche ai tempi degli esami universitari, nemmeno ai più tosti, coi prof più temibili.

E niente, per una volta il piccione mi ha risparmiato la caccia, letteralmente. Ma sono sempre più convinta che quello non sia il mio ambiente.

Che cosa ho fatto per sopravvivere a quei giorni? Ho sublimato quei sentimenti negativi in un bel noir di Carlo Lucarelli. Una piacevole rilettura. Lucarelli non delude mai.