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Dal letame nascono i fior!

"Sei stata una dei personaggi fondamentali di questa permanenza". "Anche te per me". E ci siamo abbracciati. Io che non sono una grande fan del contatto fisico l'ho abbracciato forte. È partito il ragazzo con cui ho più legato questa estate. Eppure non abbiamo passato ore e ore insieme, il mio lavoro non me lo consente. Sono bastati pochi minuti al giorno e forse queste "famigerate" affinità elettive che fanno incontrare da vicino le persone. Incontrare le anime intendo. Non so come lo abbia capito ma mi ha regalato un portafortuna, ora che ne ho veramente tanto bisogno. E mi ha regalato sempre un sorriso, anche da lontano. E di quello sì che ne ho avuto bisogno.

Due settimane fa invece avevo salutato il mio collega preferito. Un ragazzino che mi ricordava i cuccioli di cane, quelli grandi che giocano scomposti. A lavorare non era granché ma umanamente un tesoro. Non ha mai mancato di affacciarsi alla mia postazione, per un saluto, per un "ti se…
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Le faremo sapere

Qualche giorno fa scherzavamo con degli amici e, tra una battuta e l'altra, è uscito un "le faremo sapere", ormai universalmente riconosciuta come tipica frase di rifiuto.


In un mondo in cui siamo sempre di più a cercare lavoro e le aziende ricevono tantissimi curriculum e fanno diverse selezioni, sembra però essere diventata la prassi il non fare sapere e il dover dedurre la risposta dal silenzio. Personalmente non ci ero mai passata e, anzi, in uno dei miei tanti lavori sono stata io l'addetta alla scrittura della mail di rito: bel curriculum, le faremo sapere se servirà. Ci tenevano, per educazione e per rispetto della persona che cercava lavoro.

Non so se sia stato il karma a questo punto. Ma ho passato delle giornate intere con gli occhi appiccicati al telefono nella speranza di una telefonata o quando meno di una mail. E se i primi giorni nutrivo speranza di aver ottenuto il lavoro, man mano la speranza si è affievolita. Lasciando il posto al desiderio di un no…

Tormentata

Sto facendo il conto alla rovescia per la fine del lavoro e mi sembra che manchi un tempo ancora tendente all'infinito. È che sono diventata insofferente a tutto e le ore passano lentamente fra un disagio e l'altro.

La cosa che sopporto di meno è una del bar che quando passa davanti alla mia postazione urla il mio nome. Tutte le sante volte. Ma perché? E per quale diavolo di motivo urla? Mi fa l'effetto del gesso che stride sulla lavagna.


La secondo cosa che non sopporto più sono i tormentoni estivi. Da anni ormai la musica che passa in radio non mi piace più. Ascolto solo mp3 e raramente ciò che ascolto passa in Radio. E sono felice così.
Da 3 estati a questa parte invece mi tocca sentire (ma non ascoltare) otto infinite ore di tormentoni. Mai come quest'anno ho apprezzato questa definizione. Non ne posso realmente più. Sto forse riversando, mi domandavo fino a ieri, le mie frustrazioni più profonde su delle sciocche canzoni estive?!

Poi su un noto sito di recensioni …

Il cappello di mio nonno

Di mia nonna ve ne ho parlato. Di mio nonno mai, purtroppo è mancato troppo presto. Me lo ricordo però. Un po' taciturno, alto alto e magro. Le gambe lunghe. Mi hanno sempre detto che ho il fisico come lui.

E mi hanno sempre detto che lui quando passava il padrone non si toglieva il cappello.

In questi giorni in cui sto vivendo la follia al lavoro e mi chiedo come mai ad ogni bivio che incontro sbaglio la via da scegliere ci sto pensando spesso.

Certo, i tempi sono proprio cambiati. Oggigiorno c'è chi il cappello te lo fa togliere per forza e se non lo fai tolgono direttamente te. Tanto fuori c'è la fila. Ma io ho un problema. Nelle mie vene scorre quel sangue e il cappello per me è diventato un macigno.

Sono solo luoghi comuni

Ci sono certe professioni che sono colpite da qualche luogo comune.
Le parrucchiere sono tutte pettegole. I dottori scrivono tutti male. Gli impiegati pubblici sono tutti fannulloni. Gli informatici sono tutti nerd. Gli psicologi sono sempre disponibili ad ascoltare tutti 24 al giorno.


E i maestri di tennis cuccano un sacco.

Se alcuni di questi luoghi comuni non sono veri (SOPRATTUTTO quello sugli psicologi) posso assicurare che quella faccenda suo maestro di tennis sembra proprio essere vera.
No, non mi sono fatta rimorchiare da un tennista. Però da tre anni a questa parte osservo i maestri di tennis del villaggio e soprattutto osservo le ragazze e le signore intorno a loro. E ne vedo delle belle. Tutti con un indiscutibile savoir faire, anche quelli che non sono proprio degli adoni, ecco. E posso anche capire che qualche ragazzina in cerca di un'avventura emozionante da raccontare alle amiche ne rimanga affascinata.

Rimango un po' perplessa sul fatto che facciano più vittime…

A non rivederci

Come va la mia stagione lavorativa?

Va che una cliente abituale con la quale ho legato un po' perché molto simpatica (ma con la quale non ho mai parlato di cose personali) quando mi ha salutato mi ha detto: "non so se tornerò il prossimo anno, ma se lo farò spero per il tuo bene di non trovarti'.

Farò in modo di non deluderti, cara adorabile nonnina sprint.

Pregiudizi duri a morire

Nel lavoro dei miei sogni potevano starci benissimo studi psicosociali di osservazione e analisi di comportamenti e atteggiamenti. Purtroppo sono da anni pagata (solitamente poco) per fare altro, ma come studi sociali modestamente darei del filo da torcere a diversi ricercatori.

Uno di questi potrebbe riguardare il pregiudizio e di come sia duro a morire anche di fronte a dati certi che dimostrano il contrario. La nostra mente infatti seleziona  dall'esterno solo le informazioni che ci confermano l'idea che ci siamo fatti di una certa realtà, mentre fatica a "vedere" qualcosa che va contro quel pensiero.

Commentando, fra i vari reparti dove lavoro, la crisi palpabile che si respira, abbiamo tutti notato un cambiamento del tipo di cliente rispetto agli scorsi anni. Un tipo di cliente maleducato, tirchio e arrogante che non compra nulla ma rompe fortemente i coglioni. Ed è subito "è che ci sono più italiani, sono loro che sono i peggiori". LORO. Come se noi a…