giovedì 11 ottobre 2018

Ovunque vai...

Chi è diversamente occupato si ritrova a frequentare una gran varietà di ambienti di lavoro, costellati da altrettante varietà di personaggi fra capi e colleghi. La parola d'ordine è ADATTAMENTO.

È probabile che il diversamente occupato provenga bellino bellino da un ambiente universitario in cui ha frequentato dei pari, ha chiacchierato con loro di esami, libri, copisterie, prof stronzi e via dicendo. E magari avrà fatto battute dell'élite, di quelle che fanno ridere solo una certa categoria. Per dire, da me andava forte la risatina sul "cocktail Petty&Cacioppo".
Poi la realtà (e il precariato) riportano il povero diversamente occupato sulla Terra. Si troverà a dover imparare continuamente un mestiere diverso, ma soprattutto a dover imparare a gestire categorie di persone diverse. Lungi da me fare del classismo. Ma non credo di dire una cavolata affermando che le persone che si incontrano facendo i camerieri al ristorante sono diverse da quelle che trovi in un'assicurazione, piuttosto che quelle che conosci facendo la commessa al supermercato o facendo l'ennesimo tirocinio non pagato in un ente dove speri che prima o poi ti assumano.

Tutto sta poi nell'essere camaleontici e sapersi rapportare con tutti. Vi è una sola grande certezza universale. Ovunque siate, qualunque lavoro facciate vi troverete davanti lui: IL ROMPICOGLIONI.


FOTO DA "ILPARLATOIO.WORDPRESS.COM"


Che sia un collega, un capo o un sottoposto, sembrerà essere pagato per far dannare il prossimo. Potrà essere troppo puntiglioso, o al contrario un gran perdigiorno. Potrà essere un gran chiacchierone o un asociale. Potrà essere giovane, vecchio, uomo o donna. Poco importa. Sarà lì a rompere, rompere, rompere e ROMPERE.

Il diversamente occupato arriverà ad apprezzare la durata effimera del proprio impiego, perché spererà, la prossima volta, di trovarne uno meno peggio.

E occhio, se vi sembra di lavorare in un posto dove nessuno rompe e vi sembra, dopo aver letto il post, di essere fortunati e aver trovato un'isola felice. Perché non ci sono posti esenti da questa regola. Quinti attenzione,che mi sa che il rompicoglioni siete voi.

giovedì 27 settembre 2018

"Sono emigranto"


So che non sono numeri da statistica e che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ma in questi due anni ho conosciuto un sufficiente numero di italiani emigrati all'estero per poter dichiarare una cosa solenne: "minchia, e dateci tregua, che cavolo!"


Ci sono quelli che volutamente ti fanno l'accento straniero (ho sentito parlare un anglofiorentino che ci penso ancora mi si accappona la pelle). Ci sono quelli che ti parlano dell'Italia come una strana meta da vacanzieri (e poi indaghi, il tizio si chiama Mario Rossi ed è nato qua). Ci sono quelli che ne parlano male, a prescindere. E ci sono quelli che semplicemente hanno quello sguardo... Non lo saprei definire bene, ma è un misto di sufficienza, pena e un accenno di schifo.

A mente fredda penso questo. Che la storia italiana è fatta anche di migrazioni, chi va e chi viene, chi scappa e chi viene accolto. Che ci sono talmente tanti problemi su talmente tanti fronti che "me ne vado" è un pensiero che attraversa la mente di tutti. Ma è anche vero che ognuno la sua storia, e non tutti possono o magari vogliono andarsene. Ci vuole tanto coraggio ad andare via e cominciare da capo in uno Stato che non è il proprio. Si cambiano lingua, abitudini, cibo... Ma ci vuole anche coraggio a restare e affrontare a testa alta tutte le "italianezze": precariato, furbetti, burocrazia... Non vedo perché sentirsi una spanna sopra di noi che siamo rimasti.


E comunque a caldo sappiate che penso solo una cosa: ma cosa volete da noi che come minimo adesso abitate in un paese che snobba l'utilizzo del bidet?!




mercoledì 19 settembre 2018

Essere servizio-civilista

Un'esperienza che non deve assolutamente mancare nella carriera di un diversamente occupato è il Servizio Civile. Ha tutte le carte in regola: contratto a termine, "stipendio" irrisorio e, se tutto va bene, farai anche più ore del dovuto. Ma soprattutto risponde alla fondamentale caratteristica della diversa-occupazione: il "mah, meglio di niente".
Inutile dire che sono stata servizio civilista anche io!

Sarcasmo a parte, se avete avuto la malsana idea di prendervi una laurea e state cercando un lavoro, sbattendo il capo contro i tanti rifiuti e ancor peggio contro le tantissime non risposte, questa opportunità è da cogliere al volo. E non solo perché è davvero meglio di niente. Stare a casa ad arrovellarvi sul dove e come mandare un altro cv non vi aiuterà, né economicamente, né emotivamente (soprattutto).

Se sceglierete un buon ente e un buon progetto e avrete la fortuna (ci vuole un pochino anche di quella!) di trovare un bell'ambiente vivrete un'esperienza che vi cambierà davvero la vita, come recitava lo spot, tanti anni fa!


Io l'ho fatto, ormai troppo tempo fa, in un ente che rivolge i servizi ai giovani. Con i miei colleghi siamo stati un gruppo affiatatissimo, ci siamo aiutati, ci siamo impegnati per realizzare cose nuove e migliorare quelle vecchie e, se posso peccare di presunzione, ci siamo riusciti. Ho avuto delle soddisfazioni personali immense, e non ho sentito per un attimo la fatica , quella brutta che ti mozza le energie.

È un anno (o un po' meno, adesso sono cambiate un po' le cose) che dovrete pensare di dedicare agli altri dando loro il vostro tempo, il vostro impegno e il vostro sorriso. Ma soprattutto lo dedicherete a voi, sperimentandovi e scoprendo dei lati di voi stessi che vi sorprenderanno. Dopo più di un lustro io mi sento ancora legata a quelle esperienze e mi sento di dire che il servizio civile non si fa per un solo anno, ma si resta per sempre un po' servizio civilisti!



Se vi ho convinti, correte che il bando scade il 28 settembre!
Se siete curiosi invece di come può essere fare il servizio civile all'estero leggetevi questo articolo http://www.chicksandtrips.net/servizio-civile-estero/ di Federica.

sabato 15 settembre 2018

Punirne uno


E il cliente ha sempre ragione.
E i bambini stranieri sono già indipendenti ed educati già da piccolini (ma quando mai?).
E con gli italiani guai a dir qualcosa dei figli perché sennò vi menano (gli insegnanti ne sanno qualcosa).

Che poi, a dire il vero, non ci sono differenze di nazionalità che tengano: il desiderio unico e universale è quello di smollare la prole al mini club e, forse, riprendersela a fine vacanza.

Lavorando, si passano le giornate a sopportare bambini imbizziti perché "volevo il lecca lecca alla fragola, tu me l'hai preso alla fragola, ma adesso non mi piace più e ne voglio un altro" oppure perché "tu nel dolce hai più cioccolata di me e ti odio"*

Che tu sia semplicemente uno spettatore o che tu venga direttamente coinvolto (scusi me lo sgrida lei mio figlio, io non ce la faccio *), ad un certo punto non ne puoi più.

Poi arriva la bambina boccolosa e sorridente alla Shriley Temple. Che cerca di eludere i divieti genitoriali provando in tutti i modi a farsi regalare tutte le schifezze in vendita. Il primo approccio è la vocina mielosa e l'occhio da cucciola. A me, notoriamente poco avvezza ai bimbi, fa l'effetto delle unghie sulla lavagna.
E insiste.

E insiste ancora. Nessuno che la richiama, me l'hanno smollata lì (forse il mini club era chiuso?!).

All'ennesimo tentativo affonda: "io una mamma non ce l'ho, era nella casa in montagna ed è morta". Piccola sadica arrivista senza cuore. Ma no, le caramelle non e le do. Finalmente la mamma riemerge dall'oltretomba e viene a portarsela via. Non resisto e dico: "signora, ma non era morta? Quando ho chiesto di lei per farmi pagare le caramelle, sua figlia mi ha raccontato di essere orfana".


Impagabile vedere andar via la mamma che sventolava le mani a corna in direzione della figlia e il padre che, alla velocità della luce, se la portava via per un braccio.

Punirne uno, per vendicarsi di averne sopportati altri cento.


*tratto da storie realmente accadute





lunedì 10 settembre 2018

Settembre

Ho letto un sacco di post, tra social e blog, che raccontano un settembre di nuovi e vecchi inizi, di ferie lasciate alle spalle e di ritorni al tran tran lavorativo.

Beh, per un diversamente occupato spesso e (mal)volentieri non è così. Di solito si paragona il settembre da adulti a quello di quando si era bambini o ragazzi, quando in quel mese riprendevamo la scuola. E infatti è dai tempi dell'università che non ho un settembre degno di questo nome.

Perché...

E prima c'è stato il tirocinio. Già che devi lavorare per legge un anno gratis, vorrai mica anche le ferie?!
Poi sono stata disoccupata, alla ricerca disperatissima di un lavoro, proprio nei mesi estivi. Non è che la vacanza te la godi alla grande se hai questo pensiero fisso in testa.
Poi, per fortuna, è venuto il servizio civile. E a settembre fummo arruolati nelle prime file un evento importante. Ricordo un agosto di lavoro intenso e un settembre con il botto. Ma non mi lamento di un singolo minuto passato a lavorare quando gli altri erano in ferie. Il SC è stata davvero una bellissima esperienza.
Purtroppo dopo, per anni, è arrivata la diversa-occupazione, quella bruttabrutta. Anni di progettucci e progettini sottopagati in cui chi ti comanda, sfrutta, e ti fa pure credere di farti un piacere. Per un po' ci ho pure creduto, rinunciando a ferie, giorni liberi, riposo... e beh, poi sapete come è andata.

E infine lo stagionale. Ho scoperto che settembre, che per tanti di voi è un inizio paragonabile al lunedì mattina, può diventare una specie di venerdì mattina infinito. Perché se è venerdì domani si fa festa, ma guardi e riguardi l'orologio e sono sempre le 10, eppure non vedi l'ora di staccare alle 18 per goderti il tuo week end libero.

Io sto consumando il calendario con lo sguardo. Arriverà prima o poi questo benedetto week end?!

venerdì 7 settembre 2018

Sliding doors

Avete presente Sliding Doors, quel film in cui si vede come sarebbe stata la vita della tipa, se avesse preso o perso la metropolitana?


Ebbene, qualche mese fa, ho vissuto la stessa cosa, anche se il treno era solo metaforico. Anche perché, considerato che sono PERENNEMENTE in ritardo, manco ci sarebbe stata l'ipotesi "prendere il treno", visto che di sicuro l'avrei perso.
È successo invece che, ormai anni fa, finito il servizio civile, c'era da prendere una grossa decisione. La premessa è che in quell'anno abbiamo lavorato in un modo splendido coi miei colleghi. Eravamo un meccanismo perfettamente oliato, abbiamo ricevuto tanti complimenti e altrettanti incoraggiamenti a proseguire quella strada insieme.
L'entusiasmo era a mille e l'idea aveva preso forma, già appena finito il nostro anno insieme. Poi le prime defezioni, realizzando che mettersi in proprio non era così facile.
Io ho mollato per ultima e sono rimasti in tre. Non è che non credessi più nel progetto, e nemmeno che non mi fidassi degli altri. Ci fu un piccolo e apparentemente insignificante episodio, come la porta di una metropolitana che si chiude davanti a te, e mi dissi che non era il caso.

Mi sono mantenuta comunque in ottimi rapporti, anche se, avendo cercato poi altre strade, li ho visti sempre meno. Li osservavo da lontano comunque, provando una piccola e sana invidia mista nostalgia per le attività che facevano. Non sapete le volte che mi sono detta "e se avessi..."
Ecco, a inizio estate, in pochi minuti ho vissuto quella vita mancata attraverso gli occhi di uno dei ragazzi. In pratica quel che sembrava a me una piccola e insignificante cosa si è rivelata essere un segnale di cosa sarebbe successo dopo e, senza entrare in inutili dettagli, questo dopo è che il più ingenuo è stato lasciato dagli altri col culo a terra.

Non mi ringrazierò mai abbastanza per essermi evitata (almeno) questa.

sabato 1 settembre 2018

Tag Very Pop Blog - Le estati del nostro passato

Federica, a inizio estate, mi ha passato un meme carino che è finito tristemente nella lista nera dei post che prima o poi scriverò.
E ormai anche se è finito pure agosto ed è tempo di tirare fuori i Righeira, mi voglio cimentare in questa amarcord delle estati di quando ero piccola.

Le regole sono semplicissime:
1- Elencare tutto ciò che è stato un simbolo delle nostre estati da bambini, in base ai vari macroargomenti forniti;
2- Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a
https://mikimoz.blogspot.com/2018/06/le-mie-estati-da-bambino.html
3- taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.




 Premetto che io non nominerò nessuno. Ormai chi ha voluto, avrà già fatto a tempo debito. Però se vi capita di "rubare" l'idea, chiamatemi che vengo a curiosare!

E adesso lasciatemi chiudere gli occhi e tornare bimba...








GIOCO IN CORTILE
Se per cortile possiamo intendere tutti i cortili del vicinato, senza dubbio dico nascondino! Eravamo un bel gruppo ed io ero l'unica indigena. Gli altri erano tutti fiorentini. Ovviamente nessuno di Firenze, ma per convenzione dalle mie parti sei fiorentino se sei un qualsiasi turista con l'accento toscano. Inutile dire che lo sfortunato di turno che contava se ne stava parecchio da solo, visto che ci sparpagliavamo per tutto il quartiere... a volte dimenticandosi di quel povero disgraziato!


GIOCO IN SPIAGGIA
Credo che le volte in cui ho giocato a carte senza un tavolo di asciugamano e sabbia si possano contare sulle dita di una mano. Mi piacevano un sacco dernier (la versione di Uno con le carte normali) e Machiavelli (una specie di scala 40).

FUMETTO
Sebbene non amassi molto Topolino e fossi una storica abbonata al Giornalino, ci sono state alcune estati in cui comprare Topolino era una festa per i regali "a rate" che trovavi con il fumetto. Il più carino che ricordo è questo zainetto che sicuramente ho ancora da qualche parte


CIBO
L'orto estivo regala grandi gioie, soprattutto se le friggi. Partiamo quindi dalle patate novelle, per arrivare alle melanzane e ai fiori di zucca. Mi commuovo al sol pensiero. Ma se proprio bisogna citare qualcosa di estivo al massimo, dico la frega. Che altro non è che pane, ovviamente toscano, strusciato con il pomodoro.


CANZONE
Non ero una gran ascoltatrice di musica da bimbetta. Ma ero innamorata di Fiorello e del suo karaoke. E per un po' si era visto pure in estate. Bei tempi, quelli del codino!


 LIBRO:
Da piccola leggevo un sacco di classici per ragazzi: Piccole donne, Pippi Calzelunghe, Kim, la Piccola Dorrit, Pollyanna... Ma il vero libro dell'estate è sempre stato, ahimè, quello dei compiti per le vacanze. Il mio senso del dovere mi ha sempre imposto di finirlo, ed entro la fine di agosto, perché poi si andava in ferie anche noi e allora sì che non volevo noie!


FILM:
Non ricordi film estivi, ma ricordo il cinema all'aperto (che cita anche Federica). Ero ovviamente più grandicella e ci ho visto solo Salvate il soldato Ryan. Ho ancora i capelli dritti. Ma gran bel film, comunque.



 LUOGO:

Come dicevo, a settembre, mandati via i turisti, si andava in vacanza anche noi. Abitando al mare, per me le vacanze vere si fanno in montagna. Quindi il luogo delle mie vacanze sono senza dubbio le Alpi. Con una menzione d'onore per le Dolomiti e il perché non c'è bisogno di spiegarlo.

VIDEOGAME:
Io con i videogame mi sono fermata al Commodore 64. E mi concedevano di giocarci per poco tempo. Quindi andava a finire che io passavo gran parte del tempo fissando speranzosa la schermata di caricamento e, se ero fortunata, giocavo addirittura 10 minuti. Se ero fortunata appunto. Solo chi ha avuto il commodor conosce la vera ansia che si prova davanti a queste righe.



GIOCO DA TAVOLA:
Praticamente tutti quelli che avevo. Il mio quartiere è fatto per oltre la metà da case turistiche e residence e, d'inverno, non avevo compagnia. La mia nota socievolezza non me ne faceva dispiacere ma comunque dovevo aspettare i "fiorentini" per sfoderare i miei giochi in scatola. Fra tutti ricordo volentieri Viaggio in Italia, aveva un sacco di cartellini con le foto delle città e li adoravo!

GIOCATTOLO:
Oltre agli intramontabili paletta e secchiello, nel mio cuore c'è una tavoletta per nuotare con la testa di coccodrillo che gli unicorni di oggi giorno nemmeno li vede.


TELEVISIONE:
Credo di averla vista a suon di spezzoni e repliche e forse anche mezza in inverno... ma se penso a una serie tv estiva penso subito ad Ocean Girl. Mi sa che l'abbiamo vista in 12. Ma fa tanto estate, forse perché c'erano di mezzo le sirene!

LIFE:
Le mie estati scorrevano fra spiaggia, amiche dell'estate, compiti (sigh) e spensieratezza. Non erano straordinarie ed emozionanti, ma mi piacevano!


 FOTO:

A dimostrazione del fatto che avrei potuto fare l'ingegnere e non essere una diversamente occupata...