giovedì 18 ottobre 2018

Elogio alla noia

A lavoro non abbiamo finito tutti insieme. I primi ad andarsene sono venuti a trovare noi sopravvissuti dichiarandosi in preda alla noia. "Che palle stare a casa, non so che fare tutto il giorno".

Una volta per tutte: ma che problemi avete voi che senza andare a lavoro vi annoiare subito? Non ce li avete un hobby, un amico, una casa da pulire?

Un conto è lo sconforto da "sono senza lavoro, come mi sostento?" che conosco fin troppo bene. Ma se si sceglie e sottolineo sceglie di fare uno stagionale e poi prendere il sussidio di disoccupazione senza cercare altro perché diavolo lamentarsi?!

Io mi sono fatta una lista talmente lunga di cose-da-fare-quando-finisco che quando sarà ora di riniziare a lavorare non sarò neanche a metà.

Il lavoro stagionale ha dei ritmi direi piuttosto sostenuti. Che tu faccia fatica fisica o mentale sei sempre carico a mille. E io ho anche una fortuna sfacciata, nella maggior parte dei posti, oltre a dover sopportare il caldo e la gente, sei costretto a dei turni lunghissimi senza mai un giorno di tregua. E nonostante ciò si arriva a fine stagione con la lingua di fuori. In questi mesi manca tutto, persino la noia, persino lo stare a guardare un bel cielo blu.

giovedì 11 ottobre 2018

Ovunque vai...

Chi è diversamente occupato si ritrova a frequentare una gran varietà di ambienti di lavoro, costellati da altrettante varietà di personaggi fra capi e colleghi. La parola d'ordine è ADATTAMENTO.

È probabile che il diversamente occupato provenga bellino bellino da un ambiente universitario in cui ha frequentato dei pari, ha chiacchierato con loro di esami, libri, copisterie, prof stronzi e via dicendo. E magari avrà fatto battute dell'élite, di quelle che fanno ridere solo una certa categoria. Per dire, da me andava forte la risatina sul "cocktail Petty&Cacioppo".
Poi la realtà (e il precariato) riportano il povero diversamente occupato sulla Terra. Si troverà a dover imparare continuamente un mestiere diverso, ma soprattutto a dover imparare a gestire categorie di persone diverse. Lungi da me fare del classismo. Ma non credo di dire una cavolata affermando che le persone che si incontrano facendo i camerieri al ristorante sono diverse da quelle che trovi in un'assicurazione, piuttosto che quelle che conosci facendo la commessa al supermercato o facendo l'ennesimo tirocinio non pagato in un ente dove speri che prima o poi ti assumano.

Tutto sta poi nell'essere camaleontici e sapersi rapportare con tutti. Vi è una sola grande certezza universale. Ovunque siate, qualunque lavoro facciate vi troverete davanti lui: IL ROMPICOGLIONI.


FOTO DA "ILPARLATOIO.WORDPRESS.COM"


Che sia un collega, un capo o un sottoposto, sembrerà essere pagato per far dannare il prossimo. Potrà essere troppo puntiglioso, o al contrario un gran perdigiorno. Potrà essere un gran chiacchierone o un asociale. Potrà essere giovane, vecchio, uomo o donna. Poco importa. Sarà lì a rompere, rompere, rompere e ROMPERE.

Il diversamente occupato arriverà ad apprezzare la durata effimera del proprio impiego, perché spererà, la prossima volta, di trovarne uno meno peggio.

E occhio, se vi sembra di lavorare in un posto dove nessuno rompe e vi sembra, dopo aver letto il post, di essere fortunati e aver trovato un'isola felice. Perché non ci sono posti esenti da questa regola. Quinti attenzione,che mi sa che il rompicoglioni siete voi.

giovedì 27 settembre 2018

"Sono emigranto"


So che non sono numeri da statistica e che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ma in questi due anni ho conosciuto un sufficiente numero di italiani emigrati all'estero per poter dichiarare una cosa solenne: "minchia, e dateci tregua, che cavolo!"


Ci sono quelli che volutamente ti fanno l'accento straniero (ho sentito parlare un anglofiorentino che ci penso ancora mi si accappona la pelle). Ci sono quelli che ti parlano dell'Italia come una strana meta da vacanzieri (e poi indaghi, il tizio si chiama Mario Rossi ed è nato qua). Ci sono quelli che ne parlano male, a prescindere. E ci sono quelli che semplicemente hanno quello sguardo... Non lo saprei definire bene, ma è un misto di sufficienza, pena e un accenno di schifo.

A mente fredda penso questo. Che la storia italiana è fatta anche di migrazioni, chi va e chi viene, chi scappa e chi viene accolto. Che ci sono talmente tanti problemi su talmente tanti fronti che "me ne vado" è un pensiero che attraversa la mente di tutti. Ma è anche vero che ognuno la sua storia, e non tutti possono o magari vogliono andarsene. Ci vuole tanto coraggio ad andare via e cominciare da capo in uno Stato che non è il proprio. Si cambiano lingua, abitudini, cibo... Ma ci vuole anche coraggio a restare e affrontare a testa alta tutte le "italianezze": precariato, furbetti, burocrazia... Non vedo perché sentirsi una spanna sopra di noi che siamo rimasti.


E comunque a caldo sappiate che penso solo una cosa: ma cosa volete da noi che come minimo adesso abitate in un paese che snobba l'utilizzo del bidet?!




mercoledì 19 settembre 2018

Essere servizio-civilista

Un'esperienza che non deve assolutamente mancare nella carriera di un diversamente occupato è il Servizio Civile. Ha tutte le carte in regola: contratto a termine, "stipendio" irrisorio e, se tutto va bene, farai anche più ore del dovuto. Ma soprattutto risponde alla fondamentale caratteristica della diversa-occupazione: il "mah, meglio di niente".
Inutile dire che sono stata servizio civilista anche io!

Sarcasmo a parte, se avete avuto la malsana idea di prendervi una laurea e state cercando un lavoro, sbattendo il capo contro i tanti rifiuti e ancor peggio contro le tantissime non risposte, questa opportunità è da cogliere al volo. E non solo perché è davvero meglio di niente. Stare a casa ad arrovellarvi sul dove e come mandare un altro cv non vi aiuterà, né economicamente, né emotivamente (soprattutto).

Se sceglierete un buon ente e un buon progetto e avrete la fortuna (ci vuole un pochino anche di quella!) di trovare un bell'ambiente vivrete un'esperienza che vi cambierà davvero la vita, come recitava lo spot, tanti anni fa!


Io l'ho fatto, ormai troppo tempo fa, in un ente che rivolge i servizi ai giovani. Con i miei colleghi siamo stati un gruppo affiatatissimo, ci siamo aiutati, ci siamo impegnati per realizzare cose nuove e migliorare quelle vecchie e, se posso peccare di presunzione, ci siamo riusciti. Ho avuto delle soddisfazioni personali immense, e non ho sentito per un attimo la fatica , quella brutta che ti mozza le energie.

È un anno (o un po' meno, adesso sono cambiate un po' le cose) che dovrete pensare di dedicare agli altri dando loro il vostro tempo, il vostro impegno e il vostro sorriso. Ma soprattutto lo dedicherete a voi, sperimentandovi e scoprendo dei lati di voi stessi che vi sorprenderanno. Dopo più di un lustro io mi sento ancora legata a quelle esperienze e mi sento di dire che il servizio civile non si fa per un solo anno, ma si resta per sempre un po' servizio civilisti!



Se vi ho convinti, correte che il bando scade il 28 settembre!
Se siete curiosi invece di come può essere fare il servizio civile all'estero leggetevi questo articolo http://www.chicksandtrips.net/servizio-civile-estero/ di Federica.

sabato 15 settembre 2018

Punirne uno


E il cliente ha sempre ragione.
E i bambini stranieri sono già indipendenti ed educati già da piccolini (ma quando mai?).
E con gli italiani guai a dir qualcosa dei figli perché sennò vi menano (gli insegnanti ne sanno qualcosa).

Che poi, a dire il vero, non ci sono differenze di nazionalità che tengano: il desiderio unico e universale è quello di smollare la prole al mini club e, forse, riprendersela a fine vacanza.

Lavorando, si passano le giornate a sopportare bambini imbizziti perché "volevo il lecca lecca alla fragola, tu me l'hai preso alla fragola, ma adesso non mi piace più e ne voglio un altro" oppure perché "tu nel dolce hai più cioccolata di me e ti odio"*

Che tu sia semplicemente uno spettatore o che tu venga direttamente coinvolto (scusi me lo sgrida lei mio figlio, io non ce la faccio *), ad un certo punto non ne puoi più.

Poi arriva la bambina boccolosa e sorridente alla Shriley Temple. Che cerca di eludere i divieti genitoriali provando in tutti i modi a farsi regalare tutte le schifezze in vendita. Il primo approccio è la vocina mielosa e l'occhio da cucciola. A me, notoriamente poco avvezza ai bimbi, fa l'effetto delle unghie sulla lavagna.
E insiste.

E insiste ancora. Nessuno che la richiama, me l'hanno smollata lì (forse il mini club era chiuso?!).

All'ennesimo tentativo affonda: "io una mamma non ce l'ho, era nella casa in montagna ed è morta". Piccola sadica arrivista senza cuore. Ma no, le caramelle non e le do. Finalmente la mamma riemerge dall'oltretomba e viene a portarsela via. Non resisto e dico: "signora, ma non era morta? Quando ho chiesto di lei per farmi pagare le caramelle, sua figlia mi ha raccontato di essere orfana".


Impagabile vedere andar via la mamma che sventolava le mani a corna in direzione della figlia e il padre che, alla velocità della luce, se la portava via per un braccio.

Punirne uno, per vendicarsi di averne sopportati altri cento.


*tratto da storie realmente accadute





lunedì 10 settembre 2018

Settembre

Ho letto un sacco di post, tra social e blog, che raccontano un settembre di nuovi e vecchi inizi, di ferie lasciate alle spalle e di ritorni al tran tran lavorativo.

Beh, per un diversamente occupato spesso e (mal)volentieri non è così. Di solito si paragona il settembre da adulti a quello di quando si era bambini o ragazzi, quando in quel mese riprendevamo la scuola. E infatti è dai tempi dell'università che non ho un settembre degno di questo nome.

Perché...

E prima c'è stato il tirocinio. Già che devi lavorare per legge un anno gratis, vorrai mica anche le ferie?!
Poi sono stata disoccupata, alla ricerca disperatissima di un lavoro, proprio nei mesi estivi. Non è che la vacanza te la godi alla grande se hai questo pensiero fisso in testa.
Poi, per fortuna, è venuto il servizio civile. E a settembre fummo arruolati nelle prime file un evento importante. Ricordo un agosto di lavoro intenso e un settembre con il botto. Ma non mi lamento di un singolo minuto passato a lavorare quando gli altri erano in ferie. Il SC è stata davvero una bellissima esperienza.
Purtroppo dopo, per anni, è arrivata la diversa-occupazione, quella bruttabrutta. Anni di progettucci e progettini sottopagati in cui chi ti comanda, sfrutta, e ti fa pure credere di farti un piacere. Per un po' ci ho pure creduto, rinunciando a ferie, giorni liberi, riposo... e beh, poi sapete come è andata.

E infine lo stagionale. Ho scoperto che settembre, che per tanti di voi è un inizio paragonabile al lunedì mattina, può diventare una specie di venerdì mattina infinito. Perché se è venerdì domani si fa festa, ma guardi e riguardi l'orologio e sono sempre le 10, eppure non vedi l'ora di staccare alle 18 per goderti il tuo week end libero.

Io sto consumando il calendario con lo sguardo. Arriverà prima o poi questo benedetto week end?!

venerdì 7 settembre 2018

Sliding doors

Avete presente Sliding Doors, quel film in cui si vede come sarebbe stata la vita della tipa, se avesse preso o perso la metropolitana?


Ebbene, qualche mese fa, ho vissuto la stessa cosa, anche se il treno era solo metaforico. Anche perché, considerato che sono PERENNEMENTE in ritardo, manco ci sarebbe stata l'ipotesi "prendere il treno", visto che di sicuro l'avrei perso.
È successo invece che, ormai anni fa, finito il servizio civile, c'era da prendere una grossa decisione. La premessa è che in quell'anno abbiamo lavorato in un modo splendido coi miei colleghi. Eravamo un meccanismo perfettamente oliato, abbiamo ricevuto tanti complimenti e altrettanti incoraggiamenti a proseguire quella strada insieme.
L'entusiasmo era a mille e l'idea aveva preso forma, già appena finito il nostro anno insieme. Poi le prime defezioni, realizzando che mettersi in proprio non era così facile.
Io ho mollato per ultima e sono rimasti in tre. Non è che non credessi più nel progetto, e nemmeno che non mi fidassi degli altri. Ci fu un piccolo e apparentemente insignificante episodio, come la porta di una metropolitana che si chiude davanti a te, e mi dissi che non era il caso.

Mi sono mantenuta comunque in ottimi rapporti, anche se, avendo cercato poi altre strade, li ho visti sempre meno. Li osservavo da lontano comunque, provando una piccola e sana invidia mista nostalgia per le attività che facevano. Non sapete le volte che mi sono detta "e se avessi..."
Ecco, a inizio estate, in pochi minuti ho vissuto quella vita mancata attraverso gli occhi di uno dei ragazzi. In pratica quel che sembrava a me una piccola e insignificante cosa si è rivelata essere un segnale di cosa sarebbe successo dopo e, senza entrare in inutili dettagli, questo dopo è che il più ingenuo è stato lasciato dagli altri col culo a terra.

Non mi ringrazierò mai abbastanza per essermi evitata (almeno) questa.