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 Una cosa che uso dire, fra il serio e il faceto, è che facendo il mio vero lavoro (la psicologa) non avrei mai avuto la possibilità di conoscere così da vicino la psiche umana come mi è capitato lavorando al pubblico e adesso nelle scuole.  Quando lavoravo al villaggio, essendo un posto per famiglie, mi è capitato spesso di osservare abitudini e atteggiamenti di bambini e ragazzini. Ai tempi andava di moda una certa mossa di fortnite . Io non capivo: vedevo questi ragazzetti in gruppo, da soli, in fila per prendere il gelato, a bordo piscina, ovunque insomma, di punto in bianco sculettare e agitare le braccia. La prima volta ho pensato a qualche puntura di insetto. La seconda che fosse uno di quei giorni in cui le mosche sono parecchio appiccicose. Ma poi ho iniziato a farmi delle domande sul perché quei bambini sembrassero tarantolati. Per fortuna i tanti anni di studio hanno fruttato e sono riuscita a comprendere che era solo la moda di questo gioco. Il mio ruolo di osservatrice sil
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Il Tuttofare

Qualche giorno fa hanno mandato su RaiUno Il Tuttofare . Sono rimasta incuriosita dal trailer e ho pensato "questo sta benissimo nella mia precarioteca". Poi sbirciando un po' online ho scoperto che il regista è Valerio Attanasio che ha collaborato a soggetto e sceneggiatura di Smetto quando voglio , film/trilogia che io ho letteralmente adorato. Per non parlare dei protagonisti: uno è Sergio Castellitto e non ha bisogno di presentazioni, l'altro lo abbiamo conosciuto  mentre introduceva inconsapevolmente il ricercatore Pietro Zinni al mondo delle smart drugs, proprio in Smetto quando voglio . Confesso che, anche a fronte di critiche positive e premi ricevuti, le aspettative erano altissime. E non è andata come speravo. La trama . Antonio fa il praticantato con la promessa di un regolare contratto presso lo stimato avvocato Bellastella. E con fare il praticantato si intende ovviamente prestarsi (e prostrarsi) in prima persona ai suoi mille vizi, compreso lo sposare l&

Retroroscopo 2020

 Se c'è una cosa del web che salvo di questi mesi di pandemia è la genialità di qualche meme/post che ha saputo ironizzare con intelligenza su questa condizione delirante che stiamo vivendo. Dal lievito introvabile da procurarsi dallo spacciatore all'asocialità forzata, ho letto battute veramente divertenti. Anche quelle sull'emanazione del segnale del 5G da parte dei vaccinati mi hanno fatto tanto ridere. Almeno fino a quando non ho parlato con qualcuno che ci crede veramente, allora mi è venuto un po' da piangere. Comunque, i meme che proprio non ho capito sono stati quelli su Paolo Fox.  Sarà che non seguo gli oroscopi e non so cosa avesse previsto (e toppato alla grande) per questo anno. Di certo per indovinare cosa sarebbe successo ci sarebbero voluti veramente dei poteri sovrannaturali. Tutto questo preambolo per un banale post di resoconto dell'anno appena passato?! Ebbene sì, visto che ho abbandonato per un po' la blogosfera mi sono autosabotata l'id

Il capo che vorrei

Non so se capita anche a chi ha un lavoro stabile, magari da anni. Però per un diversamente occupato credo sia normale che, saltellando da un lavoro all'altro, si inizi a fantasticare su come saranno i futuri colleghi o il futuro capo. Infatti se non è proprio il tuo lavoro dei sogni, e talvolta anche in quel caso, è proprio la componente umana che fa da contorno al lavoro a fare la differenza. Immersa in questi voli pindarici, sono arrivata talmente in alto da chiedermi: quali sono i capi "della fantasia" che vorrei? Ho fatto un tuffo fra i personaggi delle mie serie TV preferite e ho pescato tre (quattro) capi ideali che più differenti non si può! Per dire quanta poca coerenza ci sia perfino nella mia fantasia!  Ve li descrivo un po'. E poi sono curiosa: chi vorreste voi per capo a lavoro fra i personaggi di fantasia incontrati fra le pagine di un libro o su un piccolo o grande schermo? Hank Voight (Chicago PD) . Una persona decisamente poco equilibrata. Sceglierlo

Laureata precaria

Quando ho avuto il blocco del blogger avevo un sacco di idee che mi affollavano la mente ma che si intasavano sulle dita, senza poterle scrivere.  Quindi per riaprire la Precarioteca ho dovuto rileggere gli ultimi post: mica ricordavo cosa ho pubblicato davvero e cosa avevo soltanto pensato! Quindi figuriamoci se mi ricordo quale canzone avevo in mente quando ho scritto questo post .  Per ricominciare in modo easy, vi presento una canzone sul precariato che più esplicita di così non si può.  La trama . "Laureata precaria" di Simone Cristicchi dice tutto già dal titolo. Ma ad ogni verso, ad un ritmo accattivante ed orecchiabile, diventa sempre più esplicita. Come apertamente dichiara subito, questa canzone è il " secondo tempo di una studentessa universitaria ", altra canzone che forse conoscerete perché si sentiva in radio a suo tempo. Tutto tristemente noto: una neolaureata con il massimo dei voti si ritrova con un bimbo piccolo, ahimè precaria, a fare i più dispar

Saper aspettare

Quando me ne sono andata dal lavoro stagionale non avrei potuto immaginare tutto questo. E men che meno quando ho lasciato le associazioni con cui collaboravo da lavoratrice autonoma. In entrambi i casi avevo detto basta perché trovavo le condizioni umane e lavorative poco consone al mio essere.  Alla fine devo ringraziare tutti coloro che, con il principale fine di sfruttare chi avevano sotto di loro, mi hanno sottopagata, chiamata ad orari improponibili, sminuita. E devo ringraziare me stessa che a certe azioni ho fatto corrispondere una sola reazione: andarmene a gambe levate. A quello che si sarebbe poi rivelato il momento giusto. Perché ogni singola fuga mi ha portato all'esatto punto in cui mi trovo adesso. Ovvero che adesso ho un lavoro.  Sono una bidella laureata. Della laurea non me ne faccio un bel nulla ma in questo marasma che sono stati gli ultimi dieci mesi di pandemia io ho un lavoro. Purtroppo sono veramente in tanti quelli che non possono affermarlo con la mia stes

Dove eravamo rimasti

 Ciao a tutti, come state? Dopo tanto tempo è il minimo che possa chiedervi. Non fosse altro perché c'è di mezzo una pandemia mondiale.  Io sto bene e i miei cari pure. Mettiamoci un "per ora" scaramantico, non si sa mai.  Proprio perché c'è stato di mezzo tutto questo casino del virus avrei avuto tempo da vendere per scrivere e invece me ne è mancato sempre lo spirito. Poi, in questi giorni, mi è frullato diverse volte il pensiero in testa. E quindi eccomi di nuovo qua.  Sono ancora diversamente occupata, lavoro per mia fortuna dove lavoravo lo scorso anno (da due anni faccio la bidella, per chi non si ricordasse) e, sebbene sia in odore di posto fisso (un odore che ricorda tanto quello di pipì di maschio preadolescente), ci sono ancora sufficientemente lontana da aver materiale per questo blog per ancora tanto, tanto tempo.