mercoledì 18 ottobre 2017

Loop social

Chiamiamolo post di incoraggiamento. Ho creato la pagina Facebook del blog per sponsorizzare il blog, ma uso il blog per sponsorizzare la pagina Facebook per sponsorizzare il blog.

Insomma, mipiaciatemi la pagina che sennò vado avanti all'infinito.

La trovate qui ---> https://www.facebook.com/icarodiversamenteoccupata/


lunedì 16 ottobre 2017

L'indignazione

fonte: Clipartlogo

Mentre cercavo il tempo per scrivere 3 o 4 post che ho in mente e tentavo di stabilirne una priorità, mi sono imbattuta in questo articolo.
Un drappo rosso sventolato davanti agli occhi infuriati di un toro.
In Italia, e non me ne meraviglio, un presidente di commissione può evidentemente nominare e stesso per un incarico. L'articolo precisa che era un incarico misero misero, quasi a scusarla. Della serie "ha rubato, ma poco".

La cosa che mi fa veramente incazzare è che l'articolo doveva finire così: "i candidati esclusi hanno protestato e ottenuto le dimissioni della signora, e l'assegnazione è stata riottenuta in maniera più trasparente". No. Ormai questi episodi sono all'ordine del giorno, ci si indigna, ma non ci si oppone. Neanche pacificamente, quando in realtà bisognerebbe scendere in piazza e ribaltare anche qualche scrivania. Ma ci basta indignarci per sentirsi in pace con la coscienza.
E niente cambia.

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Aggiornamento. E invece, con mio immenso stupore, qualcosa è stato fatto. Non una speranza che cambi il vento rapidamente, ma una piccolissima goccia, che si spera faccia il mare.

giovedì 12 ottobre 2017

Un altro inizio

Quando si parla di vocazioni...
Ho accettato un mezzo lavoretto, sicuramente sotto pagato, per poche ore a settimana, e via dicendo. La storia si ripete. Per mancanza di informazioni, non sono riuscita a far bene due conti sul quanto mi convenisse starmene a casa DISOCCUPATA PAGATA DALLO STATO, oppure accettare quanto ho accettato.
Ho messo alcune cose sul piatto dell'incertezza e ho detto sì.

Che fatica non sapere ma cosa fai bene e cosa sbagli. Che fatica vedere i propri sogni andar via sempre più lontani.

Quello che rimane l'unica certezza è questa. Io a fine di questo lavoro sarò diventata come lui!
Fonte: ddimensione.tv

lunedì 9 ottobre 2017

Bella la mi' Firenze


Si dice che le donne abbiano degli ormoni specifici per far dimenticare i dolori del parto. Deve essere lo stesso per gli studenti delusi. Io ho studiato a Firenze e quel periodo non lo ricordo mai con gran piacere, per l'università orribile, le coinquiline stronze e tante altre pessime cose. Firenze la collego a quel preciso momento della mia vita, quindi la dovrei associare a sentimenti negativi.

E invece confesso che quando ho saputo che dovevamo andarci, anche se non per una gita di piacere, ero contenta. Eccitata di rivedere quella che era stata un po' casa mia, dopo 10 anni, chissà quanti cambiamenti!

Ecco, il principale cambiamento che ho trovato è che se vuoi visitare Firenze devi per forza sborsare un miliardo per parcheggiare, in quanto adesso anche nelle zone "di fiducia" di periferia le strisce sono tutte di un salatissimo colore blu. Per una serie di questioni che non sto qui a snocciolare, alla fine ho avuto solo il tempo di affacciarmi in piazza Croce, in cui sono arrivata per caso, guidata da quell'istinto di una volta, di quando mi trovavo nelle città e vagavo quasi senza meta, per scoprire nuovi angoli interessanti. Sempre bella direi! Anche se l'ho trovata particolarmente sovraffollata.

Un po' meno bella è Piazza della Signoria, con quell'abominio artistico che ci hanno piazzato nel mezzo. Un tributo all'andare di corpo direi.


Delusi e impossibilitati ad accendere un mutuo per parcheggiare ho proposto di andare al piazzale Michelangelo. Perché se Parigi val bene una messa, Firenze dall'alto val bene un parcheggio a pagamento.
 
Peccato che li non si trovi un parcheggio neanche a volerlo pagare. Non ricordo fosse mai stato così difficoltoso gli anni passati trovare un posto dove lasciare la macchina!

Senso del discorso: Firenze è bella, bellissima, ma per visitarla ci vuole tanta pazienza, un po' per la calca di gente, ma soprattutto se si deve o vuole  andare con la macchina.

venerdì 6 ottobre 2017

"A fine stagione mi riposo"

Se il proverbio tutto il mondo è paese è vero, nelle zone come la mia in cui "si vive di turismo" molte persone scelgono di fare il lavoro esclusivamente estivo e stagionale, per poi farsi sovvenzionare dallo Stato con il contributo di disoccupazione. L'ho sempre trovato raccapricciante, anche perché quando sono stata veramente disoccupata, con pile di lacrime e curriculum da inviare, non ho mai visto un soldo, per gli assurdi requisiti che si impone di avere per usufruirne.

Lo stagionale lo si sceglie da giovanissimi e si porta la "carriera" estate dopo estate. Per me che, mea culpa, ho preso una laurea, questo tipo di lavoro era inarrivabile. Per fortuna un colpo di culo e una buona parola hanno cancellato questo madornale errore di gioventù e finalmente, con già troppi capelli bianchi in testa, ho fatto la mia prima stagione.

E proprio mentre mi crogiolavo all'idea del contributo e il dolce far niente retribuito, è arrivata una telefonata.

Che mi diceva che, per farla corta, per un certo incarico per cui avevo fatto domanda anni fa il posto era disponibile, che c'era da aspettare la chiusura ufficiale del richiamo in graduatoria ma se fossi stata libera si cominciava l'indomani.

Non so descrivere il misto di agitazione e trepidazione che mi ha presa nelle ore successive. Perché uno poi se le cerca pure le "occupazioni diverse", uno stagionale doc avrebbe detto no grazie, sto a casa a grattarmi. Io invece non sono proprio fatta per questo.

Ho aspettato la chiamata di conferma. E invece no, è arrivata una mail asettica in cui si annunciava che avevano dato il posto a un altro.

Penso alle cose da fare e al riposo, i libri da leggere, la casa da sistemare... Ma penso anche che cin queste premesse sarà un inverno lunghissimo!

martedì 3 ottobre 2017

Chi dimentica è complice.

Sebbene possa sembrare una neofita del mondo dei blog, in realtà scrivevo già quasi 10 anni fa. Lo testimonia il fatto che nell'archivio siano spuntati i vecchi post che, fra l'altro, per me è divertente rileggere.

Il blog non si chiamava così, anche perché è nato quando ancora studiavo e certo non mi immaginavo (o quanto meno ci speravo) di fare la fine lavorativa che ho fatto. Il mio primo blog si chiamava "Sotto il segno del piccione", traccia che ho comunque voluto tenere nel sottotitolo di quello nuovo.
Lo avevo scelto per metaforizzare, diciamo così, la sfiga che avrei raccontato. E questo perché, neanche troppo di rado, se un qualche volatile doveva mollare in mezzo a una folla di persone, sceglieva me. Dando origine anche a racconti per cui ho visto facce incredule da tanto la situazione era assurda.

Se non è una metafora della mia vita quella...

Bene, gli anni passano, il titolo l'ho cambiato, ma gli escrementi restano. Metaforici e non.

Per non dimenticare le origini ecco un bel trittico di esperienze che mi son capitate in tempi non sospetti.

- Tornando da una gita piuttosto fuori porta mi fermo in un autogrill per andare al bagno e trovo l'ennesimo bagno alla turca (e per inciso, perché mai in Liguria non hanno i water e solo quegli schifosissimi buchi per terra?!). Mi bardo per ogni evenienza, mi arrotolo i pantaloni e mi avventuro certa che fili tutto liscio. Peccato che a metà strada ho iniziato a sentire odore di pipì umana e, guardandomi le gambe, mi accorgo di essere io ad emanarlo perché i miei adoratissimi pantaloni a zampa per capillarità hanno assorbito pipì NON MIA fino al ginocchio! Oltre ad esternare il desiderio di darmi fuoco, devo precisare che qualcuno la doveva aver fatto nell'antibagno!
- Qualche settimana fa decidiamo di andare al cinema in una multisala in città. Per strada, visto chr non è così vicino, mi scappa la pipì e mi a costo in un boschetto. Trovata la posizione giusta, mi calo le braghe e... Sento uno splat seguito da una  sensazione  strana sulle chiappe. Ebbene... Un qualche simpatico volatile mi ha beccato proprio lì! Non vi sto a dire che sono uscita dal boschetto con i pantaloni calati per cercare una salvietta e pulirmi da quello schifo. Ma la mia domanda è: ma in testa come tutte le persone normali no eh?
- The last but not the least... Fiera degli animali (e la location promette già tantissimo), fila di mucche chianine giganti tutte girate di dietro. Una alza la coda e inizia a fare la pipì. Il primo mezzo secondo rido ma poi capisco che il dramma è dietro l'angolo e mi sposto. Ecco che infatti quella grandissima vacca che è accanto alla pisciona inizia a sventolare la coda e a mò di racchetta spara la pipì verso i visitatori prendendo in pieno SOLO ME.
Un post condiviso da Icaro (@i_caro83) in data:
Che dite, sono ancora sotto il segno del piccione?!

martedì 26 settembre 2017

Impossibile non accorgersene

Sono molte le volte che ho chiuso un'esperienza lavorativa. A volte era previsto, a volte no, a volte ho scelto io, a volte gli altri. Tutti vissuti differenti. Ma una cosa li ha accomunati ed è stata la sensazione di estraniamento provata alla fine. Una fine che era come improvvisa e destabilizzante. Anche quando mi ripetevo ossessivamente che erano gli ultimi giorni. Anche quando l'avevo deciso io.
Forse tutto dipendeva dal fatto che in un modo o nell'altro ero io ad andare via, ma il lavoro che lasciavo non moriva con me. C'era qualcun altro che sarebbe andato al posto mio e tutto fino alla fine scorreva nella piena normalità.

Stavolta è impossibile non accorgersi della fine imminente. I turisti se ne sono quasi andati tutti, il lavoro è ridotto della metà della metà e anche molti dello staff  se ne sono già andati. Per farla in breve: c'è il deserto. E si capisce che siamo alla fine. Veramente molto sospirata, perché sono stanca. Ma pur sempre una fine è.
E una domanda è risuonata tante volte dalla mia bocca, mentre salutavo gli altri che han finito prima di me "E tu quest'inverno cosa fai?".
L'ho chiesto io, per prima, per non farmi cogliere impreparata. Perché io questo inverno sono punto e a capo. Senza lavoro.