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Visualizzazione dei post da febbraio, 2021

Di già? Ancora?

  Il lavoro, volenti o nolenti, scandisce il nostro tempo. Ora credo più che mai, visto che non ci sono più le gite o domenicali o l'uscita al pub a ricordarci che un'altra settimana è passata.  Quando non si ha il lavoro uno degli aspetti più brutti, almeno secondo me, è proprio non avere più dei riferimenti temporali e subire delle giornate tutte uguali.  Invece quando sei mooolto diversamente occupata e fai anche 3 lavori in uno stesso giorno il tempo non è mai abbastanza: è poco per lavorare, per dormire, per mangiare. Ma non è scandito da una regolarità, è tutta una corsa frenetica per arrivare puntuale in un posto, consegnare un progetto, partecipare a un incontro. Insomma, la percezione del tempo dipende molto anche da come si vive il lavoro. Io che ormai faccio un lavoro che ha orari precisi sono comunque vincolata alla parte emotiva, se così si può definire. Da settembre mi sono ritrovata in un soffio già a gennaio. Sono stati mesi di apprensione dovuta al mio rientro

L'improbabile.

 Ieri era San Valentino. Pure di domenica. Mi sono vestita di tutto punto perché avevo un appuntamento importante. Non galante, ma allo stesso modo eccitante. A ricevere il vaccino mi sono sentita parte della storia, dell'inizio della fine di questo incubo in cui viviamo ormai da un anno. Quando sono tornata a casa ero presa dalla frenesia di raccontare come era andata, ed è stato lì che ho letto distrattamente che non ci sei più.  Mi è mancato il fiato, come se fosse scomparso un caro amico. Quello che ti strappa il sorriso e ti fa venire voglia di metterti a ballare anche quando non ti va. Sembra una banalità da dire ma è stato strano vederti andare via proprio il giorno in cui si celebra l'amore, tu che l'avevi cantato e predicato in modo così poetico e originale.  Non è da me: è da ieri che non riesco a smettere di pensarti e di piangerti. E anche se la mia mente rifiuta l'idea di doverti salutare per sempre, so già che non sarà mai più estate senza poter cercare un

Di fiumi lontani e cadaveri in passaggio

Quando, piene di speranze, me ne sono tornata al mio paesello dopo anni fuori regione per studio e lavoro, mi sono imbattuta in una realtà associativa che idealmente rispondeva alle mie esigenze lavorative, sociali e di valori. C'erano delle persone giovani che potevano diventare anche amiche, dei progetti e delle idee da sviluppare e un filo conduttore di ideali che condividevo a pieno. Se adesso sono finita a fare la bidella potete intuire che qualcosa deve essere andato storto. Questa parte "oscura" della mia vita lavorativa ha tirato fuori il lato rancoroso di me e non mi è piaciuto per niente. Ma è stato inevitabile per il modo in cui sono stata ripagata del tanto impegno. Mi sono data spesso la colpa da sola per aver permesso loro di mettermi malamente i piedi in testa in cambio di promesse di lavoro. Ma poi rifaceva capo il rancore, ed essendo da sempre fautrice della teoria che chi la fa prima o poi deve aspettarsela, mi sono seduta in riva al fiume ad aspettare i