lunedì 15 novembre 2010

Malga Lahner

L’ultima superpasseggiata.  I problemi sul lavoro per il Ranocchia avevano già iniziato a farsi sentire e quindi l’umore, per entrambi, era un po’ meno rilassato. Comunque il posto merita senz’altro di essere visto. Anche se si ha l’umore a terra, perché le meraviglie della natura hanno il potere di farti sembrare meno brutto il brutto che hai intorno. Infatti, sulla via del ritorno, ho ricevuto una pessima notizia di lavoro (pure io, perché ero invidiosa!) che mi ha fatto scoppiare in un pianto disperato. L’ennesima, l’ennesima mancanza di rispetto nei confronti del mio impegno e della mia persona. Devo dire che la già tragica situazione sarebbe stata ancora più tragica se non fosse stato per l’abbraccio in cui mi sono rifugiata e il verde che mi circondava.
Tornando alla scarpinata, siamo partiti dal fondo della valle, dal paese di Casere, da dove partono molti sentieri (peccato che come da tutte le altre parti ci hanno infilato i parcheggi a pagamento, anche fuori stagione turistica!!!).L’obiettivo di base era fare una camminata “dove si arriva si arriva”, o almeno così pensava il Ranocchia, perché io in cuor mio speravo di ritrovare il sentiero giusto e tornare alla Malga Lahner dove ero stata con i miei alcuni anni prima. Mi ricordavo bene i prati e le montagne che si ergono tutte attorno. E sapevo che ne valeva la pena.
E con la scusa che “tanto è subito lì, appena si scollina” ho trascinato il povero Ranocchia in cima in cima. O meglio, ho lasciato che facesse da apripista e io annaspavo dietro, con la scusa di fare le foto… Come direbbe Buck “Regola numero tre: chi fa le puzze viaggia in fondo al branco!
In realtà lassù non abbiamo trovato Buck, ma delle tenerissime marmotte. Ce le ha indicate un tedesco che le stava fotografando: non finirò mai di stupirmi dell’effetto benefico che la montagna fa sulle persone. Ci si da il buongiorno, si fa la battuta, ci si sorride. Le stesse persone al mare sono quelle che prendono la mira per spaventare i pedoni che attraversano sulle strisce e imprecano ai passanti. Mah, sarà lo iodio!
(le foto come sempre su Flickr e su Ho visto cose

sabato 6 novembre 2010

Valle Aurina, la funivia dello Speikboden

Ed eccoci al terzo giorno di vacanza.
Anche se poi è difficile fare una classifica di "bellezza" delle giornate devo dire che questa mi è piaciuta veramente tanto. 
Per prima cosa ho affrontato la mia paura e ho preso una funivia. Anche se non andava altissima mi spaventava un pò, non per l'altezza o il vuoto, bensì perchè da piccola probabilmente non avevo digerito e sul Monte Bianco sono svenuta, ho vomitato e ho fatto il diavolo a quattro da quanto stavo male, esperienza che eviterei molti volentieri per i prossimo 100 anni!

L'escursione parte da Campo Tures, dove si trova la stazione a terra della funivia dello Speikboden, e si arriva alla prima tappa della funivia (che ha un altro tratto ce sale sulla punta più in alto). Dalla stazione a monte siamo andati un pò a casaccio, partono molti sentieri e noi ne abbiamo preso uno che costeggia la costa del monte, così che dietro ci trovavamo in basso la valle Aurina e in alto le sue montagne, mentre dalla parte opposta tuttala catena del Trentino, comprese di Tre Cime di Lavaredo, Marmolada e Gruppo del Sella. Uno spettacolo, veramente. E qui sottolineo e ribadisco che non capirò mai chi deve prendere per forza l'aereo e volare chissà dove per stupirsi delle bellezze del mondo. In Italia siamo pieni di meraviglie!
E, in questo caso, gli incipienti colori autunnali impreziosivano lo spettacolo...

venerdì 5 novembre 2010

Giorni pieni


Giornate superpiene queste, e lo testimoniano tutti questi giorni di assenza dal blog. Sono rientrata a casa dopo un mese, non ero mai stata così a lungo lontana dalla mia camera, dal mio letto, dal mio giardino, dal mio mare. Dal Ranocchia, anche. E’ stato uno strazio far passare questo mese. E poi ci sono i brutti pensieri, ma chi me lo fa fare di stare lontana dai miei affetti per un lavoro che neanche mi piace più, per mezza lira che forse riuscirò a mettere da parte. Forse.
Poi, siccome l’ottimismo è il sale della vita, mi faccio anche brutti pensieri, credo sull’onda degli ultimi eventi. Che non lo sai mai cosa succede, non sono invincibile io e non sono invincibili le persone a cui voglio bene. E questo tempo lontana da loro non torna mica indietro. Lo so, lo so che sono pensieri che non si fanno, ma io li faccio lo stesso.
Detto ciò, il mio tentativo di fuga è andato male. Sono andata alla selezione (una farsa) in un posto dimenticato da Dio, e scrivo così di proposito, pensando alla frase di “ti regalerò una rosa” che fa “i matti sono apostoli di un Dio che non li vuole”. A sentire gli organizzatori la selezione si è svolta in questo posto (scelto fra le varie sedi che hanno, io ne conoscevo una spettacolosa e avantissimo) perché ci doveva far rendere conto di cosa avremmo affrontato nel nostro percorso formativo, perché i pazienti sono gravi e ti “smuovono dentro”. A me hanno smosso una rabbia incredibile, una tristezza infinita e un’angoscia che mi porterò dentro sempre. Non ci sono parole per descrivere questi ragazzoni dal sorriso sbilenco. Per l’ora e più che sono stata lì dentro, con il desiderio di fuggire, ho pensato continuamente alla parola MANICOMIO.   Questo può ampiamente far pensare allo stato di degrado che ho trovato. E non è che non ci credevo che esistessero ancora dei posti del genere ma vederlo con i propri occhi è agghiacciante.
E comunque sì, vedere quelle cose mi ha fatto desiderare ancora di più di abbandonare quel maledetto computer e quel maledetto ufficio per tornare tra le persone. Anche se stavolta non è andata (ho deciso che non farò la seconda prova, perché i posti sono stati già assegnati, si sa come vanno certe cose, perderei solo tempo).
La più bella dell’ufficio, poi, perché purtroppo ci sono tornata a capo basso, è stata ricevere lodi sperticate sul mio lavoro, sullo stesso lavoro per cui venivo ripresa continuamente (anche per errori compiuti mesi prima del mio arrivo!!!). Sono stata lì lì per scoppiare a ridere e iniziare a vorticare come fa Taz, il diavoletto della Tasmania dei Looney Tunes per distruggere il tuo. Alla fine ho scelto la via della diplomazia e ho scosso lievemente la testa, abbozzando un sorriso.
La prossima volta il bozzo non rimarrà sulla mia bocca, però.

domenica 24 ottobre 2010

Valle Aurina: secondo giorno

Ho già bisogno di vacanza, e non è neanche un mese che lavoro...
Non mi resta che tornare in Valle Aurina con la mente, che almeno i sogni e ricordi niente e nessuno può toglierli!
Il secondo giorno, dopo il primo leggermente massacrante, ce la siamo presa più comoda. Per prima cosa dovevamo fare spesa, e seconda cosa passeggiare per i paesini di montagna è tremendamente rilassante. Ci siamo visitati Campo Tures che è un pò il capoluogo della vallata, e Luttago, dove c'è LA Metzegerei, una signora macelleria, un pò fuori dalla strada centrale, ma è tutto un tripudio di kaminschwurzen e wustel che ti leva il fiato. Grazie Lunga, che ti sei ricordata dove era!

Il pomeriggio siamo stati a passeggiare alle cascate di Riva, anche lì c'ero stata la prima volta coi miei e devo dire che avevo un buon ricordo. Il sentiero è un pò in salita, ma si fa abbastanza bene, i salti della cascata sono tre, e quello più in alto è pazzesco perchè ci sei proprio sotto  e ti fai una bella doccia (infatti non ho praticamente foto di quello perchè non credo che la fujona volesse farsi un bagno gelido!). Continuando si arriva ad un altro sentiero, detto di San Francesco, ma noi ci siamo fermati prima a coccolare delle mucche al pascolo.
Ottima giornata anche questa, il tempo è stato assolutamente clemente e io ho schiaffato anche una bella dormita ,

venerdì 8 ottobre 2010

Primo giorno di vacanze

No, non sono in vacanza, anche se ne avrei già bisogno. Ed è solo una settimana che lavoro. 
In realtà voglio staccare un pò la testa dalle beghe lavorative e pensare al "mio" Trentino. Anzi Sudtirol. Come anticipato alcuni post fà il primo giorno è andato via tutto nel viaggio, siamo arrivati che pioveva e non siamo usciti neanche per fare due passi in paese. Anche se definire paese quel mucchietto di casa è un pò eccessivo, posso dire che è esattamente quella la mia idea di vacanza perfetta. Affacciarsi e vedere un prato verde e nulla più è la vacanza perfetta per me. 
Il giorno dopo, poichè la domenica è tutto chiuso, avevamo programmato un'escursione "ma tanto per far due passi e respirare un pò d'aria buona, che siamo stanchi dal viaggio". E' andata a finire che abbiamo fatto una passeggiata indicata sulla cartina da 2 ore e mezzo. Con ben 700 metri di dislivello. 

L'idea era di fare il giro del lago di Neves, invece da lì abbiamo preso il sentiero per il rifugio Ponte di Ghiaccio, ancora convinti che avremmo camminato per un pò e poi saremmo tornati indietro. Peccato che poi sembrava "subito lì" e ci tirava il culo a lasciare l'impresa a metà. La passeggiata è stata molto faticosa anche per il caldo, e il sentiero un pò stretto e pietroso, la vista in cima non era così grandiosa, cioè bellissima perchè non c'è angolo delle Alpi che possa essere meno che bellissimo. Però ci può essere di meglio, ecco diciamo così. 
La soddisfazione di arrivare però ha compensato ogni cosa. 
Questo invece è parte dell'omaggio dei proprietari dell'appartamento dove eravamo. Speck, kaminschwurzen, marmellata ai lamponi, pane del maso in foto, in più c'erano un litro di succo di sambuco (squisito!), il latte delle mucche e 2 uova delle loro galline. Questo perchè fanno servizio "pane-latte": in pratica tu gli lasci il cestino fuori con le ordinazioni e la mattina prima delle 8 è già tutto pronto. Da lì il "tormentone": è passato Babbo Natale???







mercoledì 29 settembre 2010

Nel frattempo.... post it di vacanza!

Nel frattempo che aggiungo i vostri indirizzi ai lettori "autorizzati", mi faccio un promemoria per ricordarmi bene tutti i posti dove sono stata in vacanza, perchè la mia mente è un pò strana (e questo non si era capito per niente!) e fa delle cose bislacche. Ecco, diciamo che con la geografia ci sono sempre andata poco d'accordo, ma coi nomi della montagna peggio mi sento! Li ricordo ma non li associo al luogo, li mischio, li confondo, li scozzo come un mazzo di carte. Finchè ero più piccola davo la colpa all'età, ora la do all'età, di nuovo, perchè ormai mi sento alla soglie dell'Alzheimer.
Ma rimane il fatto che degli altri posti in cui sono stata mi ricordo tutto, è la montagna che mi inganna, e dire che facendo i conti l'ho bazzicata per 20 anni se non di più.
La meta era la Valle Aurina, nella parte alta del Sud Tirol, ma proprio in cima in cima, che sembra di non essere più in Italia. L'alloggio un appartamento che già conoscevo perchè c'ero stata coi miei 5 anni fà. Qui ---> App. Voppichlof. E' un maso, una specie di agriturimo, immerso nel verde e nel pieno relax. I proprietari sono molto gentili e la signora coccola gli ospiti con degli omaggi culinari!
Ecco invece il programma giorno per giorno:
*sabato 18:arrivo
*domenica 19: giro del lago di Neves e rifugio "Ponte di ghiaccio"... ben 700 metri di dislivello!
*lunedì 20:rifornimento spesa a Luttago e Campo Tures e visita alle cascate di Riva
*martedì 21: funivia e passeggiata sullo Speikboden
*mercoledì 22: passeggiata da Casere a Malga Lahner
*giovedì 23: Bressanone e Brunico
*venerdì 24: Innsbruck
*sabato 25: spesa finale e neve a Casere
*domenica 26: rientro.

venerdì 24 settembre 2010

Shrek, e vissero felici e contenti

L'avete visto? Vi è piaciuto?
Io rispondo sì e insomma, han fatto bene a decidere che sarà l'ultimo capitolo della saga. Le idee scarzeggiavano, sapeva un pò di trito e ritrito.
Ma questa scena ha valso tutti i 10 euro (maledetto 3D) del biglietto!

mercoledì 22 settembre 2010

Si può fare!

Qualche giorno fa mi sono vista il film "Si può fare". Era da un pò che ce l'avevo lì ma non so, non mi convinceva. Dovete sapere che ogni sera in cui non c'è nulla in tv (praticamente sempre, tranne ora che ho il videoregistratore rotto, o meglio, che ha litigato con la tv e non si parlano più) io scelgo qualcosa da vedere. Per ammazzare la solitudine, diciamo. Scelgo in base all'umore del momento: posso aver voglia di sperimentare, allora vedo un film nuovo, posso aver voglia di ridere e mi butto su un Adam Sandler d'annata, posso aver voglia di ... coliandrizzarmi... e mi ri-ri-ri-ri-vedo una puntata di Coliandro. 
Dipende.
L'altra sera non avevo nessuna di queste voglie e scarta scarta mi è rimasto "Si può fare" (cliccate per la trama). Non ero molto convinta, perchè Bisio non mi è proprio simpatico E perchè il tema mi sta particolarmente a cuore e temevo una delusione. Invece... COLPO DI FULMINE!
Si ride e si piange. Posso assicurare che, sebbene alcune immagini dei matti possano sembrare caricaturali, il film è piuttosto realistico. Mi ha fatto ridere e mi ha fatto piagere. Mi ha fatto sganasciare la scena del "progetto sul corso di formazione sulle abilità emotive"... che voleva dire portare a mignotte i ragazzi. La parte più realistica del film credetemi! Ne so qualcosa di progettazione fasulla!
E poi mi ha colpito una frase di un personaggio fantastico: il Signor Gino!  "Io non sono scorbutico, è che gli altri sono teste di cazzo!". Praticamente quello che penso da sempre.O almeno ogni qualvolta che qualcuno più o meno indirettamente mi comunica che sono scorbutica. 
Certo, alcune scene sono davvero favoleggiate, un pò utopistiche direi, ma un film è sempre un film,  tanto meglio se, almeno quello, ci fa un pò sognare.

domenica 5 settembre 2010

Perle ai porci.

Non ricordo come ho scoperto questo libro, forse in libreria, forse in biblioteca mentre cercavo altro. 
Però devo dire che è stata davvero un'ottima scoperta.
E' una sorta di diario (non a caso nasce da un blog che tra l'altro esiste ancora, non come quello di Antonella Landi che, avuto il successo, ha chiuso baracca e burattini. Lo trovate qui) di un professore precario che, sebbene animato ancora dalla passione dell'insegnamento (perchè si sente, e perchè sennò non se la prenderebbe tanto per come si stanno mettendo le cose), è arrivato a un punto in cui lo può aiutare solo un'ironia pungente e smaliziata. Sia nel raccontare sia nel fare il suo lavoro. 
Ne esce un ritratto divertente della scuola. Divertente finchè non pensi che è tutto vero.
Dopo smetti immediatamente di ridere.

lunedì 23 agosto 2010

Ogni cosa è illuminata #2

E' possibille che un film ti entusiasmi e ti deluda nella stessa quantità?
A quanto pare sì. L'ho provato vedendo, come avevo programmato, "Ogni cosa è illuminata".
Facciamo una doverosa premessa: io faccio parte di quelle persone a cui piace vedere i film tratti dai libri. Mi piace proprio vederne le differenze, e paragonare due diversi mezzi di comunicare la stessa storia.
Per la prima metà si ride di gusto, grazie agli stralunati personaggi che lo popolano. Jonathan (o come lo chiama Alex) veste sempre con lo smocking e ha un paio di occhialoni che lo rendono assurdamente comico. Alex ha la fisicità che parla per lui, sguardo buffo e imbambolato, andatura dinoccolata e abbigliamento sui generis. E il cane, beh, "Ogni cosa è illuminata" non sarebbe la stessa senza Sammy Davis Junior Junior. La cagna. The bitch. Ho riso come una scema quando l'ho capita. 
Molte delle scene comiche derivano infatti dai malintesi derivanti dall'incontro di due lingue e culture diverse, quella americana  e quella ucraina. E' infatti Jonathan che decide di cercare le sue radici e fare un viaggio in Ucraina, armato di una foto che ritrae suo nonno con una certa Augustina, ai tempi della seconda guerra mondiale. Si fa guidare da Alex, un ragazzo ucraino, dal nonno di Alex che si finge cieco e dalla (finta) cagna guida, che avrebbe bisogno lei stessa di una guida, rintronata come è.
A metà film il registro cambia, si inizia ad annusare il clima più teso, drammatico. La rivelazione è sempre più vicina. E se fin qui il film va (quasi) di pari passo al libro e le licenze che si prende sono solo la ciliegina sulla torta, ora iniziano le prime discrepanze. Come nel libro, Jonathan, Alex e suo nonno incontrano Lista, l'unica sopravvissuta al massacro nazista nel piccolo villaggio di Tachimbrod, vollaggio del nonno di Jonathan. 
E dopo questo incontro avviene la frattura definitiva. Sia nel libro che nel film è Alex a scoprire di più le sue radici, quello che, alla fine dei conti, non le cercava e viveva con una ostentata superficialità. Solo che viene a galla un segreto totalmente diverso.
Se non avessi letto il film, lo avrei adorato dal primo all'ultimo fotogramma. Così un pò di amaro in bocca mi è rimasto. Voto 8 e mezzo, comunque.
Occhio alla colonna sonora. Non è una semplice musica di sottofondo.

domenica 22 agosto 2010

Ogni cosa è illuminata

Oggi, sul treno, ho dovuto (di nuovo) nascondere le lacrime che voleva scendere copiose sopra le mie guance. Il motivo non è (soltanto) il fatto che ripartire per Vecchiolandia è stato quanto mai traumatico.
Il motivo delle lacrime è stato, come sempre più spesso accade, un libro.
Il libro in questione è "Ogni cosa è illuminata" di Johnatan Safran Foer.
Che dire? 
Che è meraviglioso. Potrebbe essere questa una cosa da dire, ma si rischia anche di banalizzare. Per me anche un piatto di salame è meraviglioso.
Il fatto è che lo stile di Foer è così particolare da essere una di quelle cose che si possono "comprendere" se non si provano, come quei gusti così particolari che uno può solo dire "assaggia, poi mi dici". 
E, anche se credo che scriva in modo magnifico anche la lista della spesa, Foer narra delle storie che sono così toccanti e profonde che non possono non emozionarti. Anche stavolta, come in "Troppo forte, incredibilmente vicino" c'è una ricerca, una ricerca delle radici, del passato, che porterà a risvolti inaspettati, soprattutto inaspettato è chi alla fine della storia uscirà con una profonda conoscenza del suo passato e attraverso di esso, di se stesso.
Dovrò rileggerlo con calma per apprezzarne meglio le sfumature.
Intanto stasera mi vedo il film.

giovedì 5 agosto 2010

Festambiente, ambiente ma soprattutto FESTA!

Volendo parlare di qualcosina di più allegro, che tanto la tristezza non serve a niente e non aiuta nessuno, posso raccontarvi che ci siamo quasi!!!
A cosa???
Ma all'inizio di Festambiente 2010, ovviamente!
L'abbiamo scoperta solo due anni fà grazie al concerto di Daniele Silvestri (e Max Gazzè, anche) e ci è piaciuta talmente tanto da voler bissare lo scorso anno coi Nomadi (post del 16 e 17 agosto). Perché Festambiente non è solo concerti ma anche un sacco di altre cose che ci piacciono: energie rinnovabili, turismo nella natura, solidarietà, mercatini etnici, prodotti gratis (!), prodotti riciclabili... L'unica cosa che non ci piace sinceramente è il cibo, un pò troppo salutista per i nostri gusti!
Insomma, quest'anno c'è una grossa novità: che non partecipiamo più come semplici spettatori ma che il Ranocchia partecipa come standista con la sua azienda! Un'azienda che si può dire appena nata e che si ritrova già in serie A! Modestamente io sto col boss! Scherzi a parte, posso dire con orgogliezza (e scornificando il giusto, non si sa mai) che questa piccola azienduccia è cresciuta abbastanza per finire in una vetrina così rinomata in zona. Sono in fibrillazione più io di lui.
Soprattutto perchè, come una vera donna del boss, avrò il pass gratuito per l'ingresso. E avere il pass è troppo da fighi!
Detto ciò mi scuso in anticipo perchè credo che i prossimi post saranno un pò monotematici, ma direi che s'è capito che l'argomento mi sta a cuore!

lunedì 12 luglio 2010

Ad un cerbiatto somiglia il mio amore

Finire questo romanzo per me, amante delle storie intense raccontate con poche parole, è stata un'impresa titanica. Quasi 800 pagine che per mancanza di tempo mi sono trascinata per 2 mesi.
E' un regalo, perchè altrimenti non mi sarei mai approcciata a un libro così lungo.
E avrei perso qualcosa, perchè in realtà è un romanzo che mi è piaciuto molto. Il titolo mi suggeriva una storia alla harmony ma mi sbagliavo, perchè c'è sì una storia d'amore, ma è innanzitutto quella che lega una madre a suo figlio, partito volontario per una missione di guerra. Devo essere onesta, io sono molto ignorante in merito alla questione palestinese ma penso che un tema del genere sia universale, una qualsiasi guera può insinuarsi nelle famiglie e nelle persone dipanado gomitoli infiniti di dolore, come succede a Orah, Avram e Ilan.

domenica 23 maggio 2010

Week end col Signor G


Un altro week end in solitudine... La mente vaga e la tristezza avanza.

Però.

Meglio cercare un però in certi casi... E quindi PERò ho avuto un certo signor G ha farmi compagnia in questi giorni.

Ebbene sì, tra ieri e oggi mi sono vista lo spettacolo teatrale "Storie del signor G" dal quale è tratto "Un certo signor G", che ho visto quest'inverno.

Beh che dire... mi dispiace iniziare a conoscere Gaber così tardi però meglio tardi che mai. E poi di certo non sono contenuti separati. Anzi... chissà cosa avrebbe cantato se avesse visto il mondo di oggi...

lunedì 17 maggio 2010

Tecnologia, tecnologia canaglia

ltro che nostalgia. Si sa che ai tempi d'oggi non c'è più spazio per i sentimenti, che sono costretti a battere in ritirata in  favore ai meri averi terreni.

Tipo i cellulari.



Perchè, ebbene sì, il mio "nuovo" nokietto 6085 dopo poco più di un anno di onorata carriera ha deciso di fare harakiri e abbandonarmi più o meno definitivamente. Pare sia lo schermo che non contatta bene con lo sportellino, non so. Al momento il Ranocchia mi ha prestato il suo, altamente tecnologico, e non so davvero come ringraziarlo perchè per me quel cellulare era la vita, mi immaginavo già due settimane senza internet confinata in terra faentina e meditavo di seguire quel povero cellulare e tornarmene anche io dal creatore (alla fabrica nokia quindi ).

Devo dire che, sebbene come modem questo sia strastrastra più veloce, navigare direttamente dal cellulare è più complesso e noioso e tante altre funzioni sono assolutamente macchinose da raggiungere e usare. Insomma, se il dottore da cui verrà portato il mio povero cellulino mi dirà di staccare per sempre la spina, è più che certo che il nuovo cellulare sarà un cosetto da "tre braccia e una lira" semplice e funzionale.

Però rivoglio il mioooooooooooooooo

giovedì 13 maggio 2010

L'italiano, questo sconosciuto

Magari leggendo questo blog e certi post soprattutto ci si può fare l'idea che sono una che "l'itagliano sallo"... O anche sentendomi parlare sboccatamente (ma è il dialetto che lo richiede) potrei dare una cattiva impressione. Invece, complice una professoressa del liceo che era tanto (mapropriotantotanto) rompiscatole, su certi aspetti se mi impegno so rendere abbastanza bene.

O, visti i tempi che corrono per la povera lingua italiana, diciamo che so comporre correttamente almeno una frase soggetto-verbo-complemento.

Non è che sia uscita dall'accademia della crusca, per carità, lungi da me dirlo e anche solamente pensarlo.

Però a volte si leggono o si odono cose che fanno drizzare i peli sopra la schiena come ai gatti quando si arruffano tra sè.

Per esempio ho letto un documento per il quale chi l'aveva scritto veniva pagaro profumatamente e dento il quale si trovavano ogni tipo di bestialità ì, dagli errori di ortografia agli orrori di sintassi.

Il clou un elenco sconfinato di soggetti e il verbo al singolare. Volevo morire. Sono andata col foglio in mano, sconsola e infuriata al tempo stesso e ho esordito con "ma questa la pagate?". Mi è stato risposto, dopo che avevo mostrato la sfilza di schifezze grammaticali, che tutto sommato chi valuta certi documenti non ci guarda a certe cose. Non sapevo se ridere o piangere. Anche perchè il mio interlocutore era stupito del mio stupore. Scema io a sconvolgermi che una persona laureata possa produrre certi obbrobri.

Comunque ce ne sono di questi casi in quantità e anche molto divertenti.

Me ne raccontava uno Bernacca: sul lavoro una persona così detta "problematica" aveva detto tranquillamente che nel suo precedente impiego aveva avuto un qui quo quacol suo capo. Lei lì per lì stava prendendo degli appunti ma, quando l'informazione le è arrivata al cervello, ha dovuto pensare a tutto un archivio di cose tristi per non scoppiare a ridergli in faccia.

Il giorno dopo, manco a farlo apposta, è successo a me. Solo che il mio "caso" non aveva nemmeno la scusa della "problematicità" e della scarsa istruzione. Stavano parlando in tono scherzoso di poteri e ribellioni quando una esordisce, col fare di una che ne sa a pacchi, "oh occhio che qui ci scappa il GOLFE"...

Solo dopo ho capito che voleva dire golpe... e anche io ho dovuto adottare il sistema di Bernacca per non riderle in faccia. E per non risponderle "Ma il cappotto no???" ho finto di dover andare via d'urgenza.

mercoledì 12 maggio 2010

Posto conclusivo di una giornata no

Giuro che non riesco a capire certe dinamiche umane,e a questo punto mi rifiuto di provarci.

Negli ultimi due mesi ho conosciuto un mondo dove ognuno è convinto di essere pressoché l'unico a far bene, di essere il depositario della Verità, senza mai realmente ascoltare l'altro che magari sta dicendo la stessa cosa semplicemente con parole diverse. Per me è dura accettare un clima così perché sono una gran cultrice della politica dell ascolto reciproco e perché mi metto molto in discussione, un pò per umiltà, un pò perché realmente per ora mi trovo spessissimo nella situazione "io-so-di-non-sapere".
E soprattutto perché raramente sono sicura di me.Questo è un difetto che però negli ultimi anni ho cercato di limare,anzi,è stata l'esperienza a far sì che acquistassi via via una sicurezza maggiore. I sei mesi al TLA sono stati una manna in questo senso ma anche le mie poche altre esperienze sul campo avevano già rinforzato un pò la mia autostima. E proprio a volerla dir tutta, per carattere sono un'insicura molto sicura di me, in quanto le poche volte che mi espongo mi incaponisco di aver ragione perché... Ce l'ho!

Per farla breve voglio la ragione quelle poche volte che so di avercela e il resto mi rimetto al giudizio del popolo tutto. Stessa cosa quando si tratta di mostrare il proprio sapere. Insomma, figurati se, rognosa come sono, mi metto ad esaltare le mie qualità professonali, peggio ancora inventandole.

Bene, oggi mi sono sentita trattare invece come quel tipo di persona. In un ambiente... beh di cui sopra.

Sono stata 12 ore fuori casa, mi sono barcamenata tra treni e città diverse, correndo qua e là come un'invasata.

E diciamolo, se fossi una che se ne frega oggi mi sarei sbattuta molto meno.

Comunque, solo per aver fatto notare che io conoscevo già un pò una certa tecnica sono stata guardata in cagnesco da un nutrito gruppo di persone, alcune delle quali mai viste, tra l'altro. E l'unica persona che per ora non mi aveva deluso, beh mi ha deluso anche lei.Perchè mi era sembrato un tipo di persona diversa e soprattutto perchè mi conosce abbastanza da poter dire che non dicevo cazzate, anche perchè per quel lavoro sono stata valutata positivamente, quindi oltretutto ho anche avuto un certo riscontro sul mio "saper fare".

Non ho veramente parole, come è possibile che in un mondo dove si ostentano conoscenze, nozioni e sicurezze che in realtà non si hanno io mi ritrovi a sentirmi come affossata per una delle poche volte che mi sento un pò più sicura del terreno dove sto per mettere i piedi?

Avrei forse dovuto dire che non conoscevo quella cosa, mentendo, e mettermi al pari di persone che sicuramente saranno formate in tantissimi altri campi ma non in quello, mentre io mi sono fatta un discreto culo per esserlo? Perchè non essere riconosciuta per quello che sono, pregi e difetti? Saperi e manchevolezze?



E come sempre, trovo dei versi di una canzone che rappresentano il mio stato d'animo. Eccoli qua...



Il dubbio è se resisterò, il dubbio è se ha davvero un senso tutto ciò? ... mi sento come un quadro dietro i mobili semplice ed inutile, perduto in una lotta con la polvere...

lunedì 10 maggio 2010

Saltatempo

[mod]  [del]

Come si fa a descrivere in poche parole un libro così?? Impossibile dare un nome alla moltitudine di sentimenti che mi ha suscitato.
Ho riso, ma tanto. Più che con un libro comico.
Mi sono arrabbiata, ma tanto. Più che a leggere un quotidiano.
Mi sono commossa, ma tanto. PIù che a guardare un film strappalacrime.

Ho adorato lo stile di Benni, abile a strapparti una risata e abilissimo a farti comprendere, nell'istante successivo, che si tratta di riso amaro.
Mi ha fatto pensare alla definizione scolastica"romanzo di formazione", e mi ha fatto anche un pò strano avere questa idea perchè ai tempi della scuola detestavo il dover imbrigliare in terminologie tecniche poesie e romanzi, figure retoriche e stili di scrittura. Però di fronte a Saltatempo non si può non pensare alla formazione. Incontriamo il protagonista che è un ragazzino della montagna, sognatore e genuino. Lo lasciamo che è un uomo pronto a prendersi le sue responsabilità di fronte alla società che gli ha messo davanti agli occhi cose più grandi di lui.

In più il tema ecologista. A me tanto caro perchè la speculazione ha rovinato per  sempre il mio paesello di mare per farne un cumolo di cemento. E così come la montagna è crollata sul paese di Saltatempo, il mare si sta vendicando portandosi via la sabbia e cambiando le correnti.


mercoledì 7 aprile 2010

Gioie e dolori di un (quasi) mese da pendolare

*  Ma i treni non erano sempre in ritardo??? Perché qui, com’è come non ‘è, arrivano (e ripartono) spesso 3 o 4 minuti prima. Minuti a dir poco vitali per una ritardataria come me. E ho controllato, i miei orologi vanno tutti benissimo.
*  Per ora alla mattina non ho mai perso un treno. Gufata pesissima, domani lo perdo sicuro.
*  Due giorni però ci sono andata parecchio-ma-parecchio vicina.
*  Il  ritorno è stato un po’ più travagliato. Due giorni qualche minuto  e un giorno mi sono fatta seminare come la più novella delle novelline. Dopo un cambio binario annunciato il treno è arrivato sul binario giusto. Prevedibile se conosci Trenitalia.
*  Una è la volta che sono riuscita a sedermi sulle poltroncine normali. Due le volte che sono riuscita a conquistare quei seduletti  a molla che stanno nell’anditino tra uno scompartimento e l’altro. Le altre volte me la sono fatta sempre in piedi. Per fortuna sono solo 10 minuti!
*  Per le prima due settimane trovavo un tipo con cui condividevo spesso marciapiede d’attesa e andito di viaggio. Uno di quei tipi che, senza che ti abbiano fatto nulla, te le leverebbero dalle mani. Più di una volta ho immaginato di spingerlo sotto il treno. E non mi ha fatto nulla, pensa te se mi aveva fatto qualche spregio!
*  Stamani sono andata vicina a volare di sotto tre ragazze. Non si può e ripeto non si può urlare e cantare a squarciagola accanto a una che s’è alzata alle 7 e quando è suonata la sveglia credeva che fossero anche le 3!

Unica nota positiva

Unica nota positiva è stato il rimediare alla mancata scampagnata di Pasquetta (il tempo era uRendo) andando a vedere il film "Dragon Trainer".
Avevo visto di sfuggita il trailer in tv, non conoscevo la trama ma la parola Dreamworks mi ha dato la certezza che fosse da non perdere!
In realtà non ricordavo quando uscisse e la dritta me l'ha data la collega, dicendomi che tra l'altro le era piaciuto tantissimo.
Ebbene, se non fosse stato per il 3d che mi da mal di testa, ne è valsa davvero la pena!
La storia è ambientata al tempo dei vichinghi in un villaggio... di vichinghi. Copio la trama pari pari da MYmovies:
Hiccup è un giovane vichingo che, come spiega lui stesso, vive in un villaggio sperduto nel nulla, in una landa fredda, inospitale, con poco da mangiare e soprattutto infestata dai draghi. Perchè la comunità non si sposti è insieme la premessa del racconto e il tratto più saliente della dialettica che lo anima: i vichinghi sono cocciuti e invece che spostarsi preferiscono combattere, non a caso sono tutti grandi e grossi. Tutti tranne Hiccup.
Figlio del capo del villaggio Hiccup è secco e inadatto al combattimento, ha una spiccata passione per la costruzione di macchinari (con cui tenta di uccidere draghi) e una conseguente inclinazione per la creazione di problemi, questo fino a che, all'insaputa di tutti, non riesce a catturare il drago più temuto e sconosciuto solo per scoprire che il diavolo non è cattivo come lo si dipinge.

Me lo aspettavo più comico, pensando ad esempio che la Dreamworks è la mamma di Shrek.
In realtà gli spunti divertente non mancano ma quello che colpisce di più è il messaggio che manda.

Anzi i messaggi...

Combattare contro i pregiudizi, accettare se stessi, farsi accettare, lottare dalla parte del bene ma accertandosi realmente da che parte sta il male...

Sarebbe un cartone da somministrare OBBLIGATORIAMENTE  a quei bambini rimbecilliti già da infanti da quei videogiochi (e anche cartoni eh, perchè ce ne sono di violenti) dove è tutto un ammazza ammaza che poi provano a fare la stessa cosa con il fratellino, il compagno di banco, la professoressa...

Oh, ma ci beccassero una volta facendo fuori i genitori che li hanno "educati" così male!!!!!



Detto ciò, chiedo aiuto a voi: voglio uno di questi cosi, secondo voi lo trovo in qualche negozio di animali?????

martedì 6 aprile 2010

La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo

Ho rischiato di mollare questo libro quasi subito. La scadenza incombente in biblioteca e il tempo per leggere sempre più risicato stavano avendo la meglio su di me. In più avendo dei libri comprati/regalati in attesa di essere letti e (ri)letti mi era venuto spontaneo pensare di abbandonare un libro anche lungotto che non mi prendeva per nulla.

Mi sono "imposta" di continuarlo per un altro pò, per vedere come si evolveva la cosa, per provare ad entrare nella storia.

E ora sono contenta di essere arrivata fino alla fine .

La trama si racchiude tutta nel titolo. Una donna e un uomo si incontrano nelle età più disparate della loro vita grazie al potere di lui di fare viaggi nel tempo, purtroppo non a suo piacimento. La prima parte del libro è costellata ai loro incontri avanti e indietro nel tempo e, forse per questa non linearità, non sono stata molto acchiappata dalla storia. Mi restava difficile unire tutti i tasselli, che invece sono tornati insieme e perfettamente alla fine. 

Infatti piano piano la storia si delinea sempre più chiaramente, la storia di un uomo, di una donna e del loro amore. Alla fine è solo una semplice storia d'amore, di due persone che si incontrano, si innamorano, si sposano, lottano contro le difficoltà e gioiscono del loro "farcela nonostante tutto".

A tener viva la suspence ci sono però i viaggi nel tempo, così che da un "semplice" romanzo d'amore il tutto si tinge di magico... Fino ad un finale commoventissimo (da NON leggere in pubblico )...

Non voglio rivelare di più, consiglio solo di leggere questo romanzo e di tenere duro se sulle prime non ci capite nulla. Arrivare in fondo e godere di questa storia vi ripagherà degli sforzi.

(Nota assolutamente negativa: alcune parti con "scene" di sesso che ci stanno come il cavolo a merenda)