mercoledì 29 marzo 2017

127 ore

Se dovessi trovare un solo aggettivo per descrivere il film "127 ore", direi che è IPNOTICO. Sì, perché giuro che io ero fermamente convinta di non volerlo vedere.
Stavo solo facendo zapping in attesa del sonno, mi ci sono imbattuta e ho pensato solo "Ah. Questo deve essere il film ispirato a quell' escursionista che per salvarsi dal canyon dove era caduto si tagliò il braccio da sé". Punto. Non so neanche più da quanto non vedo un film se si escludono quelli di Star Trek. Ormai ho consacrato la mia vita a un numero ristretto e ben selezionato di serie tv.

Ma tu guarda se dovevo riprendere stanotte. Dal pensiero "ok, ora cambio canale", ad "altri cinque minuti" e infine "tanto non ho neanche sonno..." Il passo è stato breve.
Bello, bellissimo. Consiglio vivamente. Un filino ansiogeno magari. Giusto quel che che mi ha fatto terminare il cambio armadio alle 2 di notte per smaltire l'angoscia.


ps. Il mio non è un blog di recensioni. Questo post l'ho scritto per me stessa per ricordarmi di non fare 'ste robe la notte prima dell'unico giorno a settimana in cui lavoro. Brava, dieci più.

martedì 21 marzo 2017

Motivazioni

Sui libri di testo che ho tanto studiato per laurearmi (che orrore!), ho letto che sono stati condotti diversi studi che dimostravANO che la motivazione al lavoro non è fatta per prima cosa dal compenso economico, bensì dalla soddisfazione che vi si ricava.

Credo che nell'epoca della diversa-occupazione questi studi debbano essere rivisti. I parametri sono proprio ribaltati. La diversa-occupazione è fatta solitamente di poche ore di lavoro, retribuite pochissimo, a fronte di tante e tante ore di lavoro obbligatorio ma non pagato. Il tutto condito dal fatto che molto spesso si richiede una professionalità che è solo sfruttata e mai riconosciuta.

Il mio percorso lavorativo è costellato di queste simpatiche esperienze. La più simpaticissima di tuttissime è stata quella in cui sono stata messa alla porta da un giorno per il giorno dopo  perché avevo osato chiedere almeno un minimo compenso da tariffario (sai com'è... laurea, tirocinio, abilitazione, esperienza...). Per un lavoro in cui ero stata poi sotto il comando di uno con la terza media che pretendeva di saperne più di me, dall'alto del suo contratto full time a tempo indeterminato.

L'ultima invece è il lavoretto di doposcuola coi bambini. Per l'esorbitante cifra di 7€ all'ora, mi squilla spesso il telefono per presentarmi un nuovo bambino, il caso difficile di turno, sbolognato da scuola e famiglia. "Siccome sei psicologa...". Psicologa la minchia, scusa.

Mi ritrovo a fare la maestra, la psicologa, l'educatrice e a distribuire abbracci materni, con un ritorno pari a zero. Perché due ore alla settimana sono molto meno della proverbiale goccia nel mare, e soprattutto perché una donna delle pulizie al nero prende sicuramente più di me.

Cacciate i soldi, e il mondo salvatelo da soli.


In culo a tutti gli scienziati che indagano la motivazione al lavoro.


martedì 14 marzo 2017

Visita al Manicomio

La chiusura dei manicomi sarebbe dovuto essere un importante passo sociale, se non fosse stato che non è corrisposta un'azione di vera integrazione dei matti. Tuttora reputo che sia una pagina nera della nostra società. Lo dico con una piccola cognizione di causa, visto che il lavoro per cui ho studiato riguarda proprio la salute mentale e, per quanto poco abbia avuto l'opportunità di "esercitare", ho ben presente quanto ancora ci sarebbe davvero da fare. Per intendersi: ho visto far cose dai servizi sociali che se matto non ci sei, ci diventi.

A testimonianza dell'opera incompiuta ci sono i manicomi abbandonati. Edifici giganteschi (ospitavano centinaia di persone) lasciati a franare, senza prevederne un recupero storico per non perderne la memoria o quanto meno un recupero funzionale, per dar loro una nuova vita.

Abitando abbastanza vicino a Volterra, ho voluto visitare ciò che rimane del manicomio di San Girolamo. La visita è stata parziale perché mi sono trovata davanti uno spazio veramente immenso e i tempi in quel giorno erano stretti. Gli stanzoni immensi, tutti uguali, le finestre grandi, ma sbarrate, i corridoi lunghi e sempre identici agli altri ti danno una sensazione di estraniamento molto forte. Non è difficile immaginarsi quanto dolore fosse raccolto in quelle pareti spesse.

Non è un'esperienza piacevole, roba da dire "oggi esco e vado a vedere un bel posto", ma forse è un'esperienza che vale la pena fare, per capire.

Ovviamente c'è un però.
LA GENTE.
Boia, se si starebbe meglio al mondo senza la gente.

Tutto sembra essere stato manomesso in un qualche modo, e questo è un vero peccato. Da una parte i writers che hanno talvolta solo insozzato con scritte inutili le pareti dei padiglioni. A volte hanno anche provato a colorare con graffiti artistici ma no, io non ce la vedo l'arte, perché lo scopo di colorare quello che una volta era stato un mondo di dolore in bianco e nero lo vedo finto, una scusante solo per trovare una parete da colorare. Perché quel posto ormai non è più ciò che era quando c'era bisogno di colore e secondo me c'è bisogno di ricordare solo cosa è stato, così come era.
E poi i fotografi, una piaga immensa. Lo dico a malincuore perché io sono appassionata di fotografia. Ma i fissati, quelli alla ricerca dello scatto ad effetto non li tollero. Tralasciando che i gruppi che abbiamo trovato urlavano come se fossimo al mercato... Hanno messo mano a tutto. Manichini buttati ovunque, giacche, sedie, fogli e giornali portati da casa per fare chissà quale foto artistica e lasciati là a far spazzatura.

Ho trovato giornali del 1990, miei cari fotografi IGNORANTI informatevi bene che Basaglia aveva già dato da un pezzo e non siete credibili. E poi... chi è un artista vero immortala l'essenza di ciò che è, lasciandolo incontaminato.

mercoledì 8 marzo 2017

Diversa-occupazione: le soddisfazioni # 2

Come dicevo, tre volte a settimana affronto piccole pesti ignoranti nella speranza di insegnare loro qualcosa. E, come dicevo, in realtà io avrei un'attività mia, in cui non ho mai creduto molto e sul quale ho investito giusto in pubblicità online. Quindi di fatto ho un sito mio serio.

'Sti malefici ragazzini di oggi sono nati con il telefono in mano, non lo mollano mai, hanno google a disposizione H24 e ci ricercano ogni tipo di nefandezza.

Per esempio....

"Ehi guardate, se cerco su Google esce la faccia della maestra Icaro!"

Apposto.

Risultati immagini per google

domenica 5 marzo 2017

Memoria




La follia è una condizione umana. In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia, invece incarica una scienza, la psichiatria, di tradurre la follia in malattia allo scopo di eliminarla.
Franco Basaglia



Si parla spesso di solitudine, fuori, perché si conosce solo un nostro tipo di solitudine.
Ma nulla è così feroce come la solitudine del manicomio.
In quella spietata repulsione da parte di tutto si introducono i serpenti della tua fantasia, i morsi del dolore fisico, l’acquiescenza di un pagliericcio su cui sbava l’altra malata vicina, che sta più su.
Una solitudine da malati, da colpevoli.
E la tua vestaglia ti diventa insostituibile, e così gli stracci che hai addosso perché loro solo conoscono la tua vera esistenza, il tuo vero modo di vivere.
Alda Merini




Le finestre dovranno avere una protezione adeguata. Si raccomanda di mascherare le inferriate artisticamente per evitare al malato l’impressione di essere in un carcere.  (da un bando per la costruzione di un Ospedale psichiatrico) 



Ho visto un uomo matto
è impressionante come possa fare effetto
un uomo solo abbandonato dimenticato
dietro le sbarre sempre chiuse di un cancello.
Giorgio Gaber











giovedì 2 marzo 2017

Svu addicted


Prima avevo un lavoro, un fidanzato, degli amici, una vita.

Poi ho scoperto Top Crime e Law and Order Special Victims Unit.