venerdì 29 aprile 2011

Matrimoni e altri disastri

AVVISO IMPORTANTE: chiunque non abbia voglia di leggere un post lagnoso è pregato di non proseguire.

Insomma, stamani è stato celebrato il “matrimonio del secolo” che peraltro è iniziato da poco quindi vatteloapesca. Comunque, pare lo abbiano seguito circa 2 miliardi di persone, praticamente un terzo della popolazione mondiale stamattina era in qualche modo “presente” all’evento. Eliminando dal conteggio gli abitanti del terzo e quarto mondo che a occhio e croce erano impegnati in ben altro, tipo provare a non morire di fame, pare che gli unici non sintonizzati con la reale mondovisione fossimo noi dieci coglioni in fila alle Poste.
Esatto, mentre Kate probabilmente era intenta a salire sull’auto che l’avrebbe portata dal suo principe, io mi offrivo timidamente volontaria per fare le commissioni fuori ufficio volendo proteggermi dalla chiacchiera euforica post nuziale della mia collega. Poveraccia, non è neanche per cattiveria, non ce la facevo proprio a sopportarla. Da mercoledì sono pesantemente bloccata con il collo, con conseguente mal di testa, nonché ansia ben sopra il livello di guardia perchè pochi anni fà sono rimasta bloccata nel letto proprio a causa della mia cervicale, che se non c'erano le mie coinquiline ancora stavo là...E stavolta a casa da sola ho avuto i miei bei pensieri. Per non parlare degli orari improponibili che mi rifila il Boss per vendicarsi del fatto che li abbando anzitempo. Sono stanca sfranta per questo motivo. Per avere un quadro della situazione oggi la mia collega mi ha chiamato per darmi l'orario della prossima settimana e ha esordito così "Mettiti a sedere e pensa che sei quasi alla fine".
E mentre Kate stava mostrando al mondo il suo vestito, io ero in fila alle Poste ad un ufficio in cui non si prende il numerino ma si è costretti a lottare con quelle vecchiacce che ti vogliono passare avanti a tutti i costi. Tra l'altro in fila mi sono beccata una che in quanto a chiacchiera era mooolto ma mooolto peggio della mia collega, visto che ha telefonato a parenti e amici tutti per aggiornarli sullo stato di salute della figlioletta che "ha detto che ha la bua al culetto" e ha le bolle e la lingua rossa... "Potrebbe essere scarlattina o forse varicella". E io dentro di me "Maremmamaiala ci manca solo la scarlattina". E nel frattempo lottavo con le vecchiette per non perdere il mio posto.
E ovviamente rimpiangevo di non essere rimasta in ufficio...

mercoledì 27 aprile 2011

C'è chi dice no

La sera di Pasqua io e la Collega abbiamo seguito la tradizione natalizia: pranzo con abbuffata, passeggiatina in centro per digerire e cinema dopo cena. Sì, io ho anche cenato.
Abbiamo visto “C’è chi dice no”. E’ la classica commedia “made in Italy” se così si può definire questo genere, e quindi molto molto piacevole. Se si guarda da un lato.
Perché se si guarda dall’altro lato SEMBRA una commedia ma in realtà è una tragedia. E molto realistica tra l’altro.
I tre protagonisti (Luca Argentero, il livornese Paolo Ruffini e Paola Cortellesi) sono tre giovani lavoratori che con il sudore della fronte si sono guadagnati un posto fisso che però viene usurpato da tre raccomandati. Rincontratisi per caso a una cena di classe, decidono di vendicarsi del torto subito, nascondendosi dietro il finto movimento denominato “I pirati del merito”. Il gioco però sfuggirà loro di mano e porterà ad una fine amara, che non lascia nessuna speranza contro il regime della raccomandazione. Si sorride parecchio, ma se ci si ferma un attimo a pensare, beh, non c’è proprio niente da ridere!

Ps: il film è ambientato a Firenze, merita di essere visto anche per sentir parlare Argentero in fiorentino. E' stato bravissimo!

martedì 26 aprile 2011

364 giorni

A me Giovanni Paolo II piaceva. Come Papa e come uomo.
Non mi piace chi lo ha seguito, e sopratutto non mi piace l'andazzo che ha preso la Chiesa. Non ho ancora ben chiaro se tale andazzo sia da sempre presente e io non me n'ero accorta oppure se la situazione sia peggiorata mano a mano. Sicuramente negli ultimi mesi ho conosciuto nuove sfumature della Chiesa che mi hanno fatto riflette molto.
Ma non è questo il punto.

Il punto è questo: beatificare Giovanni Paolo II è DOVEROSO, e se lo dico io che credo poco in Dio... Ma non c'erano altri 364 giorni per organizzare la cerimonia?! Perchè proprio il 1° maggio? La beatificazione sarà una data "storica", perchè volerla piazzare in un giorno che ha sempre avuto un sapore storicamente molto diverso e IMPORTANTE?

Sono amareggiata, e non poco.

25 aprile

E per fortuna, oltre ai post programmati, posso scrivere anche dal cellulare. Un brevissimo post, un piccolo pensiero per questo giorno. Pasquetta. Ma anche e soprattutto la Festa della Liberazione. Come scrive De Luca, l'uomo che dimentica è un vuoto chiuso, un bicchiere rovesciato. L'Italia ha un tremendo bisogno di ricordare ma, non capisco il perché, si volta dall'altra parte. Per fortuna non tutta. C'è ancora chi vuole ricordare. Io ho paura, paura che invece di cantare come Gaber "la mia generazione ha perso" dovrò cantare "la mia generazione non c'ha nemmeno provato". E se sarà così, sarà perché abbiamo dimenticato.

domenica 24 aprile 2011

B.P.

Fortunatamente si possono programmare i post, così posso farvi gli auguri in tempo, mentre in realtà sto preparandomi per l'abbuffata.

BUONA PASQUA GENTE!
 

giovedì 21 aprile 2011

Cosa ti aspetti da me?

Lorenzo Licalzi l’ho scoperto leggendo “Dialoghi Incivili”, di cui non ho ancora parlato e per farlo dovrò prima dare una seconda lettura. Per adesso posso dire che è un testo con notevoli spunti socio-culturali.

Non ricordavo esattamente a che proposito era citato questo Licalzi, ma nel mio ultimo tour in biblioteca, alla ricerca di un qualcosa di intelligente che mi facesse riprendere da Acciaio (chiedo scusa a chi è piaciuto ma a me ha dato proprio il ribrezzo), sono incappata in “Cosa ti aspetti da me?” e l’ho preso al volo senza neanche guardare la trama.

Poi ho capito perché Cristicchi aveva citato questo libro. La trama infatti è essenzialmente questa:


Qui il protagonista è Tommaso Perez, un fisico nucleare ormai anziano, che un ictus ha costretto in una sedia a rotelle, chiuso in una casa di riposo. Non ha un carattere facile, forse dovuto anche alla storia della sua vita, che di facile non ha avuto molto, a cominciare dalla ricerca scientifica che l’ha fatto essere sempre ad un passo a scoprire la verità sull’Universo, senza mai riuscirci. Tommaso racconta in modo ironico, ma di un’ironia velata di amaro, la vita dentro l’ospizio, dal rapporto con gli altri ospiti, a quello col personale, fino alla riscoperta della Vita, grazie al tenero affetto provato per una donna, anch’essa ospite del centro.

Il libro ti strappa tante risate, ti fa scendere qualche lacrima, è molto scorrevole e anche molto molto realistico. Parola di chi ha lavorato nelle case di riposo (non io eh!). Io lo consiglio vivamente, è un piccolo gioiello.


(Una chicca: Licalzi è un “collega” che ha aperto una casa di riposo. Chissà che non abbia tratto ispirazione da suo qualche ospite per i personaggi descritti in “Cosa ti aspetti da me?”!)

mercoledì 20 aprile 2011

Le faremo sapere

In tempi non sospetti ho mandato il mio curriculum in un paio di posti, con pochissima convinzione e ancor meno speranza. Tanto per fare un tentativo, per non restare con le mani in mano.
Tanto a prendersi un no si fa sempre in tempo.

Che brutti che sono i no.

Per l'appunto, scherzo del destino, pochi giorni fà ho dovuto personalmente rispondere a dei tipi che avevano inviato il CV. In pratica c'è una specie di frasetta prefabbricata che tu dovresti asetticamente copiare sulla mail. Mi si è stretto il cuore a scrivere quella frase che sa tanto di "le faremo sapere"... E che si potrebbe tradurre nella colorita espressione livornese t'ho ner cuore ma ti vo ner culo.

Orbene, a me non è toccata neanche quella risposta.
Ma il messaggio è comunque chiaro.
E temo che corrisponda alla seconda parte del succitato modo di dire.

martedì 19 aprile 2011

Tana per la Lunga

Eppure c'ero quasi riuscita. Ho passato un anno della mia vita a nascondere le più piccole informazioni sulla mia vita a certe persone che proprio non mi vanno giù e, quando ormai la fine si è fatta vicina, sono stata stanata. Non qui sul blog, per fortuna. Ma comunque in un canale attraverso il quale un pò della tua vita passa. Che poi, io facebook lo uso molto per il cazzeggio, non è che ci nascondo chissà quali misteri. 
Però non lo so.E' una cosa strana per me, lo confesso. Di solito non ho difficoltà ad accettare le persone, anche quelle che non mi piacciono. Le tengo a debita distanza, do poco di me, ma comunque le accetto. Come si dice "le prendo per quelle che sono", e ognuno tira per la sua strada.
In questo caso no.
Non so se è stato il periodo, il contesto, o magari il fatto che mi sono sentita rifiutata senza mai capirne realmente il motivo, avvertendo una volontà di ferire gratuita e fine a se stessa.
Io non lo so, ma posso assicurare che mai mi era capitato di fuggire così dalle persone. Mi danno proprio fastidio, mi ributta il pensiero di dover condividere il mio quotidiano con loro. Non so neanche bene verbalizzarne il perchè. So solo che adesso voglio tutelarmi da questo senso di schifo.

(e già che ci sono faccio un pò di pulizia tra contatti inutili...faccio  le pulizie di primavera!)

domenica 17 aprile 2011

Il peso della farfalla

Questo testo di Erri De Luca su Anobii l'ho votato 3 stelline. Non è che non mi è piaciuto, è che è troppo filosofico, anzi forse troppo PESANTEMENTE filosofico. Ha un modo di scrivere molto artefatto, un pò troppo per i miei gusti. Però la storia, e il suo senso, sono molto belli e sicuramente vale la pena leggerlo.
Mi voglio appuntare qualche citazione che ho trovato particolarmente bella.

"Un uomo non arriva a volere quanto una donna, si distrae, si interrompe, una donna no."

"Un uomo che non frequenta le donne è un uomo senza. Non è un uomo e basta, nient'altro da aggiungere. E' un uomo senza. Può dimenticarselo, ma quando si ritrova davanti, lo sa di nuovo".

"Un uomo è quello che ha commesso. Se dimentica è un bicchiere messo alla rovescia, un vuoto chiuso".

"Non era pentito, non poteva risarcire il torto, poteva rinunciare. I debiti si pagano alla fine, una volta per tutte"

"La sua vita a spasso di stagioni era andata col mondo. Se l'era guadagnata molte volte, ma non era roba sua. Era da restituire, sgualcita dopo averla usata. Che creditore di manica larga era quello che gliela aveva prestata fresca e se la riprendeva usata, da buttare".

Belle citazioni, appunto.
Però, dato che è tutto così, ad un certo punto si fa veramente pesante!

Voglio trovare un senso a questa vita Anche se questa vita un senso non ce l’ha

Firenze, ore 13.30 circa, dopo 3 ore di inutile ricerca dei suddetti capi di abbigliamento:

"Diamo un senso a questa giornata: andiamo a mangare un panino col lampredotto!!!"

venerdì 15 aprile 2011

La realtà

Perché qui stiamo a pettinare i lombrichi, ma la realtà è un’altra.
La realtà è che il piccione è sempre lì, in agguato, culetto al vento e colpo in canna.
La realtà è che si sta avvicinando il tanto desiderato momento in cui lascerò la Romagna, il lavoro e tornerò a casa.
La realtà è che mi aspetta un notevole trambusto. Dovrò affrontare (di nuovo) un trasloco, tanto cambiamenti, dovrò riabituarmi ai ritmi di casa, al Ranocchia. Che è cosa buona e giusta dopo quasi otto anni di storia a distanza, ma è anche vero che tra noi i cambiamenti hanno sempre causato dei grossi terremoti. Stavolta sarà più un banco di prova, perché il prossimo trasloco potrebbe essere quello definitivo in una casa nostra.
La realtà è che ho un esame di stato sul groppone che proprio non vuole andare a buon fine. Ho iniziato a studiare ma la scadenza è troppo vicina e io faccio una fatica bestiale a stare sui libri, per di più ho degli orari lavorativi che non hanno niente di normale, mi spezzano tutte le giornate e questo non favorisce certo trovare dello spazio per lo studio.
La realtà è che adesso un lavoro che è “bello come un calcio all’inguine dato da un toro” (cit: Daniele Silvestri, Precario è il mondo), ma è un lavoro al quale mi sono abituata, mi sono abituata ai colleghi, all’ambiente, alle fotocopiatrici che mangiano i fogli. Ho perfino imparato ad usare le levapunti. Non dico che mi spaventa cambiare lavoro. Mi spaventa il non trovarlo. Cerco di non pensarci ma non è per niente facile.
La realtà è che mi sto cagando sotto.

mercoledì 13 aprile 2011

Soluzioni

Sabato sono andata al nuovo centro commerciale di Forlì, che ho scoperto essere brutto già dal nome: Punta di Ferro.
Francamente sono rimasta molto delusa, era stato presentato come un Le Befane un pochino più piccolo ma secondo me non c'è proprio paragone. Quello che mi ha colpito più di tutto è la mancanza di varietà tra i negozi. Sono tutti molto simili nel genere e nel prezzo.
In più la mia amarezza viene anche dal fatto che c'ero andata con un preciso intento. Trovare pantaloni e scarpe estive.
Per le scarpe temo di dover riporre le speranze. Quelle di "tela" si trovano solo della Converse, e ho sperimentato sui miei poveri piedi che non valgono molto, nonostante il prezzo. Mi sbucciano le dita e per di più si sono scollate e rovinate quasi subito. Mi toccherà adeguarmi alla moda e girare con gli stivaloni texani anche d'agosto.
Anche la ricerca dei pantaloni non ha dato i frutti sperati. A me non piacciono i pantaloni che vanno adesso, quelli tutti stretti fino alla caviglia. E poi non ci entro, mi strizzano troppo le cosce, per infilarcele dentro mi sembra di dover insaccare una salsiccia e per uscirne temo sempre di dover chiamare un chirurgo. In un negozio però mi sono innamorata di un paio di pantaloni a zampa di elefante, che adoro e che non vedo l'ora tornino di moda. Ebbene, non entravo neanche lì. E poi la vita era talmente bassa che si rischiava nell'abbassarsi di essere scambiati per una rastrelliera da biciclette. 

Modelli un pò più larghi se ne trovano tra le taglie "comode", soltanto che non sono abbastanza in carne per farmeli andare bene.

Quindi ho deciso... Mangerò fino ad entrare in quelle taglie là.

Ho già iniziato la cura domenica, alla sagra del Salame e dei Salumi Stagionati di Brisighella. 
Devo dire che questa dieta non mi peserà per niente!

sabato 9 aprile 2011

Acciaio

Sono alla fine giunta alla fine della lettura di Acciaio, dopo aver affrontato frasi del tipo “succede sempre quando stai scaricando tonnelate d’acciaio, che il tuo corpo insorge dentro la tuta (…) il muscolo nascosto, il meno civilizzato. Ti tocca cercare un bagno, un angolo dietro un cespuglio”. Roba che uno pensa “ma secondo questa tizia gli operai stanno per tutto il turno a farsi le seghe?”. E soprattutto “ma non esisteva il congiuntivo?”
A questo punto posso stilare un elenco dei motivi per i quali “Acciaio” non vale nemmeno i 50 centesimi della prenotazione in biblioteca:
  • un interminabile sfilza di steretipi sciatti e inutili (qui ne trovate alcuni esempi)
  • una storia priva di una qualsivoglia morale. Tutto sembra ruotare intorno a questo rapporto morboso tra le due protagoniste e a questa vita di provincia descritta come la peggior cosa ti possa capitare
  • l'ossessione per la localizzazione. Ci sono molti, troppi, dettagli che vogliono ricondurre le storie al luogo dove si svolgono. Però, delle due una: o fai un'inchiesta reale e realistica su questo famigerato degrado di provincia e allora citi tutti i luoghi che vuoi oppure fai un racconto di fantasia ma resti sul vago. Piazzare sciami di drogati alla gelateria del centro di cui si fa nome e indirizzo non mi sembra molto elegante dato che si tratta di un'informazione falsa. E di esempi come questo se ne possono fare a bizzeffe
  • l'ossessione per il degrado. Di sicuro ci sono spiagge sporche a Piombino, non lo metto in dubbio. Ma è una cittadina piccola, si gira a piedi, che serve insistere a infilare questi personaggi nei posti più deturpati che esistano?? Ok essere sfigati ma fare un passo in più e scegliere una spiaggia pulita no?
  • considerare la fabbrica il male del mondo. Di questo la Avallone è scusata. Anche i giornali lo hanno fatto per un periodo. Succedeva un incidente stradale qualsiasi e i titolo strillavano "Ha un incidente mentre va alla Lucchini".
  • l'ossessione per il sesso
  • il modo di scrivere. Frasi fatte piazzate lì, personaggi che un pò parlano in dialetto e un pò no (anche qui, mettiti d'accordo!), l'autrice che si esprime un pò in dialetto e un pò in un italiano simil-corretto. Ho letto che si tratta di un modo di scrivere "ancora da maturare". Mah. Forse prima di urlare al capolavoro si dovrebbe guardare anche al grado di maturazione!
Però leggere questo romanzo una cosa positiva la fa. Fa guadagnare qualche punto al buon Bruno Vespa. Che durante la serata del premio Campiello ha fatto apprezzamenti sullo scollo della Avallone.
Ebbene, lui aveva letto il libro, ha associato la descrizione di una delle due protagoniste alla "scrittrice" (toh, voglio essere cattiva fino in fondo e mettere le virgolette) e ha pensato "Questa ci sta!"
Ma Bruno... Sei arrivato tardi... Ormai è ampiamente maggiorenne, che gusto c'è!!!?

venerdì 8 aprile 2011

I sogni son desideri

Sono giorni e giorni che sogno di essere tornata al liceo e in gita.

Mi sveglio e mi sento vecchia.
E ho decisamente bisogno di una vacanza.

Quella tua maglietta fina

Quando si dice che l'abito non fa il monaco non si considerano casi come questi.

L'altro ieri ero seduta nel centro di Forlì, in attesa di entrare in ufficio. Purtroppo il centro non è proprio ben frequentato, a qualsiasi ora del giorno, alla faccia dell'immagine ridente della Romagna.
Detto ciò proseguo. Ero lì bellina bellina e vedo arrivare uno vestito un pò... a tossico. Diciamo un abbigliamento che ti scatena un attimino di pregiudizio. Tanto per non alimentare l'immagine di me un pò razzista che credo di aver dato ultimamente posso dire che il tipo in questione era italianissimo.

Insomma, il tizio riceve una telefonata e parlando a voce molto alta io riesco a capire chiaramente tutto ciò che dice. A parte che chiamava l'interlocutrice sia "mamma" sia "amore", il che è giusto un pelino patologico. Sia che fosse stata la madre o la fidanzata, il risultato non cambia.

Ma poi ad un certo punto sento questo, testuali parole: "Preparami la felpa, quella bianca con le scritte... sì, quella, quella che avevo in galera!". L'abito non farà il monaco... Ma forse fa il delinquente!

mercoledì 6 aprile 2011

150....Jolande!

In questo momento sono davanti al computer con la tv accesa su RaiUno, sintonizzata su Centocinquanta, il programma con Bruno Vespa e Pippo Baudo. Dovrebbero raccontare la storia dei 150 anni di unità di Italia.
E invece ho trovato queste:

Forse non ho capito io ma... pensavo festeggiassero i 150 anni d'Italia e non il governo Berlusconi!

sabato 2 aprile 2011

Più gambe per tutti

Dunque, secondo Wikipedia la mia altezza rientra nella media italiana, più tendente verso l'alto ma comunque nella media. Ed è quello che ritengo, a dispetto del mio nickname (che mi hanno dato a suo tempo le mie coinquiline cesenati). 
Però sono molto orgogliosa della costituzione del mio metro e settantadue. Mi piace il fatto di avere le gambe un pò lunghe. Da più piccola, quando da una delle più basse della classe mi sono trasformata in una delle più alte, ero tutta gambe, poi mi sono pareggiata (per fortuna!). 

Ma spesso e volentieri ogni pregio ha un suo difetto. Per esempio strusciare ginocchio-ginocchio coi quelli seduti davanti sul treno.O sbattere sotto i tavoli quando si accavallano le gambe.
Oppure...
Per diversi giorni sono dovuta andare a lavorare a Cesena, dove hanno organizzato questo servizio qua.
Una ganzata, per i pendolari come me.
Un pò meno ganzo se si considera che nella bici più alta toccavo completamente i piedi per terra. E si sa, nelle bici troppo basse per le proprie gambe si fa una fatica bestiale.
Io, in quei giorni là, ho scoperto l'esistenza di muscoli che secondo me almeno l'80 % delle persone ignora. 
Un giorno, in cui sono stata particolarmente sfortunata e me ne è toccata una bassissima, ho avuto dolore perfino alle tette.
Ora. Parliamone. Come cavolo si fa a sforzarsi i pettorali su una bicicletta?!?? Spiegatemelo. Certo, ho quasi 30 anni e non stanno su come una volta ma non credo che mi arrivino ai pedali. O almeno spero che me ne sarei accorta, nell'eventualità. 

Alla fine ho deciso. Entrerò in politica e fonderò la mia campagna elettorale su una promessa: più gambe per tutti. Così farò alzare pure le biciclette e non dovrò sudare le proverbiali 7 camicie in occasioni del genere.
E non fate così, non scuotete la testa. Lo so che una promessa del genere non si può mantenere.
Ma che forse i politici mantengono le promesse che fanno???