domenica 23 maggio 2010

Week end col Signor G


Un altro week end in solitudine... La mente vaga e la tristezza avanza.

Però.

Meglio cercare un però in certi casi... E quindi PERò ho avuto un certo signor G ha farmi compagnia in questi giorni.

Ebbene sì, tra ieri e oggi mi sono vista lo spettacolo teatrale "Storie del signor G" dal quale è tratto "Un certo signor G", che ho visto quest'inverno.

Beh che dire... mi dispiace iniziare a conoscere Gaber così tardi però meglio tardi che mai. E poi di certo non sono contenuti separati. Anzi... chissà cosa avrebbe cantato se avesse visto il mondo di oggi...

lunedì 17 maggio 2010

Tecnologia, tecnologia canaglia

ltro che nostalgia. Si sa che ai tempi d'oggi non c'è più spazio per i sentimenti, che sono costretti a battere in ritirata in  favore ai meri averi terreni.

Tipo i cellulari.



Perchè, ebbene sì, il mio "nuovo" nokietto 6085 dopo poco più di un anno di onorata carriera ha deciso di fare harakiri e abbandonarmi più o meno definitivamente. Pare sia lo schermo che non contatta bene con lo sportellino, non so. Al momento il Ranocchia mi ha prestato il suo, altamente tecnologico, e non so davvero come ringraziarlo perchè per me quel cellulare era la vita, mi immaginavo già due settimane senza internet confinata in terra faentina e meditavo di seguire quel povero cellulare e tornarmene anche io dal creatore (alla fabrica nokia quindi ).

Devo dire che, sebbene come modem questo sia strastrastra più veloce, navigare direttamente dal cellulare è più complesso e noioso e tante altre funzioni sono assolutamente macchinose da raggiungere e usare. Insomma, se il dottore da cui verrà portato il mio povero cellulino mi dirà di staccare per sempre la spina, è più che certo che il nuovo cellulare sarà un cosetto da "tre braccia e una lira" semplice e funzionale.

Però rivoglio il mioooooooooooooooo

giovedì 13 maggio 2010

L'italiano, questo sconosciuto

Magari leggendo questo blog e certi post soprattutto ci si può fare l'idea che sono una che "l'itagliano sallo"... O anche sentendomi parlare sboccatamente (ma è il dialetto che lo richiede) potrei dare una cattiva impressione. Invece, complice una professoressa del liceo che era tanto (mapropriotantotanto) rompiscatole, su certi aspetti se mi impegno so rendere abbastanza bene.

O, visti i tempi che corrono per la povera lingua italiana, diciamo che so comporre correttamente almeno una frase soggetto-verbo-complemento.

Non è che sia uscita dall'accademia della crusca, per carità, lungi da me dirlo e anche solamente pensarlo.

Però a volte si leggono o si odono cose che fanno drizzare i peli sopra la schiena come ai gatti quando si arruffano tra sè.

Per esempio ho letto un documento per il quale chi l'aveva scritto veniva pagaro profumatamente e dento il quale si trovavano ogni tipo di bestialità ì, dagli errori di ortografia agli orrori di sintassi.

Il clou un elenco sconfinato di soggetti e il verbo al singolare. Volevo morire. Sono andata col foglio in mano, sconsola e infuriata al tempo stesso e ho esordito con "ma questa la pagate?". Mi è stato risposto, dopo che avevo mostrato la sfilza di schifezze grammaticali, che tutto sommato chi valuta certi documenti non ci guarda a certe cose. Non sapevo se ridere o piangere. Anche perchè il mio interlocutore era stupito del mio stupore. Scema io a sconvolgermi che una persona laureata possa produrre certi obbrobri.

Comunque ce ne sono di questi casi in quantità e anche molto divertenti.

Me ne raccontava uno Bernacca: sul lavoro una persona così detta "problematica" aveva detto tranquillamente che nel suo precedente impiego aveva avuto un qui quo quacol suo capo. Lei lì per lì stava prendendo degli appunti ma, quando l'informazione le è arrivata al cervello, ha dovuto pensare a tutto un archivio di cose tristi per non scoppiare a ridergli in faccia.

Il giorno dopo, manco a farlo apposta, è successo a me. Solo che il mio "caso" non aveva nemmeno la scusa della "problematicità" e della scarsa istruzione. Stavano parlando in tono scherzoso di poteri e ribellioni quando una esordisce, col fare di una che ne sa a pacchi, "oh occhio che qui ci scappa il GOLFE"...

Solo dopo ho capito che voleva dire golpe... e anche io ho dovuto adottare il sistema di Bernacca per non riderle in faccia. E per non risponderle "Ma il cappotto no???" ho finto di dover andare via d'urgenza.

mercoledì 12 maggio 2010

Posto conclusivo di una giornata no

Giuro che non riesco a capire certe dinamiche umane,e a questo punto mi rifiuto di provarci.

Negli ultimi due mesi ho conosciuto un mondo dove ognuno è convinto di essere pressoché l'unico a far bene, di essere il depositario della Verità, senza mai realmente ascoltare l'altro che magari sta dicendo la stessa cosa semplicemente con parole diverse. Per me è dura accettare un clima così perché sono una gran cultrice della politica dell ascolto reciproco e perché mi metto molto in discussione, un pò per umiltà, un pò perché realmente per ora mi trovo spessissimo nella situazione "io-so-di-non-sapere".
E soprattutto perché raramente sono sicura di me.Questo è un difetto che però negli ultimi anni ho cercato di limare,anzi,è stata l'esperienza a far sì che acquistassi via via una sicurezza maggiore. I sei mesi al TLA sono stati una manna in questo senso ma anche le mie poche altre esperienze sul campo avevano già rinforzato un pò la mia autostima. E proprio a volerla dir tutta, per carattere sono un'insicura molto sicura di me, in quanto le poche volte che mi espongo mi incaponisco di aver ragione perché... Ce l'ho!

Per farla breve voglio la ragione quelle poche volte che so di avercela e il resto mi rimetto al giudizio del popolo tutto. Stessa cosa quando si tratta di mostrare il proprio sapere. Insomma, figurati se, rognosa come sono, mi metto ad esaltare le mie qualità professonali, peggio ancora inventandole.

Bene, oggi mi sono sentita trattare invece come quel tipo di persona. In un ambiente... beh di cui sopra.

Sono stata 12 ore fuori casa, mi sono barcamenata tra treni e città diverse, correndo qua e là come un'invasata.

E diciamolo, se fossi una che se ne frega oggi mi sarei sbattuta molto meno.

Comunque, solo per aver fatto notare che io conoscevo già un pò una certa tecnica sono stata guardata in cagnesco da un nutrito gruppo di persone, alcune delle quali mai viste, tra l'altro. E l'unica persona che per ora non mi aveva deluso, beh mi ha deluso anche lei.Perchè mi era sembrato un tipo di persona diversa e soprattutto perchè mi conosce abbastanza da poter dire che non dicevo cazzate, anche perchè per quel lavoro sono stata valutata positivamente, quindi oltretutto ho anche avuto un certo riscontro sul mio "saper fare".

Non ho veramente parole, come è possibile che in un mondo dove si ostentano conoscenze, nozioni e sicurezze che in realtà non si hanno io mi ritrovi a sentirmi come affossata per una delle poche volte che mi sento un pò più sicura del terreno dove sto per mettere i piedi?

Avrei forse dovuto dire che non conoscevo quella cosa, mentendo, e mettermi al pari di persone che sicuramente saranno formate in tantissimi altri campi ma non in quello, mentre io mi sono fatta un discreto culo per esserlo? Perchè non essere riconosciuta per quello che sono, pregi e difetti? Saperi e manchevolezze?



E come sempre, trovo dei versi di una canzone che rappresentano il mio stato d'animo. Eccoli qua...



Il dubbio è se resisterò, il dubbio è se ha davvero un senso tutto ciò? ... mi sento come un quadro dietro i mobili semplice ed inutile, perduto in una lotta con la polvere...

lunedì 10 maggio 2010

Saltatempo

[mod]  [del]

Come si fa a descrivere in poche parole un libro così?? Impossibile dare un nome alla moltitudine di sentimenti che mi ha suscitato.
Ho riso, ma tanto. Più che con un libro comico.
Mi sono arrabbiata, ma tanto. Più che a leggere un quotidiano.
Mi sono commossa, ma tanto. PIù che a guardare un film strappalacrime.

Ho adorato lo stile di Benni, abile a strapparti una risata e abilissimo a farti comprendere, nell'istante successivo, che si tratta di riso amaro.
Mi ha fatto pensare alla definizione scolastica"romanzo di formazione", e mi ha fatto anche un pò strano avere questa idea perchè ai tempi della scuola detestavo il dover imbrigliare in terminologie tecniche poesie e romanzi, figure retoriche e stili di scrittura. Però di fronte a Saltatempo non si può non pensare alla formazione. Incontriamo il protagonista che è un ragazzino della montagna, sognatore e genuino. Lo lasciamo che è un uomo pronto a prendersi le sue responsabilità di fronte alla società che gli ha messo davanti agli occhi cose più grandi di lui.

In più il tema ecologista. A me tanto caro perchè la speculazione ha rovinato per  sempre il mio paesello di mare per farne un cumolo di cemento. E così come la montagna è crollata sul paese di Saltatempo, il mare si sta vendicando portandosi via la sabbia e cambiando le correnti.