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Visualizzazione dei post da giugno, 2019

Masterbar

Prima di lavorarci, per me il bar era il posto dove prendere qualche caffè, fare qualche colazione con le amiche, comprare un pacchetto di caramelle per usufruire del bagno, fare qualche pausa pranzo (ma poche, preferisco quando sono in giro cercare comunque un forno e comprare qualcosa lì, mi sembra più genuino) e in estate comprare i gelati. Dopo averci iniziato a lavorare, per me... È rimasto esattamente lo stesso! Però ho cominciato a chiedermi cosa le persone, o per meglio dire la Gente, vedano in un bar. No perché in questi anni mi hanno chiesto se vendevamo, fra le varie, farmaci in quantità, assorbenti (mimando l'oggetto anche con la mano) pinzette dei peli e torce. Ma in tanti mi hanno anche chiesto molto titubanti se facevamo il caffè o se potevano comprare dell'acqua. Forse perché abituati a comprare al bar tampax e acqua micellare, non so. In attesa che qualcuno mi dia una possibile e razionale spiegazione del perché al bar si cerchi di tutto al di fuori del

Cervelli in vacanza

A noi diversamente occupati tocca capita la fortuna di osservare il mondo da prospettive mai volute pensate. Semplicemente perché siamo costretti a cambiare di continuo lavoro e, di conseguenza, ambiente.  E questi cambiamenti ci portano lontani dal nostro essere che magari ci aveva indirizzato verso una formazione o una professione totalmente diversi. Io, dopo qualche anno da diversamente occupata nel sociale, da tre anni a questa parte ho cambiato, come sapete, totalmente settore. Da tre estati mi trovo davanti la Gente. Tanta, troppa, tutta insieme. Dopo il primo anno credevo di non stupirmi più dei comportamenti assurdi che osservavo quotidianamente e invece no. Ogni giorno rimango senza parole per una cosa nuova. Guardo spaventata quella informe massa di persone che mi sfila davanti in attesa della cazzata del giorno. La mia prima collega, cercando una giustificazione a certe assurdità, diceva sempre: "ma sono in ferie, mettono il cervello in vacanza". Boh, io non

C'è qualcosa che non quadra - parte seconda

Si diceva, appunto, del reddito di cittadinanza e di altri ameni sussidi. Si diceva perché mi hanno fatto riflettere diversi articoli e i relativi commenti sociali. Articoli seri o meno seri tipo: Ero partita  prendendola un po' alla larga col mio precedente post perché vi avevo voluto raccontare la mia personale esperienza e il mio vissuto per quanto riguarda il sussidio di disoccupazione, quello dei "fannulloni" . Ma in realtà il mio obiettivo era di arrivare a un punto al quale sono arrivati prima di me su molti siti e quotidiani. Tipo qua su Wired   o sul Fatto Quotidiano . E fra l'altro ci sono arrivati prima perché io non ho avuto il tempo di scrivere il post proprio perché su una sono una di quelle stagionali che fa degli orari di merda, etc etc. Avevo iniziato a rifletterci dal momento che, con l'avvio della stagione alle porte, vedevo ancora un sacco di annunci di lavoro. Ancora prima che scoppiasse il caso Gabicce ho ironizzato fra me e me &

C'è qualcosa che non quadra - parte prima

Mi aveva fatto molto ridere Sara che in un suo post citava il reddito di cittadinanza chiamandolo il reddito dei grattapanza , incarnando perfettamente l'idea che molti si sono fatti di questo sussidio: un aiuto dello Stato che va nelle tasche di chi non ha voglia di lavorare e neanche ci prova. Il reddito di cittadinanza è una cosa nuova e quindi non so, ma è ben noto, nelle zone turistiche dove si lavora stagionalmente, che in tanti si fanno i loro calcoli per non lavorare di più di quanto serve per arrivare al sussidio di disoccupazione. Come sapete, l'inverno passato io sono rimasta volontariamente a casa perché l'anno prima col lavoro estivo e subito a ruota un lavoro precario invernale e di nuovo quello estivo ero diventata matta. Avevo bisogno di fermarmi un attimo e fare mente locale sulla mia vita. Quindi sì, per farlo, ho sfruttato il sussidio. E non solo, in vista di altri cambiamenti che dovrò affrontare, mi sono trovata anche io a farmi due calcoli in merito.

O sole mio

Sono stata una delle migliaia di persone che si è lamentata di questo maggio appena conclusosi, per via del suo clima invernale. In fondo avrei solo voluto godermi qualche passeggiata, il primo sole, il primo mare. Giusto un pochino di relax prima di buttarsi a capofitto nel lavoro. Poi ho iniziato a lavorare e potevo anche infiaschiarmene, anzi meglio, almeno non soffro il caldo e mi stanco di meno. Purtroppo non è così. Quando sei diversamente occupato anche un maggio piovoso e freddo può essere il tuo nemico. Essere diversamente occupati ti fa guardare molte cose da una prospettiva tutta nuova. In fin dei conti io ero pronta e desiderosa di lavorare in tutto altro settore in cui il tempo metereologico alla fine poteva influire solo sull'umore dei miei pazienti (anche sul mio, in realtà!). E invece ho imparato che per chi lavora stagionalmente un mese di pioggia può essere un disastro e di conseguenza la causa di un mancato lavoro per tante persone. A me è andata abbastanza