martedì 29 dicembre 2009

Ne ferisce più trenitalia che la spada

Che Trenitalia faccia cascare le palle è cosa (tristemente) nota.
Ma che facesse cascare anche attempate signore almeno io l’ho appreso soltanto ieri. E comunque ti pareva che se c’è un casino io ci infilo subito in mezzo???
E’ andata così. A Firenze, dopo la mia buona ora di attività “frizionamento di natiche in attesa della coincidenza” (trad: mi son grattata il culo tutto il tempo), son salita sul mio bel trenino per Faenza. Di solito c’è il Minuetto ma si vede che ieri hanno optato per il trombone, destinandoci  uno di quei catorci che ad occhio e croce c’erano già quando la minigonna riusciva a dare scandalo (uh, che belli i tempi quando c’era qualcosa che scandalizzava!).  
Dovete sapere che Trenitalia sta ristrutturando tutti i marciapiedi delle stazioni, in modo che si adattino ai nuovi treni. Peccato che poi fanno viaggiare i vecchi e per salirci sopra o sei Sara Simeoni o sei simpaticamente fregato. Infatti ieri una signora, quasi mia vicina (era nel posto al di là del corridoio rispetto al mio), è caduta. Io in effetti l’ho vista sul marciapiede che si stava appropinquando alla salita, ma mi sono anche fatta altamente gli affari miei quando l’ho vista sparire nel nulla, facendo tesoro del detto “chi felice vuol campare i cazzi suoi si deve fare” e soprattutto ninnolandomi nell’abbiocco postprandiale.
Beh quel detto è assolutamente falso, perché i cazzi quando voglio vengono a cercarti, anche se hai voglia solo di guardare fuori dal finestrino e ascoltare la musica.
Insomma. La signora entra nello scompartimento e dice, tranquilla “uh, son anche caduta!”. E poi si siede beata al suo posto. La signora accanto a me, una fiorentina di quelle veraci e caciarone, si gira verso di lei e le chiede quanto e dove s’è fatta male. L’altra, placida, le risponde: “mah, un po’ qui alla gamba” e si tira su il pantalone (io l’ho vista perché ho girato mezzo occhio, giusto per sincerarmi di non avere una gamba rotta sulla coscienza). LA signora accanto a me mi prende un braccio con orrore e mi bisbiglia piano “Tu l’hai visto quanto sangue???” Mi sporgo per metà e vedo la calza della ferita fradicia di sangue. Mi sporgo ancora un po’ e constato che per terra ce n’è già una pozza grande quando una mela. “La va tamponata” mi suggerisce la mia vicina. Io tiro fuori i miei fazzolettini (sottomarca, chiaramente, che non assorbono neanche uno starnuto) e timidamente li porgo. La ferita ringrazia ma se la cava con quello che ha. E nel frattempo continua a buttar sangue. La mia vicina si scalmana appena vede il capotreno, che prima propone invano di chiamare un’ambulanza (“nodddavvero, poi così perdo il treno!”) e poi porta il kit di pronto soccorso. Che secondo me era stato comprato quando è stato comprato il treno.
La ferita si alza e fa “Vo in bagno,per medicarmi mi devo togliere i collant, che me la guardate un minuto la roba ?” “Ci mancherebbe signora”. Nel frattempo la pozza è diventata una confezione da 4 di mele. E la gente che passava in su e in giù assisteva inorridita, bensì guardava come se fosse la cosa più naturale del mondo trovare un corridoio di un treno per niente dissimile ad un mattatoio. Passate due o tre fermate la ferita chiama la mia vicina ad darle una mano. Saran state via mezzora.
Rientrano e mi si presenta una scena assolutamente comica. La tipa ferita assolutamente tranquilla e rilassata, l’altra con la faccia di una che ha appena rammendato una vittima di jack lo squartatore. “Sa, c’ho un po’ le vene fragili”. La mia vicina mi guarda indemoniata e bisbiglia “altro che bene fragili, e la c’ha un pezzo così di carne staccata”. Per rendervi conto del “pezzo  così” disegnate una C con la mano allargando bene l’indice e il pollice. Il resto del viaggio poi l’ho passato deliziata da altri dettagli macabri mentre la ferita diceva che tutto sommato gli faceva solo un po’ male.
In tutto ciò è arrivato il capotreno per prendere la “deposizione” dimostrando nell’ordine:
§  Di non essere minimamente sensibile (signora, mi dia un documento – un secondo mi metto seduta – signora il documento – un attimo che mi aggiusto bene – il documento signora – momento che prendo la borsa)
§  Di non sapere scrivere in italiano (cosa metto? – ferita lacerocontusa – feeeriiitaaa laaaceee.. come? – ferita lacerocontusa – ah, ferita lacerocontusO.)
§  Di essere interessato solo al fato che la signora avesse pagato (stessa scena del documento con il biglietto).
E la conclusione è stata “Mah questo qui alle ferrovie è sprecato, poteva fare benissimo…. IL CARABINIERE!”

lunedì 28 dicembre 2009

Cosa sognano i pesci rossi

Non so qual'è il criterio con cui si sceglie un libro. Cioè, se si va oltre alla classica immagine della gironzolata in libreria a leggere il retro della copertina.

Per esempio io questo libro qui l'ho visto sì, gironzolando in libreria alla ricerca dell'ispirazione per una lettura, però sono stata come attratta magneticamente dalla copertina, dal colore, dal titolo. Ho letto frettolosamente la trama ma avevo già deciso che lo volevo.
Ho finito di leggerlo oggi sul treno, e non ho saputo trattenere le lacrime.
Il libro si compone di diversi capitoli i cui titoli sono alternativamente "i pesci rossi" e "la faccia verde".
Il pesce rosso è Tunesi, ex amministratore delegato, un uomo importante insomma, con una vita perfetta: moglie, figlia e status. Un tumore e un'operazione azzardata per tentare di salvargli la vita gli portano via tutto, ritrovandosi in Terapia Intensiva, tracheotomizzato e impossibilitato a comunicare. Muto. Come un pesce rosso appunto. Il pensiero però non è muto e Tunesi ci racconta tramite  questo tutta la sue esperienza in terapia intensiva e parte della sua vita.
La faccia verde è Gaboardi, medico frustrato che non fa più il suo lavoro con la passione di una volta, che beve per affrontare la giornata e che ha buttato all'aria il suo matrimonio a causa di innumerevoli scappatelle. Gaboardi è anestesista nel reparto dove è ricoverato Tunesi. E lo considera ormai un caso spacciato, un'operazione che non andava fatta, il risultato delle azioni del classico luminare in chirurgia che pejnsa solo a tagliare. Però com'è come non è, Gaboardi un pò si affeziona a Tunesi e ci racconta delle sue giornate in ospedale.
Questo libro non è certo una passeggiata. Ti costringe a riflettere. Perchè alla fine si tratta di uno che capisce il vero valore della vita, del tempo, degli affetti, quando sta abbandonando tutto questo. Un morto che parla della vita. Assurdo. Doloroso. Perchè uno dice che a lui non capiterà ma la vita poi ti porta a dare molto, troppo, per scontato. Per esempio di avere tanto tempo davanti per fare delle cose che oggi proprio non si riesce a fare, perchè le stai incastrando tra il lavoro e gli altri mille impegni.
Non è un libro che ti cambia la vita, sia chiaro, però senz'altro ti fa stare a pensare a certi fatti della tua vita, passati presenti e futuri. E secondo me quando un libro fa riflettere merita sempre di essere letto.

domenica 27 dicembre 2009

Notizie natalizie

A me quando mi fanno incazzà mi viene da dimeticammi l'italiano e parlà in dialetto. Devo esse sincera, questo natale (toh, lo voglio scrive anche in minuscolo tanto m'ha fatto caà) sò stata più incazzata che tranquilla.
Ma apparte le 'ose mie, mi so incazzata dimorto quando ho sentito questa notizia qui. Maremma 'mpestata se mi sò incazzata. Cioè, questi dementi, perchè sò dementi, un c'è artre parole, sò andati a fà i cretini nonostante avessero avvisato che un era ir caso. Sò andati a fassi una passeggiatina a rischio slavina. E infatti. Ma poi se morivano altro che loro, deh, cazzi sua se la sò cercata. E invece no. Perchè per du deficienti sò morte quattro brave persone che erano andati pe' sarvalli.
Ce li dovevano ma lascià vai! Ora ci sò 4 famiglie sbriciolate per questi due dementi (che un si dice, però lo dico uguale, meno male sò morti anche loro, sennò era da salvalli e ammazzalli dopo a pattoni). A me queste cose mi fanno ribollì il cervello maremma 'mpestata. Ho sentito fà un discorso giusto anche a Bertolaso bada: basta morti a causa di sprovveduti. Tradotto: e fate caà, fate finita di fà l'imbecilli...

Come quelli d'estate che si buttano a mare con certe libecciate che fanno paura. Bandiera rossa (trionferààààààà) e bagnino che fischia. Deh questi cretini vanno a largo. Ma dove vai????? Ma poi, un conto è stà a sciacquettassi ir culo a riva come faccio io, che poi un è per fà la ganza ma essendoci nata lo conosco bene ir mi mare. A volte è talmente infido che pare una tavola ma sotto, proprio sotto, c'ha una corrente che se alzi un poinino i piedi ti porta a largo e ciao bimbi. E quello ti posso anche capì se uno non lo conosce ir mare. Ma quando c'ha quell'onde arte che pare uno zzunami, dio bono, e un ci vole d'esse marinai. E invece quelli vanno lo stesso. Poi allora gli tocca partì ai bagnini per andalli a ripiglià. E poi gli tocca partì artra gente (l'ho visto io co' mi occhi) per andà a richiappà il bagnino perchè un ce la fa nemmeno lui.

Qualche estate fà successe a Donoratico una cosa così. Un altro di que' dementi stava per affogà e l'ha tirato fori un nero, che porino poi c'è rimasto lui. Quello sarvato cos'ha fatto!? Ha preso e s'è levato di 'ulo.

Ecco, ora faccio un bel discorso in spirito natalizio: ma un era da ripigliallo e buttallo a mare dove un toccava e tenegli anche un pò pò la testa sotto finchè un faceva più bolle??!???



PS: la montagna è bella anche verde.

giovedì 24 dicembre 2009

Unconventional Xmas

Si fa presto a dire auguri...

Scintillii, regali, baci, abbracci, feste, tutti più buoni...

MA DIETRO COSA C'è?

Viaggio del gusto - parte seconda

Dunque, eravamo arrivati alla fine del primo giorno. Per chiarezza e per far sembrare che non è che si gira solo per mangiare devo dire che le grotte di Frasassi mi hanno veramente conquistato. Da piccola avevo visitato le grotte del Vento, qui in Toscana, ma ricordo poco e sicuramente non sono così grandi e belle. Pensate che la prima sala in cui si entra potrebbe tranquillamente contenere il Duomo di Milano tanto è grande!
Comunque anche là sotto il mio istinto s'è fatto subito riconoscere. Appena entrati infatti la guida ci ha fatto alzare la testa e ci ha mostrato una concrezione particolare che per forma e colore era stata chiamata dagli scopritori "fetta di pancetta". Andando avanto nel percorso, ad un certo punto ho alzato la testa e "toh, se quella era la fetta di pancetta questa è una bella fetta di lardo... bonooooo!". Chiaramente non ho fatto in tempo a chiuder bocca che la guida ci ha illustrato la concrezione chiamata proprio fetta di lardo. Oh, comunque io sarò golosa eh, ma questi speleologi erano parecchio affamati!!!
Tornando al viaggio, il giorno dopo, il 7 dicembre, è stata la gornata di Gubbio. Tappe obbligate: l'abbazia di Sant'Ubaldo per farmi una foto coi ceri (che l'altra volta era la volta in cui mi si ruppe la macchina fotografica e venivano tutte le foto improponibilmente scure), la piazza davanti al palazzo Ducale e la chiesa di Don Matteo, ora tutta impacchettata per un restauro. E ovviamente L'osteria dei Re!
Quest'osteria l'abbiamo scoperta la prima volta che siamo andati a Gubbio, per caso, e siamo entrati attratti dal prezzo (praticamente 12 € a persona, bevande escluse) e la particolarità del menù offerto. Infatti non ci sono (o comunque ce ne sono pochissimi e molto particolari, come il baccalà dei ceraioli) primi o secondi, bensì un piattone chiamato il "piattone del re", che è nientepopòdimeno che questa meraviglia qui:

 (dall'alto in senso orario: Crostini ai funghi, crostini con pancetta, polenta, crescia con insalatina,arista e aceto balsamico, crescia con frittata piccante, patate arrosto, bustrengo- una roba buonissimissima!-, cresciacon prosciutto e un pecorino al tartufo a dir poco divino. Al centro l'arma di distruzione di massa, ovvero cotiche e fagioli).
Tale piatto, passato dalle nostre fauci spietate, in poco tempo si è trasformato nel deserto dei tartari...


Abbiamo poi assistito alla cerimonio d'accensione dell'albero. Un pò più moscia rispetto alla volta scorsa, intanto c'è stato Bertolaso che ha fatto partire due falsi allarmi (io non commento che è quasi Natale e le parolacce non stanno bene sulla bocca di una signorina) che mi hanno fatto mancare l'accensione sul video con la macchina fotografica e poi il collegamento con gli eugubini nel mondo non è stato troppo spassoso. Quest'anno comunque mi son fatta più furba, non sono rimbecillita a cercar di fare foto stabili senza cavalletto, bensì ho rilevato fermi immagine dal video. Che non saranno il massimo ma ne va della salute mentale della sottoscritta!

La cena in un pub davvero davvero carino (ma non mi ricordo il nome ), nella piazza davanti alla statua di San Francesco e il Lupo.

E infine Urbino.

 Urbino mi è piaciuta molto. E'è il classico borgo medioevale, con tanto di mura, torri e vicoletti caratteristici. Tutte cose che adoVo. Di negativo potrei dire che scarseggia di negozi di prodotti tipici, che invece in questi borghi abbondano sempre. Alla fine siamo riusciti a portarci via soltanto un pò di Casciotta di Urbino, un formaggio Doc, igp o che ne so io, insomma tipico di lì.

E poi, via di ritorno a casa. Felice per aver passato anche se pochissimissimi giorni in compagnia della mia metà (il mio stomaco) e in posti adorabili. Triste perchè come sempre le cose belle finiscono troppo presto.

martedì 22 dicembre 2009

...Se io latito latito, mica faccio un illecito...

Povera illusa che ero stata a settembre quando mi ero inventata la storia del PP, del post programmato, credendo che non mi bastassero i mb che ho a disposizione con la mia connessione "portatile".

E invece non mi basta mai il tempo! E dire che è come se lavorassi part time, con il week end libero, e invece sono perennemente alla ricerca di un momento per me, per scrivere quando mi passa per la testa, per fermare momenti importanti, per ripercorrere pensieri ed emozioni e trasformarli in parole degne di senso.

E sì, che ne avrei di roba da dire. Ho ancora la seconda parte della mia vacanzina umbro-marchigiana da raccontare. Ho un fine settimana in compagnia della mamma. Ho un sacco di altre cose qui in mente, che cerco di tenere vivive nella testa.

Ma non ho il tempo fisico per raccontar(ve)le. Quando torno dal tirocinio riesco a malapena a mangiare, sistemare un pò casa, fare spesa ed è già ora di cena. A volte mi metto a cazzeggiarci su internet ma non ho la forza mentale di mettermi a fare un discorso che quadri, se non a logica, almeno in grammatica. Lo so, lo dico sempre, ma lo ripeto. Questo tirocinio mi sta veramente succhiando molte energie, e così tante non credevo. Esco di lì che sono mentalmente stanca, anche se magari ho solo ascoltato un colloquio, ricorso un pò le chiavi dagli operatori e chiaccherato nei corridoi con qualche utente. E' come se ogni situazione pesante che incontro là dentro mi arrivasse sul groppone. Quando esco li scrollo, però comunque le spalle sono indolienzite e stanche.

Che poi è un controsenso, se avessi così tanto tempo, non fossi impegnata e stanca, non avrei nulla di bello da scrivere, ma tant'è.

Detto ciò, prima di staccare vi aggiorno sulla situazione neve. Dopo il momento di euforia (non avevo mai visto una nevicata così, in pianura poi!) sono arrivate le note dolenti.

Quella più dolorosa stamattina quando presa da un guizzo di intelligenza (e di cecità momentanea) ho inforcato la bici per arrivare prima e dopo 10 metri sono volata a terra. Che poi volata è una parola grossissima, più che altro mi sono adagiata mollemente per terra, un pò come quando affettano il prosciutto cotto e lo ripongono nella vaschetta. Ho sfracassato il cestino della bici ma almeno mi sono salvata il culo, non metaforicamente parlando.

Alla prossima scivolata!

lunedì 21 dicembre 2009

Lunga Natale

Arpista mi ha donato, virtualmente, si capisce, una cascina in Umbria e detto tra noi è un regalo molto più  gradito di tante altre cazzate materiali che ogni Natale quasi tutti sono costretti a ciucciarsi e infognare in un qualche anfratto della casa. E' stato molto gradito perchè e il classico esempio del detto "basta il pensiero", e questo regalo mi ha dimostrato che ha pensato a me e con affetto, che dal vivo ma soprattutto attraverso questo blog ha imparato a conoscermi e ha pensato a una cosa che mi piacerebbe davvero. E questo è bastato a farmi felice.

Voglio quindi copiare quest'idea, travestirmi un attimo di rosso e dispensare doni virtuali agli amici blogger.

Inizio con Serena alla quale voglio regalare un bel contratto discografico per il suo primo cd con l'augurio che non si fermi al primo!

A Silvia invece tante ristampe del suo libro!!!!!
Ad Arpista regalo la neve e il freddo anche ad agosto ma con l'obbligo di starmi lontana perchè io, che sono una donna di mare, sarei anche già stufa . Ho voglia di sudare!!!

A Federica faccio un buono-spesa inesauribile da usare per i prodotti Coop (così man mano che mi prova me li può anche consigliare). E poi un concerto di Laura Pausini al quale può dare lei la scaletta.

Alla Lindoz regalo... il fatto di non scrivere più sul blog! E' vero che abbiamo perso una delle migliori blogger ma sappiamo che è per un buon motivo!

Al Digito invece faccio un regalo egoista. Un biglietto per venirmi a trovare: io voglio conoscere quell'uomo .

A Grissino, viste le ultime cose successe, regalo una fornitura a vita di castagne e compgnia bella, senza ritardi e beghe nella cosegna!

A La Stefy faccio un regalo banale e "inconsistente", ed è tanto che non la sento e spero che qualcosa si sia aggiustato. voglio regalarle tanta serenità. Ecco.

A Carlo non so cosa regalare perchè lo vedo talmente appagato e felice che proprio non saprei dove attingere. Diciamo che gli faccio una busta come le vecchie zie e gli dico "usali come vuoi ma usali bene!"

A Chicca e Franz regalo un blog in anonimato, così possono tornare a farci sorridere dal web!

Infine regalo a tutti un sorriso e un augurio che questo Natale sia pieno di fortuna e che sotto l'albero troviate un piccolo souvenir da lanciare in qualche piazza quando vi prendono i 5 minuti!

mercoledì 16 dicembre 2009

Siccome che sono psicologa...

Sai com’è, dicono che sono una psicologa. Cioè, quando dicono “questa è la dottoressa Lunga” io mi giro e cerco chi è questa dottoressa mia omonima. Però è solo perché devo farci l’orecchio…
Allora dico la mia come psicologa sulla faccenda di Berlusconi. Toh. Voglio anche lasciare dietro alle spalle il mio pensiero politico per concentrarmi solo sul fatto.
E’ che qui si sono tutti scordati che il tizio lì, Tartaglia, il lanciatore di statuette del Duomo, è un “malato di mente”, un poveretto, uno che da dieci anni è in cura psichiatrica. Non è uno che da 10 anni fa attività terroristica.
Ecco. E mi fa specie che si usi questo fatto per dire da una parte “tutti lo odiano, la sinistra fomenta la violenza” e dall’altra “chi la fa l’aspetti”. Forse questi signori qui hanno perso di vista chi è quell’uomo. Onestamente non è che lo sappia neppure io, un po’ perché (grazie al cielo) non sto tutto il giorno a rimbambirmi davanti alla tv a seguire quella o quell’altra trasmissione di approfondimento su quanti denti  ha perso Berlusconi o dove altro potevano infilargli le guglie della statuina. E un po’ perché si guardano bene dal dire, anche in due semplici parole, di che disturbo soffra (io almeno ho visto diversi tg ma non l’ho mai sentito).
In ogni caso può capitare. Nella mia piccola esperienza clinica ho toccato con mano che una persona con un’esistenza difficile può attaccarsi a una figura storico-politica semplicemente perché sta cercando un’identità forte che compensi la sua, totalmente assente. Questa figura diventa solo il sintomo superficiale della malattia, della sofferenza, che invece poi si riferisce a tutt’altra cosa.
Non può essere che a questo Tartaglia  abbia identificato Berlusconi con qualche figura della sua vita, con un’identità persa!? O qualsiasi altra cosa che non sia un complotto comunista come stanno cercando di far credere???? Stasera hanno intervistato uno che ha detto di aver avuto la sensazione, ma solo la sensazione, che qualcuno abbia passato la statuetta a Tartaglia. Sì guarda, e io ho la sensazione che tu sia una persona onesta però mi sa che a occhio e croce ci sono sensazioni sbagliate in giro.
Si può obiettare che hanno colpito proprio Silvio e quindi è vero che c’è questa spirale di violenta contro di lui. E io rispondo che non è successo a uno della sinistra perché la sinistra non ce l’ha un personaggio così forte, così leader, nel bene o nel male. Che si voglia o noi sia a destra che a sinistra si parla di lui e sempre di lui, di cosa fa, chi si tromba (che poi, ma chissene!!!), chi lo difende, chi lo accusa.
E ciò ha catalizzato l’attenzione di uno che è tutto fuor che un comunista assassino.
E’ una persona che in realtà avrebbe avuto bisogno di aiuto prima che arrivasse a questo. E com’è, come non è, non gli è stato dato. Però ora dicono tutti la loro, e stanno a ciabatta aperta a becerare in tv.
Quello che è certo è che la sofferenza sotterranea, quella che non si vede e non fa notizia non interessa a nessuno, mentre poi se c’è da ricavarci un qualche punto di gradimento si trasformano tutti in sciacalli che si spartiscono la carcassa.

lunedì 14 dicembre 2009

Scende giù dal ciel...

Per una "marinaia" come me la neve è sempre un evento. Quasi quasi oserei dire l'Evento.

L'ultima nevicata che avesse senso chiamarla così che ricordo nel mio paese risale ai tempi delle medie, prima superiore, non di più. Ricordo che avevo già Lucky, che siamo usciti insieme e il mio babbo cercava di farci delle foto ma proprio non riuscivamo a stare in posa perchè eravamo tutt'e due in fibrillazione e non c'era verso di star fermi.

Poi c'è stata la NEVICATA di Canazei, qualche anno fa in vacanza. Essendo vacanzieri settembrini (e nel periodo universitario necessariamente ottobrini) la neve era una rarità anche se la meta era sempre un posto qualsiasi nell'arco alpino. Quell'anno lì invece imbiancò come mai avevo visto, i passi Sella e Pordoi erano bianchissimi, come in quelle cartoline che si vedono nei negozi di souvenir. Magia.

L'anno scorso in crisi d'astienza mi sono fatta portare un giorno all'Amiata dove mi sarei tuffata in quel mare candido.



E stamattina... Dopo una nottata di pioggia ho aperto la finestra con il coglione girato perchè immaginavo stesse ancora piovendo e dovessi andare al tirocinio a piedi, e infatti è stato così ma il motivo non era la pioggia. Bensì questi fiocconi che scendevano dal cielo:



Il desiderio più forte era darmi malata o dispersa nella tormenta e restare a casa a veder fioccare per poi scendere a impiastricciarmi mani e piedi con la neve. Poi ho fatto due conti e, se non voglio passarci anche Natale per recuperare le ore, ho optato per il dovere e mi sono incamminata al centro. Ora, chiaramente non ero preparata, non solo psicologicamente, ma anche fisicamente, all'evento. E non avevo scarpe adatte. Quindi il dubbio amletico: piedi bagnati o culo a terra?! Ho scelto la seconda, nella speranza di riuscire ad evitarlo. Ci sono riuscita sì, ma non è stata un'impresa tanto semplice.

Durante il tragitto ho anche incontrato un nuovo amico... (vorrei far presente che il naso è una carota vera e gli occhi.... due olive!!!)



Il pomeriggio, sebbene si fosse un bel pò sciolta mi sono inventata un impegno importantissimo e sono uscita sfidando il freddo. Mi sono fatta tutto il lungo fiume, ho infilato le mani qua e là e ho desistito dal costruire un pupazzo di neve solo perchè la zona non mi pare ben frequentata e non mi piaceva sostare lì da sola.

Al ritorno però ho sfidato anche questa paura. Ho costeggiato nuovamente il fiume, nonostante il buio. Ho camminato lentamente, il rumore del traffico in lontananza, sotto di me i passi morbidi nella neve. 

Un momento di pace assoluta in giornate frenetiche e piene di pensieri.

sabato 12 dicembre 2009

Ops i did it again!

Beh sì, l'ho fatto di nuovo. Che poi se è vera quella storia che quando una donna cambia drasticamente taglio di capelli è perchè ha fortemente desiderio di cambiamenti allora vuol dire che negli ultimi 2 anni e mezzo avevo una gran voglia di cambiare.

Dopo aver tanto tribolato (è proverbiale la mia intolleranza al capello lungo, che lego e attorciglio in pinze, elastici e forcine affinchè non mi accorga di avere peli in giro!) per farli allungare, ho preso (in mezzo secondo) la decisione di un taglio piuttosto drastico, più o meno ispirato a questo. Chiaramente io sono più figa.


venerdì 11 dicembre 2009

Ditemi voi

nterrompo il mio resoconto della vacanza mangereccia per riflettere (e invitare a riflettere) sulla giustizia italiana.

Dove faccio il tirocinio ci sono due utenti che hanno avuto problemi con la giustizia. Una ha fatto qualche dispettuccio ai condomini ma assolutamente niente di che (insomma, tra lei e Olindo ce ne passa!) e sta "tribolando" da anni tra opg e comunità con una sentenza che si rinnova periodicamente e che, se conosci la sua storia, speri che si rinnovi per ancora tanto tempo solo per proteggerla, anche se ti stringe il cuore perchè è un essere assolutamente innocuo e non fa che ripetere che vuole tornare a casa. E' marchiata a fuoco dalla "pericolosità sociale", che le impedisce di uscire da sola e per uscire la sera ogni volta deve chiedere il permesso al magistrato (chiaramente sempre accompagnata da un operatore del centro). L'altra ha fatto resistenza a pubblico ufficiale ed è ancora in attesa di giudizio (da mesi, alla faccia dell'accorciamento dei tempi dei processi!), ovvero se potrà scontare la sua pena in comunità, nel tentativo (che sta riuscendo!!!!) di riabilitarsi e superare la storia che ha alle spalle, oppure se dovrà passare il tempo della pena in carcere. Per ora pare che chi deve decidere sia propenso per la seconda ipotesi, alla faccia delle pene riabilitative.

Poi arrivo a casa, leggo il giornale e trovo una notizia assolutamente agghiacciante. C'è un tizio di un paese vicino al mio che 10 anni fà ha fatto fuori 3 persone (moglie, sorella e  figlioletta) e tanto per gradire ha fatto saltare la casa dove vivevano, mettendo perciò a repentaglio altre vite. Adesso dopo 10 è fuori. Ha un lavoro come commesso di un supermercato, studia teologia e, grazie all'indulto e alla buona condotta, si è saltato 5 anni di opg. No dico, ha ammazzato 3 persone. Chissà se a lui gliel'hanno data la pericolosità sociale, credo proprio di no, altrimenti non potrebbe avere un lavoro.

Che poi io posso pur essere a favore della pena riabilitativa anche in casi gravissimi come questo, però cazzo, con criterio. Non puoi far durare di più una pena per aver bruciato una siepe di quella di un pluriomicida!

No perchè sennò io c'avrei giusto qui accanto a me una lista di persone che farei fuori estremamente volentieri. Sai che mi conviene?!?? Li stermino tutti, mi faccio prendere, mi riposo un pò in carcere, quando esco mi trovano lavoro (che tanto sennò mica lo trovo) e bona lì.

No, ditemi voi se questa la si può chiamare giustizia... forse è più corretto chiamarla cazzatizia. Ecco sì, la trovo una definizione migliore.

(qui trovate l'articolo strappalacrime della notizia).

mercoledì 9 dicembre 2009

Viaggio del gusto - parte prima

Quando ormai avevo riposto la speranza sono riuscita a fare una vacanza anche per quest'anno. Mini, ma pur sempre vacanza. Le premesse non erano per nulla buone, visto che sabato sono stata tutto il giorno discretamente male, piena di sintomi influenzali che per fortuna sono durati meno di 24 ore e ci hanno consentito di partire domenica mattina come previsto.
Indovinate dove!??!
Vi do un indizio: è un posto che mi fa talmente schifo da esserci voluta tornare 5 volte in 2 anni e da rammaricarmi di esserci andata così poco...
Ma naturalmente è GUBBIO!!!
Quel posto per me è magico, lo ripeterò all'infinito. E continuerò a non capire quelle persone che fanno migliaia di km rischiando magari anche la salute quando dietro l'angolo ci sono posti stupendi (Gubbio a parte).

Ma, volendo andare con ordine, c'è da dire che ce la siamo organizzata ben bene (ci abbiamo messo un giorno intero a studiarci il percorso, praticamente più della durata della vacanza), perchè partendo di domenica siamo scesi fino alle grotte di Frasassi (M-E-R-A-V-I-G-L-I-O-S-E!), siamo poi risaliti verso Acqualagna, patria del tartufo e cittadina del nostro hotel, il giorno dopo abbiamo visitato Gubbio, aspettando l'accensione dell'Albero più grande del mondo, e infine ci siamo addentrati anche in quel di Urbino, dove era in corso la manifestazione "Le vie dei presepi", e il nome dice da sè di cosa si trattasse.

Devo dire che le nostra vacanze sono sempre un pò una ricerca del posto da vedere ma anche della cosa buona da mangiare e quello che certo è che l'Umbria (e i dintorni!) non tradiscono mai!

Il primo giorno a pranzo, appena dopo la visita nelle grotte di Frasassi abbiamo optato per fermarci in un chioschetto nel parcheggio delle grotte stesse. Il proprietario: un omino dallo spiccato accento marchigiano e oltremodo chiacchierone ma che faceva assaggiare di tutto, dai formaggi ai salumi.m Ordiniamo (mentre ci rimpinza di ogni altra squisitezza) due cresce formaggio e prosciutto e l'omino ci mette di fronte all'ardua scelta "olio nuovo o olio tartufato?" risolta in un millisecondo. OLIO TARTUFATO, of course!Una prelibatezza, tanto che mi sto ancora mangiando le mani per non averne acquistato una bottiglina, ma d'altronde essendo diretti ad Acqualagna ero certa che avrei trovato di meglio e invece (strano) mi è andata buca!


Ad Acqualagna però devo dire che ci siamo ripresi dalla delusione di non aver torvato negozi aperti mangiando all' Osteria del Parco. Abbiamo ordinato un tagliere con prosciutto, petto d'oca (mai assaggiato ma buono!), carpaccio e insalatine (io quando sono in giro e non mangio verdura vado subito in astinenza, così ne ho approfittato!), poi un primo e un secondo da dividere in due. La filosofia infatti è: si prendono cose diverse e si assaggiano tutte, dando vita in realtà a spettacolini indecenti di scambi di piatti, lanci di crostini e introgolamenti vari.

Il primo era un piattone (e con piattone intendo PIATTO GIGANTESCO, due porzioni abbondanti!) di tagliatelle al tartufo nero, squisite e con il tartufo grattugiato sopra ingrande quantità. Il secondo uno stinco di maiale che doveva essere al tartufo nero ma il cuoco ha sbagliato e ce l'ha fatto bianco (l'abbiamo pagato per nero, e vorrei precisare che quello bianco costava oltre 10  €in più... ci dispiace tantisssssimo che il cuoco si sia sbagliato). Buonissimo e veramente enorme! C'è da chiedersi se invece che un maiale fosseun brontosauro. Fabrizio lo scarnificava che sembrava HAnnibal Lecter, mi faceva anche un pochino impressione.

Il prezzo, onesto.

Lo stomaco non pieno, di più.

(to be continued...)