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Visualizzazione dei post da settembre, 2018

"Sono emigranto"

Visualizza questo post su Instagram Dedicato a tutti quegli italiani emigrati all'estero che trattano da pezzenti chi è rimasto. (e, credetemi, ce ne sono ben troppi) Non ho più silenzio, non ho più un pretesto gli eroi se ne vanno, io resto! e manifesto! #bandabardò #italia #bandieraitaliana #tricolore #verdebiancorosso #loveitaly #flag #italianflag #blog #bloggeritalia #nuovopostinarrivo Un post condiviso da Diversamente Occupata (@diversamente.occupata) in data: Set 26, 2018 at 7:32 PDT So che non sono numeri da statistica e che non bisogna fare di tutta l'erba un fascio, ma in questi due anni ho conosciuto un sufficiente numero di italiani emigrati all'estero per poter dichiarare una cosa solenne: "minchia, e dateci tregua, che cavolo!" Ci sono quelli che volutamente ti fanno l'accento straniero (ho sentito parlare un anglofiorentino che ci penso ancora mi si accappona la pelle). Ci sono

Essere servizio-civilista

Un'esperienza che non deve assolutamente mancare nella carriera di un diversamente occupato è il Servizio Civile. Ha tutte le carte in regola: contratto a termine, "stipendio" irrisorio e, se tutto va bene, farai anche più ore del dovuto. Ma soprattutto risponde alla fondamentale caratteristica della diversa-occupazione: il "mah, meglio di niente ". Inutile dire che sono stata servizio civilista anche io! Sarcasmo a parte, se avete avuto la malsana idea di prendervi una laurea e state cercando un lavoro, sbattendo il capo contro i tanti rifiuti e ancor peggio contro le tantissime non risposte, questa opportunità è da cogliere al volo. E non solo perché è davvero meglio di niente. Stare a casa ad arrovellarvi sul dove e come mandare un altro cv non vi aiuterà, né economicamente, né emotivamente (soprattutto). Se sceglierete un buon ente e un buon progetto e avrete la fortuna (ci vuole un pochino anche di quella!) di trovare un bell'ambiente vivrete un

Punirne uno

E il cliente ha sempre ragione. E i bambini stranieri sono già indipendenti ed educati già da piccolini (ma quando mai?). E con gli italiani guai a dir qualcosa dei figli perché sennò vi menano (gli insegnanti ne sanno qualcosa). Che poi, a dire il vero, non ci sono differenze di nazionalità che tengano: il desiderio unico e universale è quello di smollare la prole al mini club e, forse, riprendersela a fine vacanza. Lavorando, si passano le giornate a sopportare bambini imbizziti perché "volevo il lecca lecca alla fragola, tu me l'hai preso alla fragola, ma adesso non mi piace più e ne voglio un altro" oppure perché "tu nel dolce hai più cioccolata di me e ti odio"* Che tu sia semplicemente uno spettatore o che tu venga direttamente coinvolto (scusi me lo sgrida lei mio figlio, io non ce la faccio *), ad un certo punto non ne puoi più. Poi arriva la bambina boccolosa e sorridente alla Shriley Temple. Che cerca di eludere i divieti genitoriali prova

Settembre

Visualizza questo post su Instagram Un post condiviso da Diversamente Occupata (@diversamente.occupata) in data: Set 2, 2018 at 10:46 PDT Ho letto un sacco di post, tra social e blog, che raccontano un settembre di nuovi e vecchi inizi, di ferie lasciate alle spalle e di ritorni al tran tran lavorativo. Beh, per un diversamente occupato spesso e (mal)volentieri non è così. Di solito si paragona il settembre da adulti a quello di quando si era bambini o ragazzi, quando in quel mese riprendevamo la scuola. E infatti è dai tempi dell'università che non ho un settembre degno di questo nome. Perché... E prima c'è stato il tirocinio. Già che devi lavorare per legge un anno gratis, vorrai mica anche le ferie?! Poi sono stata disoccupata, alla ricerca disperatissima di un lavoro, proprio nei mesi estivi. Non è che la vacanza te la godi alla grande se hai questo pensiero fisso in testa. Poi, per fortuna, è venuto il ser

Sliding doors

Avete presente Sliding Doors, quel film in cui si vede come sarebbe stata la vita della tipa, se avesse preso o perso la metropolitana? Ebbene, qualche mese fa, ho vissuto la stessa cosa, anche se il treno era solo metaforico. Anche perché, considerato che sono PERENNEMENTE in ritardo, manco ci sarebbe stata l'ipotesi "prendere il treno", visto che di sicuro l'avrei perso. È successo invece che, ormai anni fa, finito il servizio civile, c'era da prendere una grossa decisione. La premessa è che in quell'anno abbiamo lavorato in un modo splendido coi miei colleghi. Eravamo un meccanismo perfettamente oliato, abbiamo ricevuto tanti complimenti e altrettanti incoraggiamenti a proseguire quella strada insieme. L'entusiasmo era a mille e l'idea aveva preso forma, già appena finito il nostro anno insieme. Poi le prime defezioni, realizzando che mettersi in proprio non era così facile. Io ho mollato per ultima e sono rimasti in tre. Non è che non crede

Tag Very Pop Blog - Le estati del nostro passato

Federica , a inizio estate, mi ha passato un meme carino che è finito tristemente nella lista nera dei post che prima o poi scriverò. E ormai anche se è finito pure agosto ed è tempo di tirare fuori i Righeira, mi voglio cimentare in questa amarcord delle estati di quando ero piccola. Le regole sono semplicissime: 1- Elencare tutto ciò che è stato un simbolo delle nostre estati da bambini, in base ai vari macroargomenti forniti; 2- Avvisare Moz dell'eventuale post realizzato, contattandolo in privato o lasciando un commento a https://mikimoz.blogspot.com/2018/06/le-mie-estati-da-bambino.html 3- taggare altri cinque bloggers, avvisandoli.  Premetto che io non nominerò nessuno. Ormai chi ha voluto, avrà già fatto a tempo debito. Però se vi capita di "rubare" l'idea, chiamatemi che vengo a curiosare! E adesso lasciatemi chiudere gli occhi e tornare bimba... GIOCO IN CORTILE Se per cortile possiamo intendere tutti i cortili del vicinato, senza dubb