Passa ai contenuti principali

Butta la pasta. Anzi no.

Non so se dai voi si dice. Da noi l'espressione butta la pasta sta a significare siamo tutti, in modo più o meno figurato ma soprattutto ironico: si può esclamare quando arriva qualcuno di sgradito, che non si voleva vedere e invece ci è capitato tra le croste. Più genericamente si può utilizzare nei confronti di situazioni sgradite che arrivano a sommarsi a tante altre.
Ebbene, per non farmi mancare nulla oggi sono stata dal medico per farmi segnare le analisi di routine, quando tra un discorso e l'altro... ho vinto un bel test per la celiachia!

I miei problemi intestinali sono ormai noti (appena nata ho preso la salmonella e quindi bye bye intestino!) ed è un test che mi fa fare proprio per scrupolo. Ma insomma, proprio tranquilla non sono. Ci mancava solo questa!
Sarebbe il caso di dire butta la pasta, ma non vorrei che fosse l'ultima volta!

Commenti

  1. che espressione curiosa! Io la sapevo nel basket. Quando la partita è finita, il cronista dice "butta la pasta!"

    RispondiElimina
  2. quindi facciamo questi anticorpi anti transglutaminasi, anti gliadina ed anti endomisio...secondo me non sei celiaca, poi vediamo...

    RispondiElimina
  3. Ti segnalo che "butta la pasta" si usa anche qui a Napoli e con lo stesso significato, ma è impiegato abbastanza di rado (dipende dalle famiglie diciamo)

    RispondiElimina
  4. Qui: "Cala la pasta" oppure, quando la frittata è stata fatta, si dice "a calammu a pasta"...
    Il significato è sempre lo stesso.

    Comunque, tranquilla. Conosco un paio di persone celiache che non rinunciano praticamente a nulla per quanto riguarda il cibo.
    Ormai i prodotti per celiaci si trovano nella maggior parte dei supermercati e sono anche molto vari.

    Nel tuo caso, ancora non è detta l'ultima parola... Incrocio le dita!

    RispondiElimina
  5. Una malattia che si sta diffondendo sempre più. Speriamo non sia il tuo caso.

    Un abbraccio

    RispondiElimina
  6. Anche da noi si dice butta la pasta. Come hai fatto a prendere la salmonellla? Speriamo che il test abbia risultato negativo. Poi ha ragione Chiara: ci sono tanti prodotti per celiaci ora...
    Ciao, vicina di libri!

    RispondiElimina
  7. Curiosa espressione!
    Mi spiace per te... anche io lo avevo fatto, perchè ho passato mesi di inferno.
    Incrocio le dita per te, vedrai che non avrai nulla!!

    RispondiElimina
  8. se proprio fosse -e tocchiamo ferro!!!- ho un'amica celiaca con un blog di cucina interessantissimo!!

    un bacio :)

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Almeno un saluto.

Ho lasciato qualche parola distratta sulla pagina Facebook del blog senza neanche passare da qua. Senza nemmeno fare un saluto. È quando meno da maleducati, me ne rendo conto. È che in questo periodo pur avendo le idee su cosa scrivere non ho voglia di farlo. Avete capito bene: voglia. Non me ne manca il tempo, che comunque non è che abbondi. Avrei potuto trovare una scusa ma voglio essere onesta. Mi si è spenta la "passione" in un qual modo e non ho altro di che dire. Però ecco non è certamente un addio. È senz'altro un arrivederci, che tanto sarò diversamente occupata per ancora tanti e tanti anni.

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia ...

Ooops I did it again

E niente, l'ho fatto un'altra volta. Mi sono licenziata dal mio lavoro stagionale, ormai parecchi giorni fa. Una sera sono tornata a casa coi coglioni gonfi e il pianto di rabbia in gola. E con gli anni mi saranno pur venuti i capelli bianchi ma insieme a quelli mi è venuto quel pizzico di saggezza che mi fa reagire quando le situazioni in cui mi trovo mi fanno star male. E passino i turni di merda, passino le parti a culo gratuite, passino tante altre cose. Ma fare le due e mezzo di notte a mandare messaggi vocali per un problema inventato da quella psicopatica della mia capa no. Ho preso le mie informazioni, le mie precauzioni, e sono andata bella sicura di quel che facevo. Il fatto di essere sempre nella precarietà agevola questo tipo di decisione. In fin dei conti non lasci "il lavoro della vita". Ho staccato la spina a un impiego che già aveva una fine segnata. Come le altre volte. Ho un po' giocato d'azzardo perché avevo un'altra opportunità in...