Passa ai contenuti principali

'10 in 12

Ho visto in giro diversi "meme" per ricordare l'anno appena trascorso e quello che mi è piaciuto di più è quello del blog di Elisa.
Confesso che non è semplice, mi sa che mi aiuterò ripercorrendo i post mese per mese.

Gennaio: è stato il mese del disincanto. Fino a quel momento il tirocinio mi era sembrato "una cosa meravigliosa". Poi questa certezza ha iniziato a vacillare, nonostante raccogliessi "successi" professionali. Nel secondo semestre ho imparato che è una fase da cui si deve passare nell'approccio ad un nuovo lavoro. Si chiama l'apprendista disilluso. A gennaio ho anche conosciuto Amicollega, che da "nemica" è diventata una cara amica.
Febbraio: Questo me lo ricordi senza guardare. E' stato il mese in cui siamo andati a Venezia, per il Carnevale. Ma quanto mi manca l'Umbria!!!
Marzo:  C'è stato il cambio di semestre di tirocinio. Mese complesso.Lasciare la struttura che mi aveva ospitato per 6 mesi non è stato facile, nonostante in quel momento non fossi al 100 % a mio agio come era stato all'inizio. Al contempo avevo voglia di iniziare un'avventura fortemente voluta. Ahimè, mi sono accorta quasi subito che non sarebbe stata facile. Diciamo che non ho avuto affatto il periodo dell' "innamoramento", sono partita subito dall'apprendista disilluso. Quando sarò una psicologa affermata e di successo pubblicherò un libro su una nuova fase dell'esperienza lavorativa: l'apprendista che si è rotto i coglioni.
Aprile: niente di così degno di nota. Tranne LUI, of course.
Maggio: mese in cui ho virtualmente ottenuto il lavoro. Virtualmente perchè ho avuto il terrore che mi stessi impegnado per niente e che qualcosa andasse storto all'ultimo minuto. Solo quando ho firmato il contratto, mesi dopo, ho tirato un sospiro di sollievo. E il giorno dopo seppi che il mio posto stava per saltare. Quando si dive "non poter mai stare tranquilli..."
Giugno: anche questo mese è scorso senza troppi elementi da ricordare. Tranne l'altro LUI, in uno dei concerti più coinvolgenti ai quali ho assistito!
Luglio: Un mese caldo, senza dubbi. A tirocinio le cose non andavano per il meglio (che è un bel eufemismo per dire che andavano di merda) e l'afa romagnola è una cosa ingestibile.
Agosto: Una parola: Festambiente! E meritatissime vacanze al mio amato mare! E concerti... Anche il caro Mengoni mi ha stupito in positivo!
Settembre: Tempo di fine, di inizi e intermezzi! Ho finito il luuuunghissimo anno di tirocinio, mi sono preparata psicologicamente ad iniziare il lavoro, e mi sono concessa finalmente, FINALMENTE, una vera vacanza con il Ranocchia, in un altro posto che amo, il Trentino Alto Adige.
Ottobre: inizio a capire il vero significato della parola, anzi, dell'espressione "fare sacrifici per il lavoro". Chissà quanta gavetta ancora mi aspetterà, ma posso dire di essere partita in quarta! Piano piano, settimana dopo settimana però sono riuscita a trovare un equilibrio e ora le cose vanno assai meglio (se si esclude l'ultima grossissima batosta).
Novembre: di serio niente da segnalare. Di serissimo la mia passione per X Factor!!! Le risate in diretta con Bernacca e  le "chattate" con Serena e Federica per commentare le puntate!
Dicembre: mese bipolare, tra alti e bassi, tra solitudine e tranquillità. Che però sono contenta di aver chiuso alle mie spalle.

Commenti

  1. Mamma mia che meme complicato! Sei stata bravissima a farlo...ed è stato bellissimo leggerlo!

    RispondiElimina
  2. entra anche nel tunnel di amiciiiiiiiiiiiiiiiii!! :)

    RispondiElimina
  3. nooooooooooooo non mi avrete mai! (a meno che non cambi conduttrice!!!)

    RispondiElimina
  4. ecco... con questo post... ho un sunto dell'anno... mi posso quindi accomodare tra i tuoi lettori senza sentirmi impreparata :)

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Almeno un saluto.

Ho lasciato qualche parola distratta sulla pagina Facebook del blog senza neanche passare da qua. Senza nemmeno fare un saluto. È quando meno da maleducati, me ne rendo conto. È che in questo periodo pur avendo le idee su cosa scrivere non ho voglia di farlo. Avete capito bene: voglia. Non me ne manca il tempo, che comunque non è che abbondi. Avrei potuto trovare una scusa ma voglio essere onesta. Mi si è spenta la "passione" in un qual modo e non ho altro di che dire. Però ecco non è certamente un addio. È senz'altro un arrivederci, che tanto sarò diversamente occupata per ancora tanti e tanti anni.

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia ...

Ooops I did it again

E niente, l'ho fatto un'altra volta. Mi sono licenziata dal mio lavoro stagionale, ormai parecchi giorni fa. Una sera sono tornata a casa coi coglioni gonfi e il pianto di rabbia in gola. E con gli anni mi saranno pur venuti i capelli bianchi ma insieme a quelli mi è venuto quel pizzico di saggezza che mi fa reagire quando le situazioni in cui mi trovo mi fanno star male. E passino i turni di merda, passino le parti a culo gratuite, passino tante altre cose. Ma fare le due e mezzo di notte a mandare messaggi vocali per un problema inventato da quella psicopatica della mia capa no. Ho preso le mie informazioni, le mie precauzioni, e sono andata bella sicura di quel che facevo. Il fatto di essere sempre nella precarietà agevola questo tipo di decisione. In fin dei conti non lasci "il lavoro della vita". Ho staccato la spina a un impiego che già aveva una fine segnata. Come le altre volte. Ho un po' giocato d'azzardo perché avevo un'altra opportunità in...