Passa ai contenuti principali

Una semplice parola

Quanto potrà sconvolgere una semplice parola? Anzi a dire il vero, quella in questione, è una parola composta: chemio e terapia. E' una di quelle parole bastarde, che ti fanno tremare le gambe quando le senti pronunciare. Soprattutto se la senti pronunciare da una persona a cui tieni molto.
Di Bernacca parlo sempre come "la mia coinquilina", ma è diventata innanzitutto una mia amica. Di coinquiline ne ho avute non dico tante, ma abbastanza per affermare che ne ho viste di parecchi tipi. Essere coinquiline è un pò diverso che essere semplicemente amiche, e solo chi ha avuto coinquiline/coinquilini sa cosa intendo.
Con Bernacca è stato "amore a prima vista", nonostante sulla carta potesse essere quella con cui avrei legato di meno, se non altro per la differenza di età. Invece alla fine non dico che è quella con cui ho legato di più perchè coi rapporti umani è difficile quantificare, però sicuramente abbiamo legato tanto.
Ecco perchè quella maledetta parola pronunciata da lei mi ha sconvolto tanto.
Mi fa una rabbia pazzesca vedere brave persone che vengono colpite da ogni qualsivoglia sfortuna e merde colossali che non si meritano nemmeno l'aria che respirano a cui va tutto più che bene. Non è giusto.
Ma è sempre così.

Commenti

  1. so cosa provi. perchè ci sono passata prima di te. ora ti scrivo un mp... però ti abbraccio forte... e cerca di essere forte, lei ora ha bisogno di te

    RispondiElimina
  2. Già...e' sempre così...e' una cosa che non riesco ad accettare...un abbraccio grandissimo alla tua amica...vedrai che andrà tutto bene

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Almeno un saluto.

Ho lasciato qualche parola distratta sulla pagina Facebook del blog senza neanche passare da qua. Senza nemmeno fare un saluto. È quando meno da maleducati, me ne rendo conto. È che in questo periodo pur avendo le idee su cosa scrivere non ho voglia di farlo. Avete capito bene: voglia. Non me ne manca il tempo, che comunque non è che abbondi. Avrei potuto trovare una scusa ma voglio essere onesta. Mi si è spenta la "passione" in un qual modo e non ho altro di che dire. Però ecco non è certamente un addio. È senz'altro un arrivederci, che tanto sarò diversamente occupata per ancora tanti e tanti anni.

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia ...

Ooops I did it again

E niente, l'ho fatto un'altra volta. Mi sono licenziata dal mio lavoro stagionale, ormai parecchi giorni fa. Una sera sono tornata a casa coi coglioni gonfi e il pianto di rabbia in gola. E con gli anni mi saranno pur venuti i capelli bianchi ma insieme a quelli mi è venuto quel pizzico di saggezza che mi fa reagire quando le situazioni in cui mi trovo mi fanno star male. E passino i turni di merda, passino le parti a culo gratuite, passino tante altre cose. Ma fare le due e mezzo di notte a mandare messaggi vocali per un problema inventato da quella psicopatica della mia capa no. Ho preso le mie informazioni, le mie precauzioni, e sono andata bella sicura di quel che facevo. Il fatto di essere sempre nella precarietà agevola questo tipo di decisione. In fin dei conti non lasci "il lavoro della vita". Ho staccato la spina a un impiego che già aveva una fine segnata. Come le altre volte. Ho un po' giocato d'azzardo perché avevo un'altra opportunità in...