Passa ai contenuti principali

Chi è la pazza?

Mi rendo conto che sto diventanto monotona e monotematica. Però quest'esperienza del tirocinio mi sta assorbendo tantissimo (la sera sono lessa, sebbene le ore non siano così tante e l'apparente fatica pochissima) e tutto è nuovo e degno di appuntarlo in questo mio "diario", massì, chiamiamolo diario, per poi averlo a portata di mani, quando vorrò rispolverarne la memoria.



Dunque, l'ennesimo episodio che ha suscitato in me tanta ilarità quanta preoccupazione.
La stessa utente della lavastoviglie. Ripeto, una di quelle più gravi, credetemi che vederla fa veramente stringere il cuore.

Però ha degli attimi di assoluta lucidità che spaventano da tanto sono forti.

Durante un gruppo una delle altre ragazze ha avuto una piccola-grande crisi che anche le operatrici stantavano a contenere. Lei, quella della lavastoviglie, si alza mi viene di fronte e farfuglia "Scusa ma come ti chiami?" Io, imbarazzatissima perchè la capisco veramente poco quando parla e soprattutto perchè non era il momento giusto di mettermi a far covenversazione con lei, le ho risposto come ho visto fare agli operatori "Irene, però adesso sta parlando lei, rispettiamo il suo momento". E lei "No volevo solo dirti: Irene, ti sei scelta un lavoro che non ti dico!".

Poi si gira e torna al suo posto.



Donna avvisata mezza salvata.

Poi però uno se lo chiede: MA DELLE DUE, LA PAZZA, CHI è?

Commenti

Post popolari in questo blog

Almeno un saluto.

Ho lasciato qualche parola distratta sulla pagina Facebook del blog senza neanche passare da qua. Senza nemmeno fare un saluto. È quando meno da maleducati, me ne rendo conto. È che in questo periodo pur avendo le idee su cosa scrivere non ho voglia di farlo. Avete capito bene: voglia. Non me ne manca il tempo, che comunque non è che abbondi. Avrei potuto trovare una scusa ma voglio essere onesta. Mi si è spenta la "passione" in un qual modo e non ho altro di che dire. Però ecco non è certamente un addio. È senz'altro un arrivederci, che tanto sarò diversamente occupata per ancora tanti e tanti anni.

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia ...

Ooops I did it again

E niente, l'ho fatto un'altra volta. Mi sono licenziata dal mio lavoro stagionale, ormai parecchi giorni fa. Una sera sono tornata a casa coi coglioni gonfi e il pianto di rabbia in gola. E con gli anni mi saranno pur venuti i capelli bianchi ma insieme a quelli mi è venuto quel pizzico di saggezza che mi fa reagire quando le situazioni in cui mi trovo mi fanno star male. E passino i turni di merda, passino le parti a culo gratuite, passino tante altre cose. Ma fare le due e mezzo di notte a mandare messaggi vocali per un problema inventato da quella psicopatica della mia capa no. Ho preso le mie informazioni, le mie precauzioni, e sono andata bella sicura di quel che facevo. Il fatto di essere sempre nella precarietà agevola questo tipo di decisione. In fin dei conti non lasci "il lavoro della vita". Ho staccato la spina a un impiego che già aveva una fine segnata. Come le altre volte. Ho un po' giocato d'azzardo perché avevo un'altra opportunità in...