Passa ai contenuti principali

Niente è per sempre

No perchè qui stiamo a dissertare sui miei disturbi dell'umore e sulle priorità dell'essere o dell'avere al giorno d'oggi, ma le vere tragedie son bene altre.
Qualche giorno fà è infatti successo l'irreparabile. Mentre sbucciavo una melanzana CLACK! s'è rotto il mio preziosissimo pelapatate, l'utenzile senza il quale la sottoscritta non può vivere.

Ma non era un semplice pelapatate come questo:
O questo:

Questi sono pelapatate che si trovano pressochè ovunque. Quello che ho... ops, pardon, che avevo (non ho ancora elaborato il lutto) era come forma simile al secondo ma come qualità impareggiabile. La lama non era stondata come quello in foto bensì dritta e affilata (quei troiai lì non tagliano mica!!!). L'avevo cercato ovunque uno così, e una volta scovato non ho esitato a comprarlo sfidando la mia ormai nota tirchia... ehm, avvedutezza. Ebbene 4,90 euro di pelapatate!
Ma ho pensato: "in fin dei conti è un investimento, un pelapatate è per sempre, altro che diamanti".
E invece è durato poco più di un anno. Non ci posso credere, adesso devo rifarmi da capo a cercare il pelapatate ideale. Il mio futuro marito è avvisato comunque. Niente diamanti quando mi chiederai la mano. Va benissimo un pelapatate. (Che poi non è nemmeno un doppio senso sporcaccione!!!!)

Commenti

  1. Qui ho visto anche quelli tipo rasoio... in realtá io non lo uso moltissimo :-P Le patate le cuocio con la buccia, lo uso raramente con le carote (che non mi piacciono molto e quindi metto solo nel minestrone).

    RispondiElimina
  2. Io invece lo usato anche per cetrioli, melanzane... Tutto ciò che ha la buccia in pratica! Si fa enormemente più veloce così!

    RispondiElimina
  3. mi sto già immaginando una campagna pubblicitaria tutta col motto un pelatate è per sempre...ihih...dai ne troverai un altro...

    RispondiElimina
  4. Guardando una trasmissione su Gambero Rosso quando ero in vacanza, ho visto quanto e' utile un affarino del genere, infatti mai usato! Mi sono ripromessa di comprarne uno al mio rientro e infatti appena vado alla coop lo prendo...mi spiace che il tuo sia "morto"...sono sicura che ne ritroverai un altro uguale (non ricordi dove l'hai preso?)...

    RispondiElimina
  5. ah ah ah... grignani quando "faceva il giardiniere" cantava ti raserò l'aiuola... se decide di mettersi in cucina ha già il titolo per una nuova canzone ^_^

    io al campo 2 anni fa lo usavo anche per le mele: per me è un sesto dito! XD

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Almeno un saluto.

Ho lasciato qualche parola distratta sulla pagina Facebook del blog senza neanche passare da qua. Senza nemmeno fare un saluto. È quando meno da maleducati, me ne rendo conto. È che in questo periodo pur avendo le idee su cosa scrivere non ho voglia di farlo. Avete capito bene: voglia. Non me ne manca il tempo, che comunque non è che abbondi. Avrei potuto trovare una scusa ma voglio essere onesta. Mi si è spenta la "passione" in un qual modo e non ho altro di che dire. Però ecco non è certamente un addio. È senz'altro un arrivederci, che tanto sarò diversamente occupata per ancora tanti e tanti anni.

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia ...

Ooops I did it again

E niente, l'ho fatto un'altra volta. Mi sono licenziata dal mio lavoro stagionale, ormai parecchi giorni fa. Una sera sono tornata a casa coi coglioni gonfi e il pianto di rabbia in gola. E con gli anni mi saranno pur venuti i capelli bianchi ma insieme a quelli mi è venuto quel pizzico di saggezza che mi fa reagire quando le situazioni in cui mi trovo mi fanno star male. E passino i turni di merda, passino le parti a culo gratuite, passino tante altre cose. Ma fare le due e mezzo di notte a mandare messaggi vocali per un problema inventato da quella psicopatica della mia capa no. Ho preso le mie informazioni, le mie precauzioni, e sono andata bella sicura di quel che facevo. Il fatto di essere sempre nella precarietà agevola questo tipo di decisione. In fin dei conti non lasci "il lavoro della vita". Ho staccato la spina a un impiego che già aveva una fine segnata. Come le altre volte. Ho un po' giocato d'azzardo perché avevo un'altra opportunità in...