Passa ai contenuti principali

La volpe e l'uva (che poi, mica era uva)

Sabato sera sono andata a letto decisa a non provarci neanche. E domenica mi sono svegliata con un'idea totalmente opposta. Ho riflettuto (poco) e lunedì ho telefonato per prendere l'appuntamento per il colloquio. E l'ho già fatto proprio stamattina.
Il risultato? Non ci siamo piaciuti, ma sono sinceramente contenta di averci provato perchè sono convinta che poi sarei stata a rimuginare all'infinito sul "forse dovevo almeno tentare".

Premessa: la Collega mi aveva anticipato i dettagli del lavoro e mi aveva assicurato che era una cosa molto molto tranquilla, ed era certa che per me non ci sarebbero stati problemi. 

Le cose sono state presentate assai diversamente. Il colloquio è iniziato senza neanche le presentazioni e la prima domanda è stata: "età?". "28". Al commento "Una bimbetta" avevo già deciso che non era cosa. Alla domanda "E le scuole?" ho risposto stizzita "Sarei laureata". E poi mi ha molto dato fastidio il fatto che, nel caso fossi stata sposata o fidanzata la cosa non era per me, perchè c'era sta stare fuori casa ADDIRITTURA una settimana. E anche in questo caso gli ho risposto per le rime.
Ho avuto inoltre l'impressione che la facessero cadere un pò troppo dall'altro, che quasi quasi sembrava di dover lavorare alla National Gallery. Sono tuttora convinta che non servissero tutte quelle competenze che mi hanno enumerato. 

In conclusione sembro la volpe che dice che l'uva è troppo acerba perchè non ci arriva. Ma poi a ben guardarla non era mica uva!

Commenti

  1. Beh, come dicevi giustamente tu, l'importate è averci provato.

    Io sono delliidea che la maggior parte delle occasioni che ci capitano, vadano ponderate e - quantomeno - provate. Siamo sempre in tempo a dire "no grazie", ma penso che sarebbe peggio continuare a chiedersi "e se?" ..

    RispondiElimina
  2. esatto, il "e se?" mi avrebbe tormentato, invece ora so che non è affatto quello che cercavo!

    RispondiElimina
  3. Vero l'importante è averci provato.

    RispondiElimina
  4. dai almeno sai che non era cosa...certo però la gente sta messa maluccio per fare colloqui di questo tipo...

    RispondiElimina
  5. @maruzza: esatto, infatti me ne dovevo essere ammoscata (come invece aveva fatto mia mamma) per il fatto che ancora non avevano preso nessuno! se è un mero lavoro da segretaria non doveva essere così complicato... mah!

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Almeno un saluto.

Ho lasciato qualche parola distratta sulla pagina Facebook del blog senza neanche passare da qua. Senza nemmeno fare un saluto. È quando meno da maleducati, me ne rendo conto. È che in questo periodo pur avendo le idee su cosa scrivere non ho voglia di farlo. Avete capito bene: voglia. Non me ne manca il tempo, che comunque non è che abbondi. Avrei potuto trovare una scusa ma voglio essere onesta. Mi si è spenta la "passione" in un qual modo e non ho altro di che dire. Però ecco non è certamente un addio. È senz'altro un arrivederci, che tanto sarò diversamente occupata per ancora tanti e tanti anni.

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia ...

Ooops I did it again

E niente, l'ho fatto un'altra volta. Mi sono licenziata dal mio lavoro stagionale, ormai parecchi giorni fa. Una sera sono tornata a casa coi coglioni gonfi e il pianto di rabbia in gola. E con gli anni mi saranno pur venuti i capelli bianchi ma insieme a quelli mi è venuto quel pizzico di saggezza che mi fa reagire quando le situazioni in cui mi trovo mi fanno star male. E passino i turni di merda, passino le parti a culo gratuite, passino tante altre cose. Ma fare le due e mezzo di notte a mandare messaggi vocali per un problema inventato da quella psicopatica della mia capa no. Ho preso le mie informazioni, le mie precauzioni, e sono andata bella sicura di quel che facevo. Il fatto di essere sempre nella precarietà agevola questo tipo di decisione. In fin dei conti non lasci "il lavoro della vita". Ho staccato la spina a un impiego che già aveva una fine segnata. Come le altre volte. Ho un po' giocato d'azzardo perché avevo un'altra opportunità in...