Passa ai contenuti principali

Bella la mi' Firenze


Si dice che le donne abbiano degli ormoni specifici per far dimenticare i dolori del parto. Deve essere lo stesso per gli studenti delusi. Io ho studiato a Firenze e quel periodo non lo ricordo mai con gran piacere, per l'università orribile, le coinquiline stronze e tante altre pessime cose. Firenze la collego a quel preciso momento della mia vita, quindi la dovrei associare a sentimenti negativi.

E invece confesso che quando ho saputo che dovevamo andarci, anche se non per una gita di piacere, ero contenta. Eccitata di rivedere quella che era stata un po' casa mia, dopo 10 anni, chissà quanti cambiamenti!

Ecco, il principale cambiamento che ho trovato è che se vuoi visitare Firenze devi per forza sborsare un miliardo per parcheggiare, in quanto adesso anche nelle zone "di fiducia" di periferia le strisce sono tutte di un salatissimo colore blu. Per una serie di questioni che non sto qui a snocciolare, alla fine ho avuto solo il tempo di affacciarmi in piazza Croce, in cui sono arrivata per caso, guidata da quell'istinto di una volta, di quando mi trovavo nelle città e vagavo quasi senza meta, per scoprire nuovi angoli interessanti. Sempre bella direi! Anche se l'ho trovata particolarmente sovraffollata.

Un po' meno bella è Piazza della Signoria, con quell'abominio artistico che ci hanno piazzato nel mezzo. Un tributo all'andare di corpo direi.


Delusi e impossibilitati ad accendere un mutuo per parcheggiare ho proposto di andare al piazzale Michelangelo. Perché se Parigi val bene una messa, Firenze dall'alto val bene un parcheggio a pagamento.
 
Peccato che li non si trovi un parcheggio neanche a volerlo pagare. Non ricordo fosse mai stato così difficoltoso gli anni passati trovare un posto dove lasciare la macchina!

Senso del discorso: Firenze è bella, bellissima, ma per visitarla ci vuole tanta pazienza, un po' per la calca di gente, ma soprattutto se si deve o vuole  andare con la macchina.

Commenti

  1. Firenze è bellissima e ci torno sempre con gioia. Andandoci con il treno, non ho mai avuto il problema del parcheggio ma, casomai, il problema del troppo camminare. Ma davvero han messo quel "coso" in piazza della Signoria ??? Ciaooo

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ebbene sì, quel coso troneggia nella piazza e spero vivamente sia temporaneo.

      Il treno l'ho scartato da quando ho la macchina a metano, spenderei almeno tre volte tante con Trenitalia!

      Elimina
  2. Io a Firenze ho fatto la prima gita scolastica lunga... facevo la seconda media e avevamo dormito 3 notti fuori casa. Poi ci sono stata altre volte, ma non sono mai riuscita a visitarla come vorrei!

    RispondiElimina
  3. Mi sono sforzata per venti minuti di capire il significato di questa opera d'arte... e niente, non ho la più pallida idea di cosa sto guardando o.O
    Se mai andrò a Firenze (mi piacerebbe!) mi ricorderò di non andare in macchina

    RispondiElimina

Posta un commento

Post popolari in questo blog

Almeno un saluto.

Ho lasciato qualche parola distratta sulla pagina Facebook del blog senza neanche passare da qua. Senza nemmeno fare un saluto. È quando meno da maleducati, me ne rendo conto. È che in questo periodo pur avendo le idee su cosa scrivere non ho voglia di farlo. Avete capito bene: voglia. Non me ne manca il tempo, che comunque non è che abbondi. Avrei potuto trovare una scusa ma voglio essere onesta. Mi si è spenta la "passione" in un qual modo e non ho altro di che dire. Però ecco non è certamente un addio. È senz'altro un arrivederci, che tanto sarò diversamente occupata per ancora tanti e tanti anni.

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia ...

Ooops I did it again

E niente, l'ho fatto un'altra volta. Mi sono licenziata dal mio lavoro stagionale, ormai parecchi giorni fa. Una sera sono tornata a casa coi coglioni gonfi e il pianto di rabbia in gola. E con gli anni mi saranno pur venuti i capelli bianchi ma insieme a quelli mi è venuto quel pizzico di saggezza che mi fa reagire quando le situazioni in cui mi trovo mi fanno star male. E passino i turni di merda, passino le parti a culo gratuite, passino tante altre cose. Ma fare le due e mezzo di notte a mandare messaggi vocali per un problema inventato da quella psicopatica della mia capa no. Ho preso le mie informazioni, le mie precauzioni, e sono andata bella sicura di quel che facevo. Il fatto di essere sempre nella precarietà agevola questo tipo di decisione. In fin dei conti non lasci "il lavoro della vita". Ho staccato la spina a un impiego che già aveva una fine segnata. Come le altre volte. Ho un po' giocato d'azzardo perché avevo un'altra opportunità in...