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Imparare nuove cose

(fonte: Crea il tuo meme) Mi avete vista sparire perché ho iniziato a lavorare. Posto vecchio ma ambiente nuovo, visto che sono cambiate veramente tante cose (e persone). Sarà un'estate impegnativa, di sicuro, ma credo che sarà anche educativa. Per esempio ho già imparato che se siete una mamma proveniente da certe nazioni del nord Europa la cui popolazione è notoriamente dedita all'alcol, sarebbe meglio che non lasciaste vostro figlio di due anni incustodito con dei cocktail alcolici. Così, giusto per non far abbassare ulteriormente l'età della prima sbronza.

Beati gli ultimi

Chi è precario come me e per campare deve fare un sacco di cambiamenti col lavoro perde il conto dei primi giorni che deve affrontare. Nuove mansioni, nuovi colleghi, nuovi orari, nuove ansie e (forse) nuove soddisfazioni e motivazioni. Si parla spesso del primo giorno, revocando il vissuto del primo giorno di scuola, come simbolo di nuovo inizio. E l'ultimo giorno?! Perché, è inevitabile, per un precario ad ogni primo giorno si sa che corrisponderà un ultimo giorno. Ma gli ultimi giorni sono sempre un po' messi in secondo piano. E invece portano con sé così tante cose... che valgono forse di più! Può essere pieno di tristezza, perché sai di lasciare dietro di te qualcosa di bello. Ma può essere anche una grossa liberazione, quando hai avuto più magagne che soddisfazioni. Purtroppo per me, questa seconda opzione la conosco fin troppo bene. Ma ne conosco una nuova. Non provare nulla. È stato strano arrivare a fine lavoro e non esserne né felice né rattristata. Non avevo in...

Caro, passami il sale

La primavera mi piace. Perché torna il calduccio e per i fiori che esplodono di colori. Ma soprattutto perché è la stagione delle primizie dell'orto e io AMO carciofi, ravanelli, fragoline, pisellini, cipollotti freschi e baccelli. Boni. Ma boni boni! Non so voi come mangiate ravanelli e baccelli. Io li sbuccio e li inzuppo nel sale. Per me queste verdure si mangiano così, alla contadina. Punto. Ora, per la preparazione ci vuole solo un mezzo minuto, quello che occorre per spargere il sale scuotendo la saliera. E quest'anno, per la prima volta della mia vita, non mi angoscio durante questa operazione. Semplicemente perché grazie al lavoro svolto durante questo inverno ho messo dei gran muscoli che permettono di tenere insieme il braccetto flaccido che mi ritrovo per natura e non fare quell'orribile effetto ala di pipistrello quando scuoto la saliera. Una soddisfazione personale. E la prova che nella vita serve tutto!

Io me ne andrei.

Mai sottovalutare l'effetto delle parole "mi licenzio". Ho provato più volte. Hanno reagito come se avessi detto "sono la reincarnazione di Satana", appiccando un incendio con lo sguardo. Che poi è la stessa reazione di quando una donna dice di non voler figli. Il passaggio successivo è argomentare sul perché e il per come lasciare quel meraviglioso lavoro sia sbagliatissimo. E te lo dicono con uno sdegno che pare tu stia rinunciando a un lavoro da almeno 2000€ al mese, con bonus, trasferte ai Caraibi pagate e sedia ergonomica con massaggio incorporato. Occhi sgranati, bocca inarcata, vocali allungate per enfatizzare la repulsione che hanno verso di te che rifiuti la loro fantastica OPPORTUNITÀ. "Ma cooome, ti vuoi licenziaaaare davveeeroooo?!". Come se non fosse possibile voler provare a cambiare in meglio. Come se non fosse possibile chiedere al proprio lavoro più soldi, più certezza, più tranquillità, più... qualsiasi cosa manchi al vostro...

La fine di un amore

La fine di un amore. #work #mywork #newpost #murales #heart #cuori #cuorespezzato Un post condiviso da Diversamente Occupata (@diversamente.occupata) in data: Apr 19, 2018 at 6:26 PDT Il mio ultimo lavoro è stato come un amore nato in vacanza. Una robetta leggera, per star bene e passare il tempo piacevolmente fino al ritorno a casa. Si sa che finisce ma è bello goderselo a pieno. I primi tempi è stato un idillio, mi era sembrato di uscire con il più romantico dei cavalieri. Passeggiate mano nella mano, cene offerte e portiera della macchina aperta galantemente. Poi ha smesso: la cena toccava offrirla a me e magari mi rubava pure metà dolce dal piatto. Mi sono chiesta se all'inizio ho voluto vedere per forza il positivo ma ho fatto un'analisi della situazione talmente accurata che posso dirmi certa che tutte le cose buone sono sparite. Sto facendo tesoro di queste sensazioni perché nel futuro sarò più brava a prendere delle decisioni su cosa varrà la pena far...

Elisa stira

Francamente questa cosa della discriminazione di genere mi ha fatto venire un paio di coglioni che potrei tranquillamente fare domanda per il cambio di sesso all'anagrafe. Mi da la nausea veder martoriata la lingua italiana in nome di una uguaglianza che fra l'altro palesemente non si ottiene mettendo una A in fondo alle parole. SindacA. MinistrA. La cosa che però più mi da i brividi, come quando la forchetta stride nel piatto, è il ciao a tutt*. Con l'asterisco. Perché la grammatica italiana è così talmente maschilista che scrivere tutti, con la I, farebbe un torto imperdonabile alle donne. La Isoardi che stira le camicie il venerdì è stata la notizia clou dei giorni scorsi. Tralasciando che secondo me da criticare non è l'atto in sé, ma piuttosto a chi le stira,  non ho veramente capito l'accanimento di tante "femministe". Alla fine tante di noi magari arrivano al venerdì con una cofana di panni da stirare e si danno da fare. Ma mica solo per prost...

Letture

Cara me adolescente, so benissimo di quando, in mancanza di un fogliaccio di brutta, utilizzavi il banco per scambiarti messaggi con la tua compagna di classe. Che poi, più che messaggi, erano intere conversazioni. Poemi arricchiti da immagini non sempre edificanti. Soprattutto per descrivere le ore di certo prof noiosi. Ma d'altronde al primo banco mica puoi chiacchierare. Ti vedono subito. In compenso quello di inglese e quella di arte ti adoravano perché, mentre gli altri facevano confusione, tu scrivevi e scrivevi... Eh beh. Peccati di gioventù. So anche che ogni volta ripulivate tutte le scritte intanto per rispetto di chi avrebbe pulito. Ma soprattutto tutto col dubbio che chi avrebbe pulito, avrebbe anche letto. Che poi col sorriso ti dicevi "ma figurati un po' se si mettono a leggere i banchi". Cara me del passato, ebbene sì. Leggono. Leggono eccome. E giudicano anche. Pertanto, hai fatto benone a far come hai fatto. Fanno bene anche gli adolesc...