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A non rivederci

Come va la mia stagione lavorativa? Va che una cliente abituale con la quale ho legato un po' perché molto simpatica (ma con la quale non ho mai parlato di cose personali) quando mi ha salutato mi ha detto: "non so se tornerò il prossimo anno, ma se lo farò spero per il tuo bene di non trovarti'. Farò in modo di non deluderti, cara adorabile nonnina sprint.

Pregiudizi duri a morire

Nel lavoro dei miei sogni potevano starci benissimo studi psicosociali di osservazione e analisi di comportamenti e atteggiamenti. Purtroppo sono da anni pagata (solitamente poco) per fare altro, ma come studi sociali modestamente darei del filo da torcere a diversi ricercatori. Uno di questi potrebbe riguardare il pregiudizio e di come sia duro a morire anche di fronte a dati certi che dimostrano il contrario. La nostra mente infatti seleziona  dall'esterno solo le informazioni che ci confermano l'idea che ci siamo fatti di una certa realtà, mentre fatica a "vedere" qualcosa che va contro quel pensiero. Commentando, fra i vari reparti dove lavoro, la crisi palpabile che si respira, abbiamo tutti notato un cambiamento del tipo di cliente rispetto agli scorsi anni. Un tipo di cliente maleducato, tirchio e arrogante che non compra nulla ma rompe fortemente i coglioni. Ed è subito "è che ci sono più italiani, sono loro che sono i peggiori". LORO. Come se no...

Questione di palle

Se avessi avuto la palla di vetro per vedere il futuro, io questa estate me la sarei fatta in disoccupazione. Ne avrei guadagnato di salute, evitandomi un quotidiano travaso di bile. Se avessi potuto leggere il futuro sarei stata a casa in disoccupazione anche perché mi hanno dato i turni al contrario di come li avevo chiesti in nome dei miei due anni di onorato servizio e mi han fatto perdere tre concerti ai quali desideravo tantissimo andare. Giusto per togliermi un sfizio, giusto per lavorare per vivere, e non il contrario, come sto facendo. Se avessi avuto la suddetta palla, lo avrei fatto anche perché così avrei potuto prepararmi serenamente e al meglio delle mie potenzialità per un importante concorso che aspettavo da mesi e che non accennava ad uscire. Se avessi avuto la palla di vetro avrei fatto scelte assolutamente diverse ma non ce l'ho e non mi posso colpevolizzare perché non sapevo e non potevo immaginare che il posto dove lavoro sarebbe cambiato così tanto ...

Cattivi presagi

All'inizio è stato sentirsi dire che gli affari andavano benone ma avere la percezione del contrario. Poi il vociferare che preferivano l'assunzione degli under 29 perché "si sa, costa un po' meno". Poi i nuovi assunti: TUTTI under 29. Poi la mensa: una Signora mensa trasformata in quel che di peggiore può venirvi in mente pensando a una mensa di quelle terribili. Poi la richiesta di ore in più che "dai tanto poi le recuperi". Poi qualche sforbiciata al personale, con qualche esterno in più che, si sa, costa di meno. Ma è stato quando ho saputo che erano arrivati gli stagisti che ho deciso che è veramente il momento di volare altrove. Gli stagisti, purtroppo, sono il fondo del barile. Meglio non essere lì quando iniziano a raschiarlo.

Post muto

- Buongiorno, vorrei un the freddo. - Lattina o brick? - Pesca.

Masterbar

Prima di lavorarci, per me il bar era il posto dove prendere qualche caffè, fare qualche colazione con le amiche, comprare un pacchetto di caramelle per usufruire del bagno, fare qualche pausa pranzo (ma poche, preferisco quando sono in giro cercare comunque un forno e comprare qualcosa lì, mi sembra più genuino) e in estate comprare i gelati. Dopo averci iniziato a lavorare, per me... È rimasto esattamente lo stesso! Però ho cominciato a chiedermi cosa le persone, o per meglio dire la Gente, vedano in un bar. No perché in questi anni mi hanno chiesto se vendevamo, fra le varie, farmaci in quantità, assorbenti (mimando l'oggetto anche con la mano) pinzette dei peli e torce. Ma in tanti mi hanno anche chiesto molto titubanti se facevamo il caffè o se potevano comprare dell'acqua. Forse perché abituati a comprare al bar tampax e acqua micellare, non so. In attesa che qualcuno mi dia una possibile e razionale spiegazione del perché al bar si cerchi di tutto al di fuori del...

Cervelli in vacanza

A noi diversamente occupati tocca capita la fortuna di osservare il mondo da prospettive mai volute pensate. Semplicemente perché siamo costretti a cambiare di continuo lavoro e, di conseguenza, ambiente.  E questi cambiamenti ci portano lontani dal nostro essere che magari ci aveva indirizzato verso una formazione o una professione totalmente diversi. Io, dopo qualche anno da diversamente occupata nel sociale, da tre anni a questa parte ho cambiato, come sapete, totalmente settore. Da tre estati mi trovo davanti la Gente. Tanta, troppa, tutta insieme. Dopo il primo anno credevo di non stupirmi più dei comportamenti assurdi che osservavo quotidianamente e invece no. Ogni giorno rimango senza parole per una cosa nuova. Guardo spaventata quella informe massa di persone che mi sfila davanti in attesa della cazzata del giorno. La mia prima collega, cercando una giustificazione a certe assurdità, diceva sempre: "ma sono in ferie, mettono il cervello in vacanza". Boh, io non ...