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Come una di quelle

Mi è tornata alla memoria una blogger perchè sono stata in un posto e di colpo mi sono ricordata che ne aveva parlato lei, tra le sue pagine virtuali. Era uno dei primo blog che seguivo, mi piaceva ciò che raccontava, e come lo faceva. Sono anni che ha chiuso il suo spazio.
E poi me ne ricordo un'altra, e un altro. Tutti hanno chiuso e/o abbandonato il loro spazio virtuale.

Ormai mi sento quasi come una di quelle là, di quelle che hanno abbandonato, non dico il web, ma parte di esso. Sto un sacco su facebook perchè lo tengo aperto quando lavoro e a volte scappa un salutino, anche a qualche blog-amica. Ma qui.. qui è uno spazio deserto.

Devo aver perso da qualche parte l'entusiasmo di condividere le cose quotidiano nella rete, forse ne ho cambiato il modo non so. Questo post testimonia però che ancora da qualche parte arde una scintillina che vuole ricominciare.

Chissà.

Commenti

  1. Cara io ci sono ancora, ti rileggo volentieri!

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  2. ci sta il momento di crisi...il tempo che manca,il non sapere cosa scrivere...secondo me è una fase...vedrai...:)

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  3. Ci sono sempre fasi di scrittura convulsa alternate ad altre di silenzio totale. Passerà

    http://faisorridereancheiltuofegato.wordpress.com

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  4. Ci pensavo anche io l'altro giorno...che morìa ultimamente i blog....erano gli unici spazi dove ci raccontavamo tutto e quanto mi piaceva leggere qua e là e commentare....io scrivo abbastanza spesso ma i commenti sono ormai nulli....Facebook ci ha rovinati tutti!

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  5. Al lavoro stai con facebook? Ahi ahi ahi ahi...

    Baci

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  6. Mi unisco alla Fede: nun ce lassà! :(

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  7. Sfondi una porta aperta... Come se Splinder fosse ancora tra noi!

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  8. @kylie: faccio un lavoro per cui mi serve facebook...

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Vorrei un gesso e un whisky liscio

A voi capita mai che, in certi momenti particolari, vi succeda qualcosa che vi riporta a una particolare canzone, o addirittura ad un solo suo verso? A me è venuto in mente questo:  " Quello che importa in una persona è l'immagine che dà..." In che occasione? Stamani. Quando uno dei bimbi mi ha chiesto se abitualmente bevo whisky. Devo dire che dopo lo scorso anno dove ho tenuto un profilo piuttosto basso, quest'anno mi sono data di più ai ragazzi diventandone confidente, raccogliendo battute, sfoghi, pianti, risate. E mi sono aperta alle loro curiosità (ma dove abiti? Ma come mai fai la bidella? A te che profumo piace? Veramente ti piace l'insalata di cavolo crudo?). Non mi sono mai chiesta come mi vedessero dai loro occhi. Però tutto mi pensavo fuor che essere passata da grande bevitrice!

Meglio che niente faccio l'insegnante.

C'è stato un tempo in cui volevo fare la maestra. Secondo me è in fase da cui un po' tutte passiamo (passavamo, adesso vogliono fare l'estetista e il tatuatore, e lo dico perché mi è successo di leggerlo nei temi). Come la fase del "da grande voglio fare il veterinario". Poi la fase ci passa e io ne sono stata ben lieta perché mi sono resa conto che non avrei la pazienza necessaria. Quando facevo l'educatrice nei doposcuola il lavoro mi piaceva ma c'erano alcuni ragazzetti che me le avrebbero tolte dalle mani e in una classe vera, per più ore al giorno, sarei stata veramente in difficoltà. Tutto questo preambolo per dire che nella mia mente l'insegnante è ancora una professione per cui serve una sorta di vocazione. Un qualcosa di più anche dell'esserci portati. A maggior ragione oggi giorno che queste generazioni di bambini è ragazzi sono sempre più complesse da gestire (perché tale è diventata la società, in fin dei conti). Ecco, pare che sia

Punirne uno

E il cliente ha sempre ragione. E i bambini stranieri sono già indipendenti ed educati già da piccolini (ma quando mai?). E con gli italiani guai a dir qualcosa dei figli perché sennò vi menano (gli insegnanti ne sanno qualcosa). Che poi, a dire il vero, non ci sono differenze di nazionalità che tengano: il desiderio unico e universale è quello di smollare la prole al mini club e, forse, riprendersela a fine vacanza. Lavorando, si passano le giornate a sopportare bambini imbizziti perché "volevo il lecca lecca alla fragola, tu me l'hai preso alla fragola, ma adesso non mi piace più e ne voglio un altro" oppure perché "tu nel dolce hai più cioccolata di me e ti odio"* Che tu sia semplicemente uno spettatore o che tu venga direttamente coinvolto (scusi me lo sgrida lei mio figlio, io non ce la faccio *), ad un certo punto non ne puoi più. Poi arriva la bambina boccolosa e sorridente alla Shriley Temple. Che cerca di eludere i divieti genitoriali prova